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LE STORIE DELLA NOSTRA STORIA

IL MITO DEI TEMPLARI A BRINDISI

Il fascino misterioso dei Templari, i Cavalieri del Tempio di Gerusalemme dai mantelli bianchi e dalla croce vermiglia sulla spalla, a settecento anni dalla loro fine continuano ad appassionare e a suggestionare un pubblico sempre più numeroso.

L’interesse e la curiosità per il più potente ordine fra le compagini crociate è sempre vivo ed attento anche a Brindisi, città che ha sempre assunto un ruolo rilevante nelle attività e nelle frequentazioni dell’Ordine monastico-militare nel Regno di Sicilia.

L’esistenza di una fondazione operativa a Brindisi sembra certa sin dal 1196, ma potrebbe risalire al 1169. Numerose fonti attestano la presenza di una vera e propria domus templare (insediamento formato da una parte adibita a refettorio, dormitori, stalle, officina, ecc. e una parte riservata al culto), presumibilmente ubicata nella chiesa di San Giorgio del Tempio, situata nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria, laddove esisteva il bastione denominato San Giorgio. Altri studi riferiscono di una seconda sede nei pressi della chiesa di San Giovanni al Sepolcro, ipotesi però non suffragata da fonti storiche.

Erroneamente e per molti anni, è stato ritenuto edificio di costruzione templare anche il cosiddetto Portico dei Templari di piazza Duomo (XIV secolo - foto), in realtà appartenente al palazzo signorile della nobile famiglia brindisina dei De Cateniano.

È storicamente accertato che nel porto di Brindisi, importante teatro dell’intenso traffico di uomini e merci diretti in Terrasanta, vi erano cantieri navali dove svernavano e venivano riparate imbarcazioni dell’Ordine, come la nave Santa Maria dei Templari, che poi avrebbe trasportato sino ad Acri Ruggero di Sanseverino, vicario generale del Regno di Gerusalemme, con 35 cavalli, un carico di biscotti e altre vettovaglie.
L’edificio che oggi ospita la Casa del Turista potrebbe essere stato eretto dal Tempio come arsenale o darsena porticata, ipotesi sostenuta dalla croce potenziata (foto a sx) tipica dei cavalieri visibile nella chiave di volta dell'arco bicromo all’ingresso (scheda storica).

Qui erano impegnati principalmente in attività mercantili, di noleggio di imbarcazioni ma anche in missioni diplomatiche, talvolta sconfinavano in atti illegali, come la sottrazione di beni a mercanti veneziani e marchigiani, per fini economici e per sostenere la crociata outremar.

Dei cavalieri brindisini si ricordano Frà Guglielmo de Brundusio, Frà Simone, Frà Adam, Frà Angelo e Ruggero Flores; quest’ultimo, cresciuto nell’Ordine, non fu mai un frate ma divenne valoroso capitano di ventura e comandante de “Il Falcone”, la più grande nave templare dell’epoca (biografia).

Il Processo di Brindisi
Brindisi fu sede anche del più importante processo ai Templari del Regno di Sicilia, all'epoca retto dagli Angioini imparentati con la corona di Francia (Carlo II D'Angió re di Napoli era cugino al re di Francia Filippo il Bello), uno dei tragici eventi che segnarono l’epilogo dell’Ordine.
Il 15 maggio del 1310 si inaugurò l’inquisizione in un convento o edificio adiacente alla cappella di Santa Maria del Casale (successivamente inglobata nell’attuale chiesa gotivo-romanica sita nei pressi dell’aeroporto - foto a dx), il processo vero e proprio si tenne invece nel salone del Castello Svevo.
La commissione apostolica, presieduta dall’Arcivescovo di Brindisi Bartolomeo e composta degli inquisitori Giacomo da Carapelle, Arnolfo Bataylle e Berengario de Olargiis, citò i cavalieri templari con l'affissione di avvisi e di bandi, ma solo due fratres dal ruolo marginale di umili serventi si presentarono al processo: Giovanni da Nardò e Ugo di Samaya.
Il primo affermò di essere stato più volte "invitato" a rinnegare e calpestare la croce e confermò le accuse di adorazione del gatto, del “bacio scandaloso sul ventre” e atti di sodomia.
Anche il secondo servientes rinnovò l’accusa di ripudio della croce, dichiarando che fu costretto all'orribile atto sotto la minaccia armata di altri confratelli.
Gli altri templari del regno, che nel frattempo erano riusciti a fuggire, furono giudicati in contumacia. Gli atti dell'Inquisizione brindisina furono poi inviati a papa Clemente V ed utilizzati per il Concilio di Vienne.

In realtà le accuse di apostasia, idolatria, eresia e sodomia utilizzate nei vari processi contro i templari risultarono palesemente false e le confessioni furono per lo più estorte con minacce e atroci torture. In particolare si accusavano i Templari di adorare un idolo barbuto chiamato Baphomet, di disprezzare la croce e di praticare la sodomia.

Il vero cospiratore fu il re di Francia Filippo IV il Bello, bisognoso dei loro denari e possedimenti, che riuscì a coinvolgere anche il pontefice, prima Bonifacio VIII e poi il francese Clemente V, con sede del papato trasferita ad Avignone. La Chiesa avvio così una serie di inchieste in tutto l'occidente.
Tra i ben 127 capi di accusa architettati per calunniare i cavalieri del Tempio vi era anche l'allusione alla sodomia reppresentata proprio nel sigillo ufficiale dell'Ordine, dove si ritraevano due cavalieri in groppa sullo stesso cavallo. L'emblema in realtà rappresentava lo spirito di fratellanza e di povertà, ma anche la duplicità (monaci e guerrieri) dell'Ordine.
Il motto dei Templari, che compariva sotto il stemma, era "Non nobis Domini, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", che significava: «Non per noi Signore, non per noi, ma per il Tuo nome dai la gloria".

Il processo ai Cavalieri del Tempio si concluse con la soppressione dell’Ordine e la condanna al rogo di molti Maestri e dignitari.

Nel 1314, due secoli dopo loro ufficializzazione, i Templari uscivano dalla storia ma entravano nella leggenda.

Il sigillo dei Templari

Riferimenti bibliografici

Giuseppe Maddalenna-Capiferro, Vestigia templari a Brindisi, in Pavalon - Atti del 1° Convegno Nazionale, a cura di Giuseppe Giordano, Cristian Guzzo, 1999

Giuseppe Maddalenna-Capiferro, Il processo di Brindisi, in Pavalon - Atti del 1° Convegno Nazionale, a cura di Giuseppe Giordano, Cristian Guzzo, 1999

Giuseppe Maddalena-Capiferro, La casa del turista di Brindisi: un arsenale templare? in Pavalon - Atti del 3° Convegno Nazionale, Materiali inediti per una storia dei Templari nel Regno di Sicilia a cura di Giuseppe Giordano, Cristian Guzzo, 2002

Documenti correlati
» Il movimento Crociato a Brindisi
» Le origini della Casa del Turista
» Il Tempio di San Giovanni al Sepolcro

» Il castello Svevo

» La chiesa di Santa Maria del Casale

Siti e documenti online di riferimento e consigliati:
» I Cavalieri Templari (su Wikipedia)
» Il processo ai Templari
(su Medievale.it)
» Medioevo Templare (su Mondimedievali.net)
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