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Il Tempio di San Giovanni al Sepolcro
Il tempio di San Giovanni al Sepolcro (o chiesa del Santo Sepolcro) è il monumento simbolo e l’indubbia testimonianza del rapporto culturale esistente tra la città di Brindisi e la Terra Santa durante il periodo delle crociate. Fu edificato dall’ordine cavalleresco dei Canonici Regolari del Santo Sepolcro, ancor prima del 1128. La sua struttura architettonica è la copia più fedele dell’Anastasis, la basilica collocata all’interno della Rotonda del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Di forma circolare, era il posto nel quale crociati e pellegrini potevano ammirare le architetture e respirare le atmosfere capaci di prefigurare la visione del luogo santo. L’interno, formato da due cerchi concentrici, presenta un anello centrale sostenuto da otto colonne dal fusto liscio con pregevoli capitelli di vari stili. Il tetto originale a volta è stato sostituito da quello attuale in legno.
I canonici regolari del Santo Sepolcro mantennero il possesso della struttura, verosimilmente, sino alla soppressione del 1489 e conseguente trasferimento dei beni all’Ordine di Malta che ebbero concreta realizzazione, in Italia, solo circa il 1560. Nel XII secolo si aprì a settentrione una nuova porta ricamata nel bianco degli stipiti e dell’architrave di marmo da artisti che si muovevano lungo una via che collegava Brindisi a Bari, ad Ancona, a Benevento e a Modena ove gli stessi motivi plastici si ritrovano firmati da Wiligelmo. È possibile si tratti di reimpiego di materiali già destinati alla basilica cattedrale di Brindisi.
Di notevole interesse artistico il portale principale, con l’architrave marmoreo sormontato da un protiro sorretto da due colonne poggianti su leoni stilofori accovacciati. Gli stipiti sono decorati con motivi vegetali, figure umane, animali e scene mitologiche dal significato simbolico. Il portale minore, che era quello originale dell’edificio, presenta invece una decorazione di gusto orientale. Un terzo accesso, attualmente murato, si apriva verso il giardino retrostante.
L’interno, a pianta a staffa di cavallo – formata da due cerchi concentrici di colonne che ricorda quella del Santo Sepolcro in Gerusalemme, è sostenuto da otto colonne dal fusto liscio con pregevoli capitelli con foglie di acanto alternate a capitelli cubici; il tetto originale a volta è stato sostituito da quello attuale in legno.
Sulle pareti affreschi con immagini di santi risalenti al XII-XV secolo, tra questi la “Deposizione” databile ai primi del ’300. Ai dipinti richiamano la tradizione bizantina e la cultura connessa al movimento crociato, sovrapponendosi a strati. Altrettanto interessanti i tanti graffiti sulle pareti all’interno e all’esterno dell’edificio, opera dei viandanti e dei cavalieri, che trasmettono forti suggestioni anche al visitatore moderno.
Al centro del monumento sono visibili attraverso un’apertura circolare sulla base del pavimento, tracce di un pavimento in mosaico di un’importante domus romana di età imperiale (I-II sec. d.C.).
Dopo il restauro necessario a ripristinare il monumento quasi distrutto dai terremoti, è stato adibito a museo dalla civica amministrazione dal 1850 al 1955, e affidato alla direzione di don Pasquale Camassa, appassionato conoscitore e divulgatore della storia della città, ricordato nell’epigrafe esposta all’interno della rotonda. Fu sede di incontri culturali alle quali parteciparono illustre personalità, come il poeta indiano Rabindranath Tagore.
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