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Salina Punta della Contessa

Parco Naturale Regionale

Il Parco, a qualche km a sud della città, si sviluppa tra Capo di Torre Cavallo e Punta della Contessa. La zona umida, di 214 ettari, ha un grande interesse ornitologico e paesaggistico per la presenza di un insieme di bacini costieri temporanei con substrato di limi e argille pleistoceniche, alimentati da corsi d’acqua canalizzati provenienti dall’entroterra, denominati “Le Chianche” e “Foggia di Rau”, mentre i bacini più a sud sono alimentati anche da sorgenti di acqua dolce e subiscono l’introduzione di acqua del mare soprattutto dopo forti mareggiate.

Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa
Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa

I bacini sono separati dal mare dalla spiaggia sabbiosa che si estende anche per una larghezza di 15 metri. L’intera area ha pregevoli aspetti vegetazionali ed è costituita da estesi salicornieti e da ambienti lagunari con Ruppia cirrhosa.
Nell’area retrodunale si sviluppano lo Sparto Pungente e il Giunchetto, in alcuni tratti è possibile osservare le prime formazioni di macchia mediterranea; non mancano gli elementi botanici più caratteristici del territorio: il Lentisco, il Leccio, la Filirrea, il Mirto, il Caprifoglio, il Cisto Rosso.

La cartina del Parco Naturale Regionale Salina Punta della Contessa
La cartina del Parco Naturale Regionale Salina Punta della Contessa

Nella zona intorno ai bicini si scoprono invece piante come la Salicornia Radicante e la classica Canna di Palude, mentre negli specchi d’acqua è assente la vegetazione emergente.

Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa. Aironi in volo, sullo sfondo l'area industriale - ph. Alessandro Caiulo 2026
Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa. Aironi in volo, sullo sfondo l’area industriale – ph. Alessandro Caiulo 2026

Importantissimo sito di interesse per la nidificazione, di sosta e svernamento dell’avifauna migratoria acquatica di passaggio lungo l’asse tra l’Africa e l’Europa: sono state segnalate circa 14 specie nidificanti, tra cui beccacce di mare, cigni, folaga, aironi, germani reali, moretta la vegetazione è costituita in prevalenza da rupopia chirrosa, agropyron junceum, ammophilla sp. e molte appartenenti ad altre categorie fenologiche che risultano d’interesse internazionale.

È stata segnalata anche la presenza di una popolazione vitale e riproduttiva di tartaruga palustre europea Emys orbicularis1.
Nell’area sono stati costruite delle piccole “vedette” dalle quali è possibile dilettarsi con il “ Birdwatching”.
Rientra nell’ambito del Parco anche l’area di Fiume Grande.

Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa. Dune con vegetazione spontanea sulla spiaggia
Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa. Dune con vegetazione spontanea sulla spiaggia

Le Saline Regie, che costituiscono i bacini più a nord rispetto gli stagni, ebbero intenso sfruttamento commerciale tra il XIII e il XVIII secolo, con un tentativo di riuso nel XIX secolo. Da qui proveniva il sale che veniva donato ai cittadini locali su disposizioni di re Ferdinando I d’Aragona (1465-66), al fine di favorire il ripopolamento della città.
Nel 1734 le saline furono testimoni dello sbarco di una nave (alle ore due della notte) che porto gli invasori ad impadronirsi della torre del sale.
Con la fine dello sfruttamento commerciale della zona, si pose fine a quel processo di regimazione delle acque che fino ad allora aveva interessato la zona, generando così una palude che con il tempo sarebbe diventata una zona umida di grande interesse e valore naturalistico, in particolare per la presenza di un’abbondante avifauna.
Rovine del deposito del sale sono ancora visibili nell’area.

Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa. Resti del deposito del sale
Brindisi. Saline Regie di Punta della Contessa. Resti del deposito del sale

Al centro di questo territorio vi è l’antica torre – verosimilmente rinascimentale – munita di caditoie della Masseria Villanova, inglobante nel nucleo centrale che insiste su preesistenze medievali legate all’abbazia he prendeva il nome di Santa Maria de Ferorellis, toponimo che ha origine dalla diffusione nell’area delle feruleche. Questo edificio rappresentava un complesso ecclesiale di rito greco attivo dal XII al XVI secolo, prima di essere trasformato in ente economico denominato Ferorelli sino al XVIII secolo2.

Brindisi. La torre della Masseria Villanova
Brindisi. La torre della Masseria Villanova

L’antico edificio è vincolato ope legis in base al codice Urbani sui beni culturali.
L’attuale denominazione Villanova deriva dalla famiglia che ne è stata proprietaria per secoli.

Bibliografia di riferimento:

1 Tiziano Fattizzo, Distribuzione di Emys Orbicularis (Linnaeus, 1758) nel Salento

2 Giacomo Carito, Brindisi Nuova Guida ,1993 pag. 214-215

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