Brindisi Virtual Tour
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Lo sventramento delle Sciabiche
di Gianfranco Perri
Le Sciabiche, dall´arabo “sciabbach” che significa rete da pesca, specificamente quella che calata in mare a semicerchio con il suo progressivo avanzamento cattura il pesce. Le sciabiche somigliano molto alle più comuni reti a strascico, ma si differenziano sostanzialmente da queste ultime per la lunghezza dei bracci, che nelle sciabiche sono molto corti tanto che in realtà il corpo della rete praticamente si identifica con il sacco di raccolta.
Ma per noi brindisini Sciabiche era il rione che nell´800 aveva per confini sui lati di terra, via Montenegro a est, poi Santa Teresa e San Paolo a sud, e il largo Sdrigoli a ovest, e che per il resto si affacciava sul mare allungandosi per circa 400 o 500 metri sulla riva di nordovest del Seno di Ponente.
Quello stesso rione Sciabiche peró esisteva da molto tempo prima, tanto che fu proprio in quel rione, certamente il più simbolico della città marinara, che il 5 giugno del 1647 esplose spontaneamente il forte malcontento dei pescatori, suoi incontrastati dimoranti, facendo scoppiare la sommossa un mese prima della più nota rivolta di Napoli capeggiata da Tommaso Aniello d’Amalfi, Masaniello, e dando di fatto così inizio a quell´insurrezione che finì per coinvolgere l’intero meridione italiano, che era Regno di Napoli dal 1509 e su cui regnava il re di Spagna Filippo III, con Pedro Girón viceré a Napoli.
Si racconta [Cronaca dei Sindaci di Brindisi – Pietro Cagnes e Nicola Scalese, 1529-1787]: “Fu la revoluzione nel Regno di Napoli, e precise in questa città, e il sindico Ferrante Glianes fu lapidato dal popolo, e fu pigliato da casa sua, e portato carcerato in una casa sotto la marina, dove lo trattennero tutto il giorno, e poi la sera lo mandarono libero in casa sua, e il capopopolo, o vero i capopopoli, furono Donato e Teodoro Marinazzo, e levarono le gabelle, non facendoli osservare come era di solito”.
Ed ancor prima: “…quel che nelle Sciabiche era rimasto del palazzo quattrocentesco della famiglia che era stata del condottiero Pompeo Azzolino, continuó in piedi fino già addentrato il ´900” …“Pompeo Azzollino, vissuto nel XV secolo, fu un grande e valoroso condottiero brindisino. Ferdinando d´Aragona, stimandolo molto per le sue virtù militari e per la fedeltà che dimostrava verso la casa regnante, gli aveva affidato il governo della città. Fu un uomo che compì molte imprese tra le quali da ricordare quella del 1481 quando, insieme con i suoi uomini, liberò Otranto dai turchi. Poi l´anno seguente sconfisse in battaglia aperta il comandante veneziano Giacomo Marcello facendolo desistere dal rioccupare Brindisi. Ferdinando d´Aragona fu assai grato a Pompeo Azzolino della vittoria riportata contro i turchi e volle per questo eternare la sua memoria con un´iscrizione che fece incidere sopra una tavola di marmo collocata sulla facciata della casa di Azzolino situata nel rione Sciabiche” [Le perle di Brindisi. Personaggi illustri brindisini – Franca Perrone e Angela Giosa, 2008].
Su tutte le più antiche mappe della città di Brindisi in qualche modo assimilabili a ciò che consideriamo essere un piano topografico e quindi elaborate a partire dal 1700, tutto il tratto di riva esposto a nordovest che parte dalla punta situata all´incirca all´altezza della discesa Montenegro e che si estende per quasi 500 metri fino alla base della salita Lucio Scarano, é chiaramente occupato da caseggiati: sono le case delle Sciabiche.
La fotografia più antica che si conosca del rione Sciabiche risale invece al 1870, ed appartiene alla serie di quelle che così datate integrano gli Archivi Alinari e che furono esposte in occasione della mostra “Brindisi negli Archivi Alinari tra Unità d´Italia e Prima guerra mondiale” a Palazzo Granafei Nervegna dal 18 Giugno al 9 Ottobre 2011. La foto originale, dalla quale é estratto il particolare riprodotto di seguito, é dello Stabilimento Giacomo Brogi.
Si possono osservare diversi dettagli interessanti:
La strada Montenegro e la strada S. Chiara scendono parallele tra di esse fino alla banchina. La strada Montenegro sbuca su largo Montenegro, delimitato a sud dall´omonimo palazzo e compreso tra due blocchi di case, quello ad est abbastanza piccolo si stende fino di fronte alla strada S. Chiara, quello ad ovest molto più grande si allunga costeggiando la banchina che verso ovest va incurvandosi fino ad esporsi a nordovest.
Giusto alle spalle di questo secondo grande blocco di case c´é piazza Monticelli sulla quale sbucano, da sud le due viuzze cieche Azzolino e Capozziello (i cui nomi non sono riportati nel piano) parallele alla strada Montenegro, e da ovest la strada Sciabiche che scorre lunga e stretta, parallela alla banchina ma internamente, fino a sbucare su uno slargo (in seguito denominato largo Sdrigoli ed oggi largo Sciabiche) dal quale poi sul lato opposto inizia la salita verso Santa Aloy.
L´ultimo caseggiato a quel tempo presente lungo la banchina del seno di ponente é quello che appunto delimita quello slargo in coincidenza con l´inizio della strada in salita (inizialmente anch´essa denominata strada Sdrigoli ed oggi via Lucio Scarano).
Sulla strada Sciabiche scendono perpendicolari ad essa due pendii, uno breve ed accentuato da largo Santa Teresa e l´altro più lungo e dolce, il pendio Marinazzo, dalla strada De Leo.
Sul piano sono finalmente identificati con colore marrone scuro: l´albergo delle Indie Orientali di fronte alla banchina della strada Marina (cosi é identificato sul piano l´attuale viale Regina Margherita) ad est, la Cattedrale e l´Ospedale su largo Cattedrale a sudest, e le chiese di Santa Teresa e San Paolo a sudovest.
Una Planimetria della Banchina Centrale del Porto di Brindisi fu elaborata a scala 1/1000 in data 1 Agosto 1882 (dettaglio riportato di seguito) in occasione dei lavori di riparazione di quel tratto di banchina e su di essa sono delimitati con precisione quei due blocchi di case delle Sciabiche più prospicenti al mare, il più piccolo dei quali é identificato sul piano con il nome di Corpo Piloti.
Questa porzione del piano, sopra riprodotta, include inoltre le seguenti legende: Sciabiche, Palazzo Montenegro, Consolato Britannico e Albergo Indie Orientali. Quella serie di numeri sul mare, sono i valori degli scandagli: 8,23 – 8,22 – 8,51 – 8,57 – 8,42 – 8,76.
Nel 1883 vide la luce il piano regolatore della città di Brindisi e per le Sciabiche fu un segnale d´inizio, o quanto meno premonitore, del processo demolitore, anche se in realtà solamente si previde demolire il piccolo blocco fabbricato del Corpo Piloti antistante a Palazzo Montenegro, parti del blocco fabbricato grande prospicente al mare ed ancora un altro pezzo di fabbricato.
D´accordo a quanto riporta Alberto Del Sordo nel suo libro “Toponomastica Brindisina”, fino a tutto l´800 i due toponimi principali del rione furono strada Sciabiche, che era il lungomare, e via Forno Sciabiche, che era quella parallela alla prima e che internamente si allungava tra largo Monticelli ad est e largo Sdrigoli a ovest. Poi c´erano via Pompeo Azzolino e vico Capozziello, le due stradette senza uscita e parallele a via Montenegro, e poi vico Sciabiche I, vico Sciabiche II, vico Sciabiche III, vico Sciabiche IV.
Una delibera comunale del 1900 cambió i nomi delle due strade principali, sostituendoli con: via Lenio Flacco quella del lungomare, e via Sciabiche quella parallela interna. Anche i vari vico Sciabiche I-II-III-IV, cambiarono nome passando a chiamarsi vico Cannavese, vico Candilera, vico De‘ Mezzacapo, ed poi altri nomi ancora. Oggi, la denominazione Sciabiche é toponomasticamente attribuita unicamente a quello che era stato largo Sdrigoli.
Anche se non é dato conoscere la data e le circostanze precise in cui i primi fabbricati delle Sciabiche furono demoliti, certo é che entro la fine dell´800 in quel settore il piano regolatore del 1883 era già stato parzialmente attuato, con la completa eliminazione del fabbricato piccolo antistante a palazzo Montenegro e con una parziale demolizione del blocco più grande, una demolizione quest´ultima meno estesa di quanto indicato dal piano regolatore e che comunque aveva permesso di allineare la facciata est del blocco con la via Montenegro.
Probabilmente quelle prime demolizioni coincisero con la creazione della piazza Baccarini, con al centro la fontana detta dei delfini successivamente trasferita ai Giardinetti, circoscritta dal palazzo Montenegro quindi dalla banchina e, sul lato ovest, da quel grande blocco edificato prospicente al mare. “La piazza fu intitolata all´ex ministro dei lavori pubblici Alfredo Baccarini, morto nel 1890, in riconoscimento al suo apprezzabile e concreto interessamento ai problemi dei trasporti della città” [Parliamo di Brindisi con le cartoline – G. Candilera, 1985].
É del 1903 la foto panoramica che riproduce il lungomare tra l´Albergo delle Indie Orientali ed il Castello di terra, ed in questa foto é ben distinguibile tutta intera la facciata est del blocco abitato prospicente al mare perfettamente allineata con l´ultimo palazzo di via Montenegro, quello che anche se abbandonato e fatiscente é ancora in piedi a tutt´oggi.
La seguente foto, quasi contemporanea alla foto panoramica del 1903, mostra da più vicino parte della piazza Baccarini, parte del palazzo prospicente al mare, e la fontana dei delfini.
Risale invece agli ultimissimi anni dell´800 l´inizio della costruzione dei fabbricati sulla riva del seno di ponente a prolungamento delle Sciabiche verso il Castello di terra, siti su tre isolati contigui occupando una fascia compresa tra il lungomare e la strada Sdrigoli, poi via Lucio Scarano, che risalendo fino a Santa Aloy era stata aperta prolungando la strada Sciabiche.
Risale infatti al 1890 una vecchia fotografia, purtroppo pervenuta con scarsa qualità grafica, che mostra in primo piano pescatori sulle loro barche a remi e sul fondo le Sciabiche con parte di quei nuovi fabbricati, costruiti sulla riva del seno di ponente a mo di prolungamento delle costruzioni preesistenti, facilmente identificabili allineati sull´estremo destro della fotografia.
Più completa anche se di vent´anni più recente, é invece la visione che delle Sciabiche si ottiene dalla seguente fotografia datata 1910, che presenta una panoramica abbastanza completa di tutte le case delle Sciabiche, quelle più vecchie e quelle al tempo della foto nuove, tutte sovrastate dall´imponente complesso della chiesa di Santa Teresa, e da quello della chiesa di San Paolo che non si vede nella foto perché dalla sua prospettiva é più a destra.
Quell´ultima casa sull´estremo sinistro della fotografia era identicamente presente anche sulla prima foto, quella del 1870 – di 40 anni prima – ed altro non é che l´estremo ovest del grande blocco edificato prospicente al mare. Trattasi di quel pezzo estremo del blocco edificato che doveva essere demolito secondo il piano regolatore, ma che invece al 1910 resisteva ancora.
Una mappa della città che riflette per il rione Sciabiche le due novità descritte, le prime demolizioni e i nuovi fabbricati, é quella datata 1916 elaborata a scala 1/4000 da A. Urbani dalla quale é estratto il dettaglio qui riportato.
Si osserva chiaramente l´assenza del piccolo blocco fabbricato del Corpo Piloti e l´avvenuta parziale rettifica del grande blocco fabbricato la cui facciata est é ora allineata con via Montenegro. E si osservano i nuovi fabbricati, ancor oggi esistenti, costruiti tra la banchina (che dal 1919 si intitolerà all´ammiraglio Tahon di Revel) e via Lucio Scarano.
“L´ammiraglio P. Tahon di Revel, duca del mare, fu capo di stato maggiore della marina e dal 1915 al 1918 fu comandante in capo del dipartimento marittimo di Venezia e responsabile dell´andamento della guerra marittima in Adriatico, fece residenza a Brindisi per quasi tutto il periodo bellico, partecipando alle operazioni navali e creando, a salvaguardia delle coste, i treni ed i pontoni armati, e la flottiglia dei mas che tanto danno infersero ai mezzi navali nemici. Fu un innamorato del porto di Brindisi e ne difese in ogni circostanza i diritti. Fu lui, che da Brindisi il 12 novembre 1918 diramò il bollettino della vittoria navale e che finalmente, al termine della grande guerra insignì Brindisi della Croce di guerra con memorabile motivazione” [Toponomastica brindisina, di Alberto del Sordo – Schena editore 1988].
Su questa mappa del 1916 é anche interessante osservare la presenza su via Lenio Flacco di una nuova costruzione isolata, praticamente al bordo della banchina: non si tratta di abitazioni, ma di una struttura industriale, un grande capannone di attrezzature marine di origine militare e legato alla stazione torpediniere che in quel tratto di banchina operò fin dall´inizio della prima guerra mondiale e vi rimase per tanti anni, come lo si puó osservare bene nella seguente foto datata 1934.
In questa stessa foto non si distingue più il grande blocco fabbricato prospicente al mare sulla banchina di fronte a via Montenegro, né del resto vi é traccia di esso nelle numerose e più ravvicinate fotografie del discorso che Mussolini tenne dal balcone del palazzo Montenegro l´8 settembre del 1934.
Però quel grande blocco fabbricato appare ancora in una mappa della città editata de A. Vallardi nel 1924 e sembra che sia risalente proprio al 1924 la famosa foto, pubblicata anche sul già citato libro di Alberto Del Sordo con la didascalia “Quartiere Sciabiche: caseggiati alla vigilia della demolizione”, che in effetti sembra aver immortalato le prime fasi della demolizione delle case di quel blocco a ridosso della banchina ed alle cui spalle c´era il largo Monticelli ed al quale blocco apparteneva appunto, anche la casa natale dello scienziato.
Fino alla metà degli anni 30, la struttura urbano-architettonica delle Sciabiche, escludendo la demolizione dei due blocchi fabbricati di cui si é detto, non aveva comunque subito cambi rilevanti e di fatto l´apparenza che dal mare mostrava tutto il caseggiato che si snodava lungo la banchina esposta a nordovest era grosso modo la stessa di quella ripresa in una superba fotografia dei Fratelli Alinari datata intorno al 1906.
Da quella foto panoramica del 1906 é infatti estratto il particolare che forse meglio rappresenta fotograficamente la maggior parte di tutte quelle numerosissime case che furono demolite tra il 1934 ed il 1936, quando si consumo la più vasta delle campagne demolitrici, quella che interessò la maggior porzione del quartiere e che di fatto risparmiò solamente un limitato settore di case compreso tra via Montenegro e quello che doveva diventare il limite della nuova scalinata imperiale, costruita tra la risistemata ed ampliata piazza Santa Teresa ed il nuovo piazzale Lenio Flacco. Quelle demolizioni interessarono tutte le case sciabicote che, su piani di varia altezza degradanti da piazza Santa Teresa e da largo San Paolo al mare, esistevano a quell´epoca fino a largo Sdrigoli e anche un po’ più in là, fino al pendio Fontana Salsa che é sulla sinistra dopo già imboccata via Lucio Scarano.
É qui riprodotto quello che é ormai da considerare a stregua di un documento storico, appartenente all´archivio municipale della città e intitolato “Brindisi: Rione Sciabiche e Santa Teresa – Rapp. 1:1000”.
Si tratta di un piano datato 1934 contenente la planimetria parcellare molto particolareggiata delle varie demolizioni da eseguire, tutte ben identificate e numerate. Ci sono tutte le case comprese tra via Pompeo Azzolino e il pendio Salsa Fontana, sulla sinistra già imboccata via Sdrigoli.
Si può osservare come il piano indicasse da demolire anche le case ubicate nel settore più a nord e che furono invece circostanzialmente risparmiate nella pur vasta campagna demolitrice del 1936. Pertanto, quando nel 1959 anche la loro demolizione finalmente si consumò, …era in effetti già stata predestinata venticinque anni prima.
Non sono reperibili foto delle demolizioni del 1934-36, però lo sono alcune che mostrano quanto rimase in piedi dopo quella campagna e che mostrano quale fu la configurazione risultante per tutto quel settore urbano radicalmente modificato ed “ammodernato”.
Furono risparmiate solamente le case ubicate in un limitato settore compreso tra via Montenegro e quello che diventò il limite settentrionale della scalinata imperiale, costruita tra la risistemata ed ampliata piazza Santa Teresa ed il nuovo piazzale Lenio Flacco.
Poi il rione con gli abitanti le cui ultime vestigie erano ancora tali da poter essere così denominate appropriatamente, svanirono per sempre nelle pieghe della storia in quel 1959, quando il piccone demolitore si abbatté inesorabilmente sulle ultime case fino ad allora risparmiate, completando l´opera distruttrice e imponendo al contempo agli ultimi pescatori ed alle loro famiglie di trasferirsi nell´apposito caseggiato che era stato costruito sull´opposta sponda: il villaggio pescatori.
L´affanno demolitore dell´ammodernamento aveva iniziato la sua inarrestabile avanzata sulle Sciabiche con l´inizio del ´900 quando tra i primi caseggiati designati non furono risparmiati né il palazzo dove era nato lo scienziato Teodoro Monticelli né quel che restava dell´immobile quattrocentesco appartenuto alla famiglia di Pompeo Azzolino.
L´avanzata incontrò poi nuove energie, abbondanti ed incontrastate, inseguendo il miraggio della ritrovata gloria imperiale durante la seconda parte del ventennio, e non si arrestò più neanche dopo, riprendendo e completando l´opera demolitrice con gli albori del miracolo economico e della fantomatica industrializzazione.
Oggi, delle “Sciabiche” e degli “Sciabicoti” non ci resta che un ricordo, più o meno vago dipendendo per ognuno di noi dalla propria età anagrafica o dalla lucidità con cui la nostra memoria ci riporta e ci ripropone quei due termini con i quali i nostri nonni e i nostri genitori continuarono, e qualcuno di loro persino continua ancora, ad identificare rispettivamente il rione ed i suoi abitanti.
Le Sciabiche – foto di Cosimo Prudentino
Dedico questo mio scritto a tutti in miei cari amici sciabicoti, con un grazie speciale a Cosimo Prudentino per le sue tante belle fotografie e a Arcangelo Taliento per i suoi tanti simpatici racconti che hanno stimolato la mia fantasia e i miei ricordi infantili, inducendomi finalmente a raccogliere ed ordinare in questo scritto i miei appunti e le mie note sulle Sciabiche brindisine.