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LE STORIE DELLA NOSTRA STORIA

L'IMMAGINE DELL'IMPRESA
Le carte intestate e la pubblicità tra fine Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento

Testo di Giovanna Bozzi
Pubblicato in “Qui…dove la terra finisce e il mare comincia” Memoria e immagine dell’impresa, AIPAI - Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, Archivio di Stato di Brindisi, CNR – IBAM- Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per i beni archeologici e monumentali, Crace 2011

Dalla terra al mare e viceversa
L’analisi delle carte intestate e della pubblicità con cui gli imprenditori della provincia di Brindisi scelsero di comunicare tra fine Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento restituisce l’immagine di un elastico che si allarga e si stringe, tra la dimensione locale e quella nazionale. L’attività per la promozione di fiere e mostre negli anni Venti mostra quanto fosse radicata, tra i ceti imprenditoriali cittadini, la consapevolezza del ruolo della città come snodo di interscambio commerciale dei prodotti delle industrie agricole dell’entroterra, lungo le vie di terra e di mare.
Oggi, nella città di Brindisi, in quel lungo percorso urbano dove la terra finisce e il mare incomincia, il ricordo collettivo delle attività produttive nella zona del porto e fuori della stazione ferroviaria e della loro reciproca relazione è piuttosto incerto. Le trasformazioni che hanno interessato, a cominciare dagli anni Sessanta del Novecento, la zona portuale e i massicci interventi edilizi che negli ultimi decenni hanno eliminato quasi del tutto i grandi stabilimenti vinicoli sorti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nelle aree semiperiferiche della città sulla direttrice Brindisi - Taranto, hanno cancellato gli ultimi riferimenti visivi: a questo processo si è accompagnata la dispersione di molte testimonianze materiali e documentarie. Pertanto, il confronto tra documenti d’archivio e immagini di diversa provenienza contribuisce, ritrovando i luoghi e i protagonisti delle attività produttive che caratterizzarono l’economia di Brindisi dagli Ottanta dell’Ottocento fino agli anni Cinquanta, a costruire un’identità comune, condivisa con le nuove generazioni. In questo senso l’aggettivo “sostenibile” può essere applicato alle intenzioni della ricerca e della mostra che, così come si è proposto di fare recentemente nel campo dell’educazione all’arte, intende attivare un legame con le comunità locali [1].
L’allegoria della provincia di Brindisi, realizzata nel 1949 da Mario Prayer nel salone del Palazzo provinciale, affianca sulla tela, illustrandone le potenzialità produttive, municipalità dalle forti tradizioni autonome [2]. È lo specchio di una relazione sfuggente che dal 1927 unisce il capoluogo, unica città di mare della provincia, alle restanti località [3] : la propaganda del regime fascista e la storiografia locale, mettendo in rilievo “gli antichi splendori” e le potenzialità del porto naturale, hanno trascurato di analizzare a fondo le relazioni economiche e umane tra la città e l’entroterra agricolo e produttivo [4].


1928, palazzo Imperiali, Latiano. Agesilao Flora, Allegoria del Salento, tecnica mista su muro

Gli studi di archeologia industriale hanno da tempo posto l’accento sull’osmosi tra i due poli che componevano l’economia della provincia brindisina, così come li rappresenta Agesilao Flora ne L’allegoria del Salento, una pittura murale realizzata al sorgere della provincia, nel 1928, nel salone del palazzo degli Imperiali a Latiano: la terra, con la produzione e le industrie del vino e dell’olio e il mare, con il fumo dei piroscafi e la confusione di uomini e merci sulle banchine del porto [5]. Il saggio di Anna Maria Stagira contenuto in catalogo chiarisce quanto rilevante fosse il rapporto tra la produttiva campagna e il porto commerciale e come, dagli anni Settanta dell’Ottocento, l’incremento della linea ferroviaria e delle comunicazioni internazionali abbiamo consentito la nascita di nuovi ceti produttivi, e lo sviluppo, malgrado l’assenza di interventi adeguati, del porto commerciale. I “capitani coraggiosi”, gli imprenditori più aggiornati, di cui racconta Antonio Monte maturarono esperienze e cultura imprenditoriale in una dimensione nazionale e internazionale lungo quelle direttrici di traffico.

Carte intestate e cartoline postali
I documenti su carta intestata esposti in mostra furono prodotti negli uffici dalle numerose aziende sorte negli anni successivi allo sviluppo della rete ferroviaria e del porto commerciale. Le lettere hanno il numero di protocollo o il timbro: l’inchiostro della penna talvolta penetra la carta, i tasti della macchina da scrivere modellano a sbalzo il verso dei fogli. Anche le carte dove la ragione aziendale è riportata in semplici caratteri in grassetto trasmettono la suggestione della presenza di coloro che hanno scritto, siglato, annotato i documenti, spesso con segni di matita rossa o con una scrittura corsiva più andante, meno ufficiale, segni di un interesse personale. I documenti, se osservati in quest’ottica, diventano attivatori della memoria e si prestano alla condivisione con il pubblico non specialistico, che può sperimentare una maggiore vicinanza alle testimonianze d’archivio.
Prima della fine del secolo gli opifici si avvalgono di carte intestate dalla grafica semplice ed elegante, come nel caso della Carbonifera Industriale Italiana: nel 1894 la Società Anonima Brindisina per l’Illuminazione Elettrica utilizza una carta intestata stampata a Napoli dalla ditta Richter & Co, che propone un disegno che richiama la ragione sociale dell’azienda.
Nei primi anni del Novecento le industrie di terra esibiscono carte intestate con elementi grafici di grande impatto visivo. Per esempio le carte intestate dei Fratelli Folonari, proprietari in Puglia di numerosi stabilimenti, di Giovanni Vannini del 1905, di Romagnoli e Gigante del 1907. L’intestazione è decorata con il disegno idealizzato degli stabilimenti industriali in cui era prodotto il vino e il filtrato brindisino: edifici a pianta rettangolare, con uno o due cortili, le ciminiere fumanti, l’ingresso ingombro di merci. Edifici ordinati, operosi e soprattutto vicini alla stazione ferroviaria. Tra gli imprenditori locali, ricordiamo la carta intestata di Tommaso Guadalupi e quella di Epaminonda Riccio, significativa figura di mediatore commerciale. Nell’intestazione campeggiano medaglie, riconoscimenti premi alle esposizioni nazionali e internazionali.

1910, Brindisi. Lettera di Epaminonda Riccio (I.58)
1914, Brindisi. Lettera di Tommaso Guadalupi (I.65)

L’industria delle botti è legata all’immagine, ancora presenta nella memoria dei brindisini, della banchina del porto ingombra di botti. Anche in questo settore, alle carte intestate prodotte dall’editore Laterza di Bari dalla grafica corsiva elegante, si affiancano cartoline postali di più complessa fattura, come quelle della ditta dei fratelli di Giulio che sorgeva tra la via Appia e via Tor Pisana.

[anni Trenta], Brindisi. Cartolina pubblicitaria ‘Raffaele Di Giulio & F.lli’ (I.111)

1937, Brindisi. Fattura della ditta della ditta Raffaele Di Giulio & Fratelli’ (IV.52)

In questi anni, le numerose cartoline riprodotte in catalogo mostrano una città nel cui orizzonte si sollevano le ciminiere degli impianti industriali. Questo aspetto della città trova inaspettatamente spazio anche nella pittura di paesaggio: una veduta del seno di Ponente, databile con certezza dopo il 1872 [6], che la tradizione attribuisce al matematico brindisino Raffaele Rubini, registra la presenza del capannone e della ciminiera della fabbrica al termine del Canale di Ponte Grande, forse lo Stabilimento a vapore per l’estrazione dell’olio dalle sanse dei F.lli Lupi di Lerici realizzato nel 1869 [7].
L’idea del porto e delle sue attività è associata allo stupore davanti alle grandi navi che vi facevano scalo.
In realtà le industrie legate al mare erano molte e di differente natura [8]. La società di navigazione Peninsular and Oriental Steam Navigation Company, concessionaria per conto del governo inglese della “Valigia delle Indie”, ha una carta intestata molto semplice. Il documento conservato in Archivio della Thomas Cook & Son - Managers of Tours & Excursions’, la prima società di viaggio britannica, è di grande interesse visivo per il palinsesto di scritture e di annotazioni.
La carta intestata riflette lo sviluppo delle aziende: il Cantiere meccanico brindisino, e la società Caricatori Riuniti, poi Marittima Commerciale Brindisina, aziende fondate con capitali locali, comunicano con una carta intestata che si abbellisce con simboli marinareschi man mano che la società si afferma nel mercato.


post 1872. Raffaele Rubini (?), veduta del porto di Brindisi con il castello di Terra


1918, Brindisi. Carta intestata della ‘Caricator iRiuniti’ (II.9)

“Cartelloni da richiamo”, etichette e incarti
Nel corso degli anni Venti, Stefano L’Abbate, erede del saponifico ‘G. S. L’Abbate’ di Fasano e Nicola De Giorgi, proprietario di tre distillerie a San Cesario di Lecce, Squinzano e San Pietro Vernotico, affidano la promozione dei prodotti a un contenuto visivo che li contraddistingua tra gli altri. Nel 1923 la Biennale di arti Decorative di Monza aveva dedicato una sezione ai manifesti murali di diversi paesi, raccogliendo pareri controversi, soprattutto dalla critica di impianto classicista. L’iniziativa si ripeté nel 1925 e dimostrava una forte attenzione all’arte “nuovissima e difficile” dei “cartelloni da richiamo” che in quegli anni stava attraversando una fase di organizzazione per adeguarsi alle esigenze del mercato [9]. Erano sorte numerose riviste di settore, che si proponeva di sensibilizzare le aziende alle problematiche tecniche inerenti alla pubblicità: tra queste «Il pugno nell’occhio», curata dalla casa di pubblicità Maga di Giuseppe Magagnoli, di cui un esemplare era presente nell’Archivio del saponificio L’Abbate [10].
Per il Saponificio l’Abbate l’agenzia Maga di Milano produce un cartellone con un’illustrazione ritagliata da un bozzetto di Achille Mauzan [11]. Il lavoro fu realizzato dopo il 1923, quando il famoso cartellonista, che era stato premiato con la medaglia d’oro alla Biennale di Arti decorative di Monza, aveva già lasciato l’agenzia Maga per aprirne una propria. La figura robusta e quasi caricaturale di una massaia promuove il sapone da bucato, un prodotto legato ai consumi popolari. È un’icona che colpisce il pubblico con un segno nitido, con colori brillanti sullo sfondo scuro: la figura umana, abbandonate le raffinatezze fin de siécle, vuole essere dinamica e reale.

[post 1923].Manifesto di Mauzan per l’«Oleificio e Saponificio G. S. L’Abbate» (III.16)
[ante 1909]. Incarto della ‘Saponetta Mon Plaisir’ del saponificio ‘G. S. L’Abbate’ (III.12)

Nell’Archivio del saponificio L’Abbate [12] i documenti testimoniano un duraturo interesse di Stefano per le forme della comunicazione aziendale fin dal 1902, subito dopo aver preso le redini dell’azienda alla morte improvvisa del padre, che pure si era preoccupato di accompagnare i suoi prodotti con le immagini, mostrandosi in questo sensibile a quanto accedeva nella vicina terra di Bari [13]. I raffinati incarti per i saponi e l’opuscolo, curato nella grafica e nel contenuto, inteso come house organ, furono realizzati per la mostra campionaria di Brindisi del 1909. Stefano inaugura nell’azienda un’attenzione alla comunicazione che continua fino agli anni Cinquanta, quando prendono forma gli incarti e il manifesto del sapone Radium, e negli Ottanta con le iniziative promozionali pensate da Stefano L’Abbate J. attuale proprietario dell’azienda [14].
Negli stessi anni Nicola De Giorgi commissiona a Luigi Bompard due réclame per l’Anice de Giorgi, riprodotto in veste grafica sui giornali e riviste dell’epoca: la prima versione che conosciamo è pubblicata su l’«Azione pugliese» del 17 agosto 1923 [15]. Nel cartellone pubblicitario il disegnatore bolognese ripropone il mondo elegante delle vignette realizzate per il «Travaso delle idee»: un uomo e una donna colti in un momento di relax in un interno esclusivo. Nella pubblicità delle bevande alcoliche, il bere non era più un semplice gesto per placare la sete, ma suscitava il desiderio di consumi nuovi legati al piacere, all’edonismo, alla libera fruizione del tempo libero [16].
Nicola De Giorgi sviluppò una particolare cura e attenzione nelle etichette dei distillati e liquori che ebbero una diffusione capillare: nelle case salentine la bottiglia dell’anice De Giorgi era una presenza rassicurante e la chiusura dell’azienda, tutto sommato recente, ha lasciato non pochi rimpianti tra i consumatori [17].

Manifesto pubblicitariodel sapone ‘Radium’ del saponificio ‘G. S. L’Abbate’ (III.17)
[1923 ca.].Manifesto di Luigi Bompard per l’‘Anisetta De Giorgi’ (III.41)

Fiere e mostre
Le Esposizioni nazionali e internazionali costituivano, già dagli anni Ottanta dell’Ottocento, un richiamo per i singoli imprenditori di Terra d’Otranto [18]. La partecipazione dei produttori all’Esposizione generale italiana di Torino del 1898 fu coordinata dal Comitato provinciale sorto presso la Camera di Commercio e Arti di Lecce [19]. L’Esposizione generale di Torino ebbe, rispetto alle precedenti edizioni, un’autentica dimensione nazionale e fu accompagnata da una capillare attività di comunicazione [20]. I promotori intendevano rimarcare i grandi progressi compiuti in mezzo secolo di regime liberale: il Diploma di benemerenza, conferito al sindaco di Brindisi, mostra sullo sfondo le scenografiche architetture che introducevano alle meraviglie della città del progresso e dell’innovazione.
Sintomo della capacità degli imprenditori locali di organizzarsi e, con un termine moderno, di “fare rete”, è la promozione di fiere e mostre sul territorio. Il 1906 i commercianti e produttori brindisini riuscirono nell’intento di organizzare la Mostra campionaria provinciale di Vini- Olii e loro derivati, a cui aspiravano dal 1893. Per l’occasione fu organizzata la rappresentazione del Don Pasquale di Donizetti e della Tosca di Puccini nel teatro Verdi [21]. Il Diploma di partecipazione fu realizzato a Treviso nelle Officine Grafiche Longo e proponeva un linguaggio aggiornato sulle moderne esperienze della cartellonistica [22]. L’elegante monocromo e gli efficaci rapporti di pieni e vuoti riconducono al linearismo di marca mitteleuropea di Adolph Hohenstein; la cornice floreale, che racchiude il soggetto femminile ambientato in uno scorcio marino, ricorda la grafica del triestino Leopoldo Metlicovich [23].
Nel 1909 l’Esposizione Agricola Industriale e Zootecnica di Brindisi fu allestita nel Teatro Verdi e nel giardino adiacente a cura del Consorzio antifilosserico di Brindisi. L’ingresso dell’esposizione, così come riprodotto nella cartolina delle collezione de “La Valigia delle Indie”, è una scenografia fantasiosa in stile Secessione viennese, mentre il diploma, che abbiamo osservato solo in riproduzione, propone le allegorie del commercio e dell’agricoltura: lo sguardo scorre, lungo la diagonale, dalle ciminiere fumanti in alto a destra alla verticalità della colonna romana, simbolo di Brindisi.
La Prima Grande Campionaria dell’Uva del 1923, la Seconda Fiera Campionaria Agricola-Industriale Salentina del 1924 e la Fiera campionaria dell’uva del 1925 furono volute dall’attivissima Unione tra Commercianti, che negli stessi anni dimostrava una grande capacità organizzativa per la promozione della costruzione del monumento al Marinaio d’Italia [24]. Il 22 agosto 1923 Giuseppe D’Ambrosio, direttore della Cattedra ambulante dell’Agricoltura e presidente del Comitato promotore della mostra, sollecitava i produttori locali a partecipare per dimostrare che la Puglia aveva «capacità agricola industriale e commerciale non inferiore alla altre regioni d’Italia» e per «affermare gagliardamente la bontà dei loro prodotti, lo sforzo della loro capacità, la possibilità di una più intensa e redditizia esportazione, specie di uve da tavola». La necessità di indirizzare la produzione vinicola verso prodotti di qualità e di promuovere azioni di marketing territoriale, per guadagnare nuovi mercati era, oggi come allora, di grande attualità. Alla mostra, che aprì il 6 settembre, parteciparono circa 60 produttori, anche provenienti da fuori Terra d’Otranto. Per la rassegna del 1924, l’Unione fra Commercianti sostenne un grande sforzo organizzativo: ospitò la Mostra zootecnica, la Mostra casearia, la Mostra di viti, innesti, uva, vini e derivati, la Mostra olearia e derivati, la Mostra dei cereali e leguminose. Le fotografie documentano un’interessante scenografia, dai toni vagamente orientali, che incorniciava gli stand disposti ai quattro angoli di piazza Cairoli: nell’ingresso, il passaggio era sottolineato da una struttura che riproduceva la cupola del teatro Verdi. L’iniziativa si ripeté nel 1925 con l’impiego delle medesime scenografie. Gli allestimenti che le immagini ci tramandano testimoniano l’impegno dei produttori nel pubblicizzare l’azienda, anche se quasi esclusivamente attraverso l’esposizione dei prodotti stessi.


[1925], Brindisi. Stand «Tommaso Guadalupi e Figli» alla Fiera Campionaria (IV.35)

Nel 1930 lo scenario si sposta su Bari, dove le forze politiche e commerciali locali, sostenute dai giornali locali, chiedono e ottengono che la politica commerciale del fascismo della Puglia “ponte ideale verso l’Oriente” si concretizzi nella “Fiera del Levante”. La I edizione si aprì il 6 settembre, promossa dall’immagine della celebre caravella disegnata da Araca, pseudonimo di Enzo Forlivesi: il 20 giugno il prefetto di Brindisi chiamò a raccolta le «locali classi produttive» per organizzare la partecipazione della provincia di Brindisi, autonoma dal 1927, all’iniziativa che «tende a segnalare all’attenzione dei popoli levantini, che già guardano con attenzione alla nostra civiltà, i prodotti necessari per soddisfare i loro nuovi bisogni e le loro nuove esigenze e conseguentemente altre vie e sbocchi si aprono per le nostre industrie dove possiamo vincere, senza troppi sforzi la sempre più invadente concorrenza straniera».
La cultura della grafica e del cartellone pubblicitario nel corso degli anni Trenta conquistava nuovi spazi e aggiornava il suo linguaggio sugli stimoli delle proposte di respiro internazionale che venivano dalla Triennale di Milano, affidata alla direzione artistica di Mario Sironi, che in quegli anni aveva abbandonato la pittura da cavalletto e abbracciato l’ideale di un’arte “pubblica” e al servizio della comunicazione. La grafica pubblicitaria, incoraggiata dal regime, ebbe la sua consacrazione nel 1936 della Prima mostra nazionale del Cartellone e della Grafica pubblicitaria [25]. Tra dibattiti e polemiche sanciva l’aggiornamento del linguaggio della pubblicità, con le contraddizioni di un regime che promuoveva la comunicazione ufficiale per la politicizzazione delle masse e contemporaneamente consentiva l’apertura al mondo dei consumi di matrice americana. In Brindisi, negli stessi anni, giungeva la pubblicità dei prodotti chimici per l’agricoltura della Montedison; in particolare la copertina dell’opuscolo in catalogo utilizza una grafica essenziale che utilizza un lettering rinnovato e il collage fotografico e pochi colori e “ruvidi”. Nel 1934 la proposta della ditta Scarano di Bari, responsabile per la Fiera del levante del coordinamento dell’allestimento artistico e pubblicitario è affidata a una carta intestata d’impatto, dove un segno grafico dinamico è tracciato sullo sfondo dei complementari rosso e verde [26].
Timidi segni di queste trasformazioni si riscontrano anche nell’industria locale. Nel 1936 la carta intestata della ‘Società Anonima Cantieri d’Aeroporto’, la futura SACA, mostra un elemento nuovo: il logo. Nel 1937, anche i bottai Di Giulio mostrano di far riferimento a un linguaggio più aggiornato: un logo geometrico su fondo retinato, la grafica sintetica e un attento studio dei colori sostituiscono le figurazioni monocromatiche degli anni precedenti.

1934, Bari. Nota della ditta Scarano al Consiglio Prov.le dell’Economia di Brindisi
[1932, Milano]. Cartello di propaganda della
V Triennale di Milano (IV.47)

Dal 1933, il monumento al Marinaio d’Italia sullo sfondo identifica nelle vedute il porto di Brindisi: nel 1938 Fortunato Depero sviluppa l’illustrazione della provincia di Brindisi rielaborando graficamente la sagoma del monumento al Marinaio d’Italia e nel 1939 il volume celebrativo Puglia in Linea consacra alcune imprese legate ai comparti agricoli tradizionali, l’industria aereonavale e la Montecatini [27].


1938, Illustrazione per la provincia di Brindisi di F. Depero

Note e riferimenti

  1. Papers The InSEA European Congress 21.-24.6.2010 Traces: Sustainable art education, InSEA Rovaniemi in CD rom
  2. Mario Prayer (1887-1959), cfr. L. SEMERARI, Aula Magna, Università degli Studi, Bari 2000
  3. 1927- 2007. L’amministrazione della Provincia di Brindisi, a cura di C. PASIMENI, catalogo della mostra documentaria, Brindisi, Hobos Edizioni, 2009
  4. Questa problematica è analizzata in R. ALAGGIO, Brindisi medievale, Napoli, Editrice Scientifica, 2009. Cfr. anche C. PASIMENI, L’identità imposta, in ARCHIVIO DI STATO DI BRINDISI - ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI BRINDISI, Brindisi 1927-1943. Da capoluogo a capitale. I progetti, le architetture, catalogo della mostra, Brindisi, Editrice Alfeo, 1994, pp. 13-29
  5. Cfr. A. Flora (1863-1952) Pittore e idealista, a cura di Massimo Guastella e Rita Caforio, catalogo della mostra, Locorotondo editore, Latiano 2008. Flora era vicino ai ceti imprenditoriali e ne aveva interpretato l’etica e le aspirazioni dipingendo nel 1907 le attività dell’azienda e l’Allegoria del commercio per i commercianti Spinola di Gallipoli e nel 1911 l’esaltazione del lavoro e della libera impresa nell’allegoria L’iniziativa Vittoriosa per l’industriale Capozza di Casarano: a tal proposito cfr. la tesi di specializzazione di Giovanni Maria Bozzi, Agesilao Flora, l’opera decorativa, Università Cattolica di Milano, Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte, a.a. 1994-1995.
  6. Il Castello di terra presenta la sopraelevazione sul baluardo di nord ovest, realizzata nel 1872, cfr. ARCHIVIO DI STATO DI BRINDISI - UNIVERSITA’ DI CHIETI – COMANDO MARINA MILITARE BRINDISI, Il castello, la Marina, la città, catalogo della mostra documentaria, Galatina, Congedo, 1998, p. 148
  7. Raffaele Rubini (1817-1889), titolare della cattedra di matematica all’università di Napoli, era rientrato a Brindisi nel 1870. I primi biografi riportano la sua attività di pittore (cfr. P. CAMASSA, Guida di Brindisi, Brindisi, Tip. Ragione, 1910). Il dipinto, olio su tela, non firmato e di medie dimensioni, è conservato dagli eredi che ne tramandano l’attribuzione
  8. Cfr. Il patrimonio industriale marittimo di Terra d’Otranto. L’Arsenale militare di Taranto, i porti e i fari, a cura di R. COVINO e A. MONTE, Roma, Viella, 2008, in particolare alle pp. 47-60. Un’accurata descrizione del porto di Brindisi e della sua storia è in V. A. CARAVAGLIOS, Il porto di Brindisi. Illustrazione storica, geografica, tecnica, economica, corporativa, statistica e tariffaria, Napoli, 1942
  9. La bibliografia sui manifesti storici e sulla storia della grafica pubblicitaria è amplissima: utili strumenti, per l’ampio apparato di immagini, per l’accurata ricostruzione storica, i confronti col panorama artistico italiano e internazionale, la bibliografia e le biografie degli artisti sono i recenti: Pubblicità e arte, grafica internazionale dall’affiche alla Pop Art, a cura di Claudio Salsi, Skira, Milano 2007 (con manifesti della raccolta Bertarelli di Milano) e L’arte della Pubblicità. Il manifesto italiano e le avanguardie 1920-1940, Silvana ed., Milano 2008 (con manifesti provenienti dalla Massimo & Sonia Cirulli Archive con sedi a Bologna e New York). Agili risorse in rete al sito http://manifestostorico.xoom.it, che offre un repertorio di 22.000 immagini on line
  10. Cfr. A. ALBERTI, Le origini della moderna comunicazione commerciale in Italia attraverso le riviste specializzate negli anni venti, in Pubblicità e arte, pp. 95-107
  11. Achille Mauzan (1883-1952), disegnatore e illustratore francese, lavora tra Torino e Milano dal 1909 prima nel campo dell’illustrazione cinematografica e poi nella nascente industria pubblicitaria: M. CARNEVALE-MAUZAN, Les posters de Achille Mauzan 1883-1952, catalogue raisonne, s.n. 2001. Da segnalare nella Collezione Salce la presenza consistente delle opere di Achille Mauzan (400): A.L. Mauzan cartellonista degli anni ruggenti. Manifesti della Collezione Salce, a cura di E. MANZATO, Canova ed., Treviso 1983
  12. Cfr. Una realtà imprenditoriale pugliese: Il Saponificio G. S. L’Abbate di Fasano. Inventario dell’archivio, a cura L. A. LUCCHI, Noci (BA), Newdata, 2008
  13. Cfr. La Réclame in Puglia. Come comunicava l’impresa tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta, a cura di P. DE LISO e A. DELL’AQUILA, catalogo della mostra (Bari, 18 febbraio-10 marzo 1993, Fiera del Levante), Bari 1993
  14. Cfr. in particolare la sottoserie Carteggio con le ditte dell’Archivio L’Abbate, in Una realtà imprenditoriale pugliese,…cit.
  15. Luigi Bompard (1879-1953) pittore e illustratore bolognese, opera a Bologna e, dopo la Prima guerra, a Roma: si veda Vagabondaggi di una matita. Luigi Bompard, Opere dalla collezione di Gabriella Mencacci, a cura di M. PESCATORI, Roma, GM, 2004.
  16. S. GUNDLE, Un Martini per il duce, in L’arte della Pubblicità, cit , pp.46-70
  17. A. MONTE – V. PENNETTA, Il patrimonio industriale di San Pietro Vernotico: le fabbriche del vino, Lecce, Edizioni del Grifo, 2009; A. MONTE. A. M. STAGIRA, La distilleria De Giorgi a San Cesario di Lecce da opificio a monumento. Conoscenza, conservazione, valorizzazione, Perugia, 2007.
  18. Fiscoli e muscoli. Archeologia industriale nel Salento leccese, Lecce, Capone, 1998; A. MONTE, Storte e alambicchi, l’industria della distillazione a San Cesario di Lecce, Lecce, Manni, 2000.
  19. Su 146 espositori, in gran parte aziende del territorio leccese, erano presenti per la città di Brindisi le «industrie agricole» dell’Unione vinicola brindisina, di Simone Skirmut, produttore di vini e di Eduardo Musciacco produttore di fichi secchi.
  20. Le esposizioni torinesi 1805 - 1911. Specchio del progresso e macchina del consenso, a cura di U. LEVRA e R. ROCCIA, edito nel 2003 dall'Archivio Storico della Città di Torino. http://www.comune.torino.it/archiviostorico/mostre/expo_2003/index.html
  21. Cfr. lettera del 26 aprile 1906 dell’impresario Luigi Cantagalli al Comune di Brindisi e successiva documentazione in AS BR, Archivio storico del Comune di Brindisi, cat. 15, cl. 2, b. 2, f. 12
  22. Il diploma è conservato nell’Archivio Colosso di Ugento: si veda A.MONTE e I. MONTILLO, Il sito industriale di Adolfo Colosso a Ugento: tra storia e patrimonio, Perugia, Crace, 2009. A Treviso si andava formando, dal 1895, la collezione di Nando Salce, dove sono ampiamente rappresentati i cartellonisti, italiani e stranieri, che hanno contribuito allo sviluppo della grafica pubblicitaria. La collezione è oggi patrimonio dello Stato italiano e affidata ai Musei Civici di Treviso. Cfr. Cento anni di manifesti: la collezione Salce compie un secolo, Treviso, Canova, 1996; Signor Salce: un collezionista di manifesti, la sua citta, la sua raccolta, a cura di T. BASSO e A. CASON, Treviso, Celio libri, 1997.
  23. Adolph Hohenstein (1854-1928), di origine russa, operò a Milano nelle Officine Ricordi (di cui divenne il direttore artistico) con Leopoldo Metlicovich (1868-1944). Entrambi autori di famosi manifesti per il teatro lirico e aziende di rilievo nazionale, con Marcello Dudovich (1878-1962), furono i protagonisti della nascita del manifesto pubblicitario in Italia. Per la biografia degli artisti e la bibliografia si veda la nota 9
  24. Cfr. E. LENZI, M. G. MANCARELLA, Monumento al Marinaio, in ARCHIVIO DI STATO DI BRINDISI - ORDINE DEGLI ARCHITETTI DELLA PROVINCIA DI BRINDISI, Brindisi 1927-1943. Da capoluogo a capitale. I progetti, le architetture, catalogo della mostra, Brindisi, Editrice Alfeo, 1994, pp.125-139.
  25. A. VILLARI, Il segno delle avanguardie. I manifesti e l’Italia “ moderna” 1920-1940, in L’arte della pubblicità, citato.
  26. Lettera al Consiglio Provinciale dell’Economia di Brindisi, 15 giugno 1934, in AS BR, Camera di Commercio, n.p. 741
  27. Illustrazione per la provincia di Brindisi di F. Depero, in I dopolavori aziendali in Italia, Roma, XVI, edito dalla Direzione generale dell’O.N.D. in occasione del Congresso mondiale del Dopolavoro, Novara,De Agostini, 1938, t.f.t

A lato la locandina della mostra"QUI…dove la terra finisce e il mare comincia: memoria e immagine dell’impresa" allestita con il patrocinio del Comune di Brindisi nelle sale espositive dell’ex Corte d’Assise dal 10 aprile al 14 maggio 2011, con il contributo di Union Camere, Camera di Commercio di Brindisi, Confindustria Brindisi.
L’allestimento degli apparati didattici e le attività educative sono state ideate dalla prof.ssa Giovanna Maria Bozzi e realizzate dal gruppo di lavoro composto da docenti e allievi del Liceo Artistico “E. Simone” di Brindisi.Il progetto di Ricerca fa parte dell’attività di studio dell’INAB – CNR di Lecce nell’ambito del GAE: Conoscenza e valorizzazione del patrimonio industriale del mezzogiorno d’Italia.

Catalogo della mostra a cura di Elena Lenzi e Maria Ventricelli

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