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SAN TEODORO - copatrono di Brindisi


San Teodoro, nato nel IV secolo d. C. in Oriente (non è certo che fosse originario dell'attuale Turchia, come si ritiene comunemente), prestava servizio militare in una legione romana ad Amasea, in Turchia, quando l'imperatore Massimiano ordinò la persecuzione dei cristiani. Teodoro fu tra quelli che dichiararono la loro fede in Cristo. I persecutori, riconoscendo il suo coraggio, gli concessero una pausa di riflessione, ma il giovane ne approfittò per incendiare il tempio dedicato a Cibele, la madre degli dei. Invece di punirlo, i giudici ricorsero alle lusinghe promettendogli grandi onori. Quando si convinsero che era tutto inutile, ordinarono che Teodoro fosse torturato e bruciato vivo.
Le sue ossa furono amorevolmente raccolte e conservate a Euchaita (l'odierna Aukat, Turchia).

San Gregorio di Nissa, nella basilica sorta in onore del santo ad Euchaita, nel 383 pronunciò un panegirico su san Teodoro e ne descrisse la vita facendo riferimento anche agli affreschi che, sulle pareti della chiesa, la narravano.
Durante l'orazione solenne san Gregorio chiese: "Chi, tra i capitani che hanno espugnato città fortificate e assoggettato numerosi popoli, è stato così glorificato come questo povero soldato ?"
Il panegirico è la più antica memoria pervenuta su san Teodoro e ne attesta l'esistenza reale.

Il culto di San Teodoro, molto vivo in Oriente per secoli, fu trasferito dai Veneziani nella loro città, che lo elesse a suo patrono prima di San Marco. Nel 1210, il 27 aprile (ma la data è presunta), le reliquie di San Teodoro furono trasportate dai marinai veneziani da Euchaita a Brindisi; la tradizione vuole che sia stato l'Arcivescovo Gerardo a recarsi all'ingresso del porto per ricevere le ossa e conservarle nel Duomo.

A quel tempo il patrono di Brindisi era ancora San Leucio; successivamente e per poco più di un secolo, fu San Giorgio; solo alla fine del XV secolo fu riconosciuto il culto di Teodoro, per merito soprattutto dei Greci, degli Albanesi e degli Schiavoni, che contribuirono a ripopolare la Città dopo il disastroso terremoto del 1456.

La "processione a mare", che si svolge in occasione dei festeggiamenti dei Santi patroni (San Teodoro d'Amasea e San Lorenzo da Brindisi), ha luogo solo dal 27 aprile 1776, allorché il porto interno di Brindisi cessò di essere una palude, e fu rimesso in comunicazione con il porto medio e, quindi, con quello esterno. La processione vuole ricordare un episodio miracoloso: i marinai che nel 1210 trasportavano le reliquie di Teodoro, vedendosi inseguiti da velieri turchi, pensarono di metterle in salvo su un sandalo (imbarcazione dal fondo piatto) che, spinto dalla corrente, si diresse all'imboccatura del nostro porto.

Il culto, sia pure breve, di San Giorgio (il santo che a cavallo trafigge il drago) spiegherebbe la frequente raffigurazione di San Teodoro a cavallo, armato di lancia, e talvolta anche nell'atto di colpire il drago o il demonio dall'aspetto umano.

La festività del 9 novembre fu stabilita dalla Chiesa; i festeggiamenti solenni e la processione a mare, che una volta si svolgevano nell'ultima decade di luglio, si tengono ora nel primo fine settimana di settembre. L'ultimo mese dell'estate, che coincide col ritorno dei cittadini che sempre più numerosi sono soliti recarsi nelle località di villeggiatura, è da qualche decennio il periodo preferito per le feste patronali nel Sud d'Italia.

Testo di Roberto Piliego

Documenti correlati
» La tradizionale Processione a Mare
» L'Arca di San Teodoro
» Biografia di San Teodoro d'Amasea
(a cura dell'Uff. Beni Culturali Ecclesiastici)
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