Brindisi Virtual Tour

Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo

Così l’ulivo divenne un albero sacro

di Antonio Caputo

Ma quante storie e leggende popolari si avvicendano ed esistono intorno al Natale?
Proprio tante!
L’importante è non disperderle, non dimenticarle, non sottovalutarle.
È utile, invece, riproporle e tramandarle, con il loro fascino discreto e misterioso, a dispetto dell’invadente tecnologia che, ormai, dirama i suoi tentacoli dappertutto.
La nostra tradizione natalizia, tra le altre, propone una storia semplice e bella, frutto di un racconto orale che attinge la sua lontana origine addirittura dai Vangeli: “Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo” (Lc 2, 13-14).

La Fuga in Egitto di Giotto e bottega nel transetto destro della basilica inferiore di Assisi - da Wikipedia
La Fuga in Egitto di Giotto e bottega nel transetto destro della basilica inferiore di Assisi – da Wikipedia

Qui, è evidente, si parla della “Fuga in Egitto” ed ecco, intorno a questo evento evangelico, fiorire la tradizione popolare che, di bocca in bocca, quasi un obbligatorio e piacevole “passaparola” natalizio, è giunto fino a noi che lo riproponiamo così, come il popolo, con semplicità, lo ha raccontato: la Sacra Famiglia, durante la fuga in Egitto, utilizzando, probabilmente, l’aiuto della modesta cavalcatura di un asino, aveva sempre la preoccupazione di sottrarsi, nascondendosi, ai soldati di Re Erode che erano decisi a sgozzare il Bambino.
Attraversando un campo, dove erano nati dei lupini, questi frutti si scossero nei rigidi baccelli e produssero un prolungato tintinnio che misero sul “chi vive” i soldati che cominciarono a seguire quella traccia per raggiungere Giuseppe, Maria e Gesù Bambino.
Quelle piante avrebbero poi dato frutti amari.
I soldati erano ormai lì lì per raggiungere i poveri fuggitivi e purtroppo nessuna via di scampo e salvezza si profilava per i tre malcapitati che camminavano senza la prospettiva di alcun riparo.
Improvvisamente, un generoso e maestoso albero di ulivo si aprì nel tronco e accolse nel suo concavo interno i tre, nascondendoli agli occhi dei soldati che dopo varie e prolungate ricerche, stanchi, si diressero verso altri luoghi.
Il Bambino Gesù benedisse l’albero dell’ulivo e i suoi frutti che da allora, almeno nelle nostre terre, è considerato, nell’immaginario collettivo, pianta sacra, come sacro è anche il prodotto dei frutti di questa pianta: l’olio che per la chiesa cattolica diventa “crisma” per il battesimo, per la cresima e per gli agonizzanti, con l’unzione degli infermi.

Ulivo secolare nella campagna brindisina
Ulivo secolare nella campagna brindisina

Una diversificazione che, nelle leggende popolari, è facile riscontrare, riguarda l’albero di fico, anziché quello dell’ulivo; in pratica, quando i soldati erano prossimi a raggiungere il Signore e i suoi genitori, anche questo sembra che si sia aperto nel tronco e immediatamente richiuso, ospitando e proteggendo in tal modo la Sacra Famiglia.
Passato il pericolo, riaprendosi, l’albero di fico permise ai tre di continuare nel loro cammino.
Da allora, similmente all’ulivo, non c’è albero di fico che nel suo tronco non presenti una vasta fissurazione, da dove sempre scaturisce della resina dolce e zuccherosa.

Questa presentata, con le sue diversificazioni, non è altro che una leggenda, una bella leggenda, capace ancora di stupire, consentendo un momento d’incanto, in questo periodo gravido di preoccupazioni, che tuttavia alimenta l’attrazione verso il Natale nella sua sintesi di storia, di religione, di leggenda, di realtà, d’immaginazione e risonanze interiori di cui, nonostante tutto, oggi se ne avverte ancora il bisogno e la necessità.

Il giorno in cui tali tradizioni frammiste di storia e leggenda dovessero passare nel buio del dimenticatoio, segnerebbero ineluttabilmente la sconfitta del Natale, vinto dalla ignavia, dalla corrosione e dalla indifferenza dei sentimenti e dei costumi.

Documenti correlati