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Le tradizioni pasquali e i riti della Settimana Santa

I riti della Settimana Santa che si ripetono da secoli a Brindisi non dissimili da quelli che si svolgono in tutto il Salento e in buona parte del meridione d’Italia.
Le antiche tradizioni, fatte da manifestazioni popolari e religiose come le processioni e gli atti di spiritualità, hanno perso nel tempo la loro intensa emotività e il loro significato originario ed oggi vengono vissute con più distacco rispetto ad un passato non troppo lontano, sia nello spirito religioso che nelle forme di rappresentazione, adesso molto meno spettacolari.
E’ un processo naturale che rientra in una dinamica di adattamento delle tradizioni ai nuovi modelli di vita e di fede, con l’inevitabile perdita – almeno parziale – del significato originario di alcune usanze attive da secoli.

La celebrazione della Resurrezione nella chiesa di San Paolo Eremita nel 2013 (ph. Antonio Lavino)
La celebrazione della Resurrezione nella chiesa di San Paolo Eremita nel 2013 (ph. Antonio Lavino)

Il Giovedì Santo

Una delle tradizioni di maggior seguito è la celebrazione liturgica della “Messa in Cena Domini” che ricorda l’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli e che prevede il rito della Lavanda dei piedi.
Quindi l’esposizione del S.S. Sacramento sull’altare appositamente preparato ed impropriamente conosciuto come il Sepolcro (Altare della Reposizione) addobbato con piantine di grano e legumi dal caratteristico colore giallognolo poichè fatti sviluppare in ambienti oscuri già dalla metà del periodo quaresimale. Oggi l’altare viene adornato anche con fiori colorati di vario genere.
Al termine delle sacre funzioni inizia la visita ai sepolcri, un rito particolarmente sentito dai brindisini, numerosi in giro per le chiese a visitare gli altari della reposizione, raccogliendosi in preghiera in segno di devozione.
La tradizione vuole che ci si debba recare ad almeno sette chiese diverse, o comunque a rendere visita ad un numero dispari di sepolcri.

La tromba e il tamburo
La secolare rievocazione della “_Madonna in cerca di Gesù”, una tradizione che sopravvive grazie alla passione di giovani musicisti brindisini.
Tra le numerose ed antiche tradizioni brindisine della Settimana Santa in buona parte ormai dismesse, continua a tramandarsi una delle meno note ma certamente tra le più suggestive, ovvero la rievocazione della ricerca del Figlio Gesù da parte di Maria._

E’ una tradizione secolare che si propone la notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo nelle stradine del centro storico della città, un tragitto in buona parte attinente la parrocchia di Santa Lucia. Il rituale continua a suscitare interesse ed emozione tra gli abitanti della zona, in particolare nei più giovani, in loro è forte il fascino per questa ricorrenza e difficilmente dimenticano lo squillo della tromba, nel silenzio della notte, a simboleggiare il richiamo della Vergine Maria, accompagnato dal ripetuto rullo di tamburo. E’ senza dubbio un momento che contribuisce ad aumentare d’intensità l’emozione e il significato spirituale della Pasqua.
L’evento segue di qualche ora quello più partecipato della visita alle chiese per pregare davanti all’altare della Reposizione.

Altare della Reposizione della Chiesa del Cristo dei Domenicani la sera del Giovedì Santo (ph. Antonio Lavino 2013)
Altare della Reposizione della Chiesa del Cristo dei Domenicani la sera del Giovedì Santo (ph. Antonio Lavino 2013)

Passata la mezzanotte i due suonatori muovono dalla Chiesa del Cristo e sostano, per intonare le tipiche note del rituale, ai principali angoli della strade ed ai crocevia, percorrendo via Cortine, via Maglie, via Taranto, via Gallipoli, corso Roma, via Porta Lecce, via Santa Lucia, via Madonna della Scala, via S. Antonio Abate, via Bettolo e quindi far ritorno alla chiesa voluta dai padri domenicani.
Per decenni i musicisti sono stati accompagnati nel loro lungo e lento tragitto, che sino agli anni ’50 si protraeva sino all’alba, da alcuni componenti dell’antica ed ormai disciolta Confraternita del Cristo, tra loro Ottavio Pica, Teodoro Cordella e Pasquale Piccoli, insieme hanno saputo conservare un’antichissima tradizione che altrimenti sarebbe stata già dimenticata.

Tromba e tamburo del Giovedì Santo (ph. Antonio Lavino 2013)
Tromba e tamburo del Giovedì Santo (ph. Antonio Lavino 2013)

La prosecuzione del rito per alcuni anni è proseguita grazie alla volontà ed alla passione di alcuni giovani musicisti brindisini, coordinati dall’esperto Fabio Campobasso, orchestrale e organizzatore di una serie di importanti eventi musicali di carattere religioso, che suona il tamburo nella notte del Giovedì Santo da quando aveva otto anni. Continua a farlo accompagnato alla tromba da Massimiliano Di Ciocco o da Andrea Minghetti, tutti allievi del compianto maestro Rocco Bagnato del Concerto Bandistico Città di Brindisi Casale, compositore nel 1950 delle note dello squillo di tromba a sostituzione del precedente suono che era affidato alla libera interpretazione dell’esecutore. Il tragitto notturno non è più così lungo come nel passato, negli ultimi anni il tutto si conclude in circa 2 o 3 ore, partendo sempre dalla Chiesa del Cristo dei Domenicani e sostando ad intonare l’Inno a Maria alle edicole votive incontrate e dedicate alla Madonna.
L’antica tradizione ha un duplice significato: la prima parte ricorda la ricerca del Figlio Gesù, ovvero quando la Madonna ignara dell’arresto lo cercava tra le fila dei soldati e per le strade della città, verso l’alba il suono assume il significato del “Canto del Gallo” legato ai tre rinnegamenti di Pietro, così come Gesù gli aveva predetto.

La rievocazione, in forma processionale, si svolgeva in passato dalle chiese dell’Annunziata, della Scuole Pie, delle Anime, di Santa Teresa, San Benedetto e Santa Maria degli Angeli. Oggi di ritrova ancora in alcuni centri del meridione d’Italia, dove in tarda serata il simulacro dell’Addolorata viene portato per le vie del centro con brevi soste nelle chiese, sempre accompagnato dal suono di tromba e tamburo.

La tradizione della “tromba e tamburo” alla chiesa del Cristo dei Domenicani (2013). Video di Antonio Lavino

A ricordare la ricerca del Figlio la notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo c’è anche la poesia dialettale Vinirdia Santu, che secondo alcuni studiosi risalirebbe alla seconda metà del seicento, epoca della dominazione spagnola; “il brano, più che un canto o una poesia religiosa, debba essere considerato un frammento di un’antica Lauda, andata irrimediabilmente perduta1.

I Riti del Venerdì santo

Le processioni dei Misteri si svolgevano il Venerdì Santo, sino a quando, disciplinate dall’Arcivescovo Talucci, a Brindisi sono state ridotte ad un’unica cerimonia cittadina. Muovevano in ordine quella della chiesa del Cristo, della SS. Annunziata, della Pietà e in tarda sera quella di San Paolo. Il sabato pomeriggio il rito si svolgeva anche dalla Chiesa delle Anime, tutte le processioni giungevano al Calvario.
Davanti al sagrato delle chiese e durante i primi tratti del tragitto si svolgevano le tanto discusse aste – a maggiore offerta economica formulata – per designare i portatori delle statue dell’Addolorata e del Cristo Morto collocato nel “cataletto”, una procedura che ritardava l’avvio del rito religioso.

Processione dei Misteri del Venerdì Santo - ph. Antonio Lavino 2006
Processione dei Misteri del Venerdì Santo – ph. Antonio Lavino 2006

In passato erano due processioni distinte, una con il Cristo morto collocato sul cataletto, l’altra con l’Addolorata rappresentata dalla statua della Madonna con gli occhi pieni di dolore e con un pugnale conficcato nel cuore. Le processioni giravano per le vie della città evitando di incontrarsi e, quando questo avveniva, le due processioni si univano divenendo una sola.
La processione richiama il rituale spagnolo seicentesco dell’Entierro.

Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Arrivo al Calvario - ph. Antonio Lavino 2006
Processione dei Misteri del Venerdì Santo. Arrivo al Calvario – ph. Antonio Lavino 2006

Sino agli anni ’40 talvolta si esagerava con la spettacolarizzazione dei riti, sia durante la Via Crucis, dove venivano scelte le migliori voci in una sorta di competizione tra le diverse chiese, che nella rappresentazione della Passione di Cristo, con la teatralizzazione esaltata degli eventi religiosi, che hanno causato inevitabili provvedimenti da parte dell’Arcivescovo.

La processione del Venerdì Santo parte dalla Cattedrale – SenzacolonneNews 2015

Resta la liturgia della “messa scigghiata” (messa incompleta) del Venerdì Santo, caratterizzata della nudità degli altari, dai paramenti violacei, dal silenzio delle campane e la sostituzione della messa con l’Adorazione della Croce.

Sabato Santo

Attualmente è un giorno di attesa, ma in passato – prima della riforma liturgica degli anni ’50 – a mezzogiorno preciso si festeggiava la Resurrezione di Cristo: al “Gloria in excelsis Deo” si scioglievano le campane delle chiese rimaste in silenzio per tutta la Quaresima e si facevano suonare a festa per annunziare la Resurrezione; per le strade si udiva il frastuono provocato dai ragazzini che con mazze di legno (manici di scopa o piccoli bastoni) battevano su contenitori metallici, come scatole di latta, pentole e vecchi tegami precedentemente accatastati. Simbolicamente era un modo per scacciare e percuotere il diavolo.

Pasqua, la Processione in chiesa della “Madonna del Terremoto”
La mattina di Pasqua, durante la prima celebrazione eucaristica nella chiesa di San Paolo Eremita, si svolge la processione della macenula della Vergine Immacolata conosciuta come Madonna del Terremoto, che viene portata velocemente dal portone d’ingresso verso l’altare maggiore per assistere alla Resurrezione del Cristo.
E’ una tradizione iniziata dai frati minori francescani, residenti nell’attiguo convento sino ai primi anni dell’800, che volevano la partecipazione della Madre non solo al dolore della morte del Figlio ma anche alla Sua Resurrezione.

La tradizione della processione della Madonna del Terremoto, chiesa di San Paolo Eremita la mattina di Pasqua 2013. Video di Antonio Lavino

Buona parte dei riti quaresimali, spesso rivenienti dalla tradizione spagnola, si sono modellati nel tempo ed hanno perso parte del loro antico significato originale, un processo che andrebbe recuperato nonostante il naturale adattamento delle tradizioni alle nuove concezioni di fede.

La celebrazione della Pasqua nella chiesa di San Paolo Eremita nel 2013 (ph. Antonio Lavino)
La celebrazione della Pasqua nella chiesa di San Paolo Eremita nel 2013 (ph. Antonio Lavino)

Riferimenti bibliografici

1 Raffaele Cucci. Contributo alla storia della tradizioni popolari brindisine. 1979

  • Edoardo Pedio. Canti popolari brindisini. 1913
  • Giacomo Carito, Brindisi. Nuova Guida, 1994
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