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Il Viadotto di Apani
Del poderoso ponte che permetteva l’attraversamento del canale Lapani (oggi chiamato Apani per un mero errore materiale di scrittura commesso nell’800) e per superare l’area all’epoca paludosa, rimane ben poco, ma ancora si nota il prezioso rivestimento in “opera reticolata”, la raffinata tecnica edilizia romana con cui veniva realizzato l’ornamento di un muro.
Il ponte faceva parte dell’importante via Traiana, una variante della più antica via Appia, voluta dall’imperatore Traiano fra il 108 ed il 110 d.C. per rendere più agevole e veloce il percorso che univa la capitale dell’impero al porto di Brindisi.
Di entrambe le strade consolari che attraversavano il nostro territorio rimangono ben poche tracce, della via Traiana in particolare: oltre ai resti visibili all’interno di Egnazia, restano solo i frammenti dei muri di contenimento del ponte di attraversamento del canale, che non tutti conoscono.
I resti del viadotto sono ubicati a circa m 600 a Nord della Masseria Apani, sul lato a sud del canale – all’epoca più profondo e ampio rispetto all’attuale – e a ovest della strada statale 379. Restano solo alcuni parapetti spessi 70 cm e i contrafforti larghi da 110 a 150 cm che affiancavano e rinforzavano la struttura. La lunghezza complessiva del ponte era di circa 142 metri per una larghezza di 6,35 metri comprensiva dei muri laterali spessi 80 cm, per cui la sede stradale si riduceva a 4,75 metri, tale da permettere il passaggio di due carri in entrambi i sensi di marcia.
Il viadotto era alto oltre due metri, rinforzato con una serie di speroni sporgenti 1 metro e 35 cm distanziati tra loro da 3,10 a 3,82 metri.
Per tecnica costruttiva è stato ritenuto simile a quelli individuati in Puglia sulla medesima strada di comunicazione che attraversavano i fiumi Cervaro, Carapelle e Ofanto, tutti ancora esistenti, ovvero rispondenti alle caratteristiche dell’edilizia pubblica di età traianea.
La struttura fu realizzata con la tecnica dell’opus caementicium, opera cementizia molto utilizzata dai romani costituita da malta (calce mescolata a sabbia o pozzolana), pietre e tegole frantumate, il tutto completato con un rivestimento esterno in opus reticulatum, ancora ben visibile: il paramento veniva realizzato disponendo sul muro piccoli blocchetti di pietra in file conformi con i lati a 45° rispetto alla linea orizzontale, così da ottenere come effetto finale un reticolo regolare disposto in diagonale sulla superficie della parete. I laterizi sono spessi cm 3/3,5; i letti di malta cm 1/1,9.
Rilievi topografici effettuati negli anni ’70 indicano la presenza di ulteriori parti del viadotto anche a nord del canale, oggi purtroppo del tutto scomparsi.
Su questa strada consolare – e quindi da questo ponte – sono transitati per secoli soldati, imperatori e merci, mantenendo quasi inalterata la sua importanza anche durante tutto il Medioevo quando fu utilizzata come via Francigena del Sud, soprattutto nel periodo delle crociate.
Mirabile l’intervento di recupero e valorizzazione curato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e ottimamente eseguito nel 2024 dalla ditta De Marco srl. I lavori hanno permesso di riportare in quota, con rimessa in luce del livello già scavato nel passato, con il decespugliamento e interventi di restauro sulla struttura antica, e sistemazione del sentiero di accesso
La stessa ha sottoposto a vincolo la zona, che ricade in un terreno privato e una strada sterrata. Il progetto comporta la recinzione dell’area con il diritto di accesso ai visitatori.
Testo di Giovanni Membola
Riferimenti bibliografici
- Raffaele Cucci, Sergio Guido. Resti di un viadotto in contrada Apani in agro di Brindisi in Il Punto, bimestrale dell’associazione turistica Pro Loco di San Vito dei Normanni, anno IV n. 5, ottobre 1974
- Maurizio Bernardelli Curuz. Dal punto al ponte. Dal rilievo aereo allo scavo, dallo scavo al recupero di un viadotto romano di 142 metri sulla via Traiana in StileArte.it del 30 Maggio 2024
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Video: Il ponte romano di Apani