Brindisi Virtual Tour
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Brindisi durante la presa di Otranto (1480-1481)
Note sparse a cura di Giacomo Carito
Il 1480, seguita la conquista di Otranto da parte dei turchi, l’arcivescovo metropolita di Brindisi, Francesco de Arenis, viceré di Terra d’Otranto, avviò contatti con gli ottomani inviando messaggi ad Achmed Pascià, comandante dell’esercito invasore. La risposta del turco non ebbe toni concilianti: “Otranto 1480, 18 Agosto Reverendo in Christo Patri, archiepiscopo Brunditij (Brindisi), et domino consilij civitatis Litij (Lecce). Da noi è venuto uno vostro homo, secondo richiesi, con una lettera, da voi mandata, nella quale mi chiedete d’illustrare quali siano i miei propositi: pertanto la domanda (in realtà risposta) mia è: io voglio la terra, perché io son venuto qui, che lo mio Signore vuole il paese del Principe, che non è principe de loro. Io ve la domando di buona voglia, et per la testa del gran Signore et per la testa mia, et, si Dio me varente uno solo figlio che ho, non abbiate alcuna paura sopra la mia testa, et per quello che mi ha creato, quello si fa per tutto lo paese del gran Signore, io farò per voi. Se non mi date la terra, io con tutto lo mio sforzo vegnerò da vo (a Brindisi) i, et là farò più crudelitate che non è facto ad Otranto, Io voglio se piace a Dio stare assai qui”. Dalla lettera si evince che il progetto turco era quello di una stabile conquista almeno della Terra d’Otranto, proposto vanificato sia dal mancato approdo a Brindisi che, soprattutto, dalla morte del sultano Maometto II.
Il grande umanista salentino Antonio De Ferraris detto il Galateo per essere originario di Galatone (1444-1517) ebbe modo di seguire i fatti che portarono all’occupazione turca di Otranto il 1480 e quel che ne seguì sino alla conclusione del conflitto il 1481. Il Galateo sostenne che vero obiettivo della spedizione fosse Brindisi e che solo eventi accidentali portarono la flotta ottomana a dirigersi verso Otranto. Anche seguita la presa di quella città non venne meno il proposito di marciare su Brindisi; scrive il Galateo: “poiché l’acquisto d’Otranto era quasi di niuno momento, come non capace quel porto a ritenere l’armata, dopo molti secreti ragionamenti avuti con li suoi (Ahmet Pascià), sollecitava tuttavia i nuovi soccorsi. Impero ché volendo egli guardare, come voleva, Otranto, a lui non rimaneva tanto numero di gente, che come conveniva, avesse potuto seguire l’impresa di Brindisi, e tanto più intendendo egli tutto’l dì , come la detta Città si rinforzava ne i muri, e si riempiva più sempre di nuova gente: questi non erano l’ultimi di quei rispetti, che li facevano andare per il capo diversi disegni”.
Scrisse ancora il Galateo nella sua cronaca dei fatti di Otranto:: “Finalmente approssimatasi la estate verso la fine di giugno mandò la predetta armata fuora di Costantinopoli havendo di quella creato capo Agomat Bassà, detto per sopra nome Ghiedich, huomo coragioso, e intendente quanto altro capitano fusse mai. Costui navigando con favorevol vento dopo alcune settimane giunse alla Velona (Valona), dove rinfrescato alcuni di vettovagliata a bastanza l’armata, havendo trovato ivi grandi apparati, a quanto di ciò faceva di mistiero, diede ordine, che se imbarcassero al numero di sette cento cavalli, rifiutando il rimanente, e l’istesso ordine servò nei Turchi a piedi: aperse le vele verso Branditio, oggi Brindisi, città del Regno di Napoli; ma mentre che vi si andava avvicinando, assalita in un subito da contrari venti, che sforzevoli erano, fu costretta a volgere le prore indietro, ma parendo a Agomath, di potersi ricoverare in due porticcioli, o cale, come vogliamo dire, poste non molto lunghe da Otranto, senza avere a tornar nella Velona, divisati prima i legni, a qual non era lecito di scostarsi in nessun tempo da lui, parte della detta armata si fermo nella prima cala, luogo detto al presente le orte, e il rimanente nell’altra cala più oltre quattro miglia nel medesimo continente, chiamata oggi Vadisco (Porto Badisco). Era questa armata di novanta Galee, e di quaranta fra galeotte, e altri legni de corsari, e fra questi quindici Mahoni, sopra i quali givano i cavalli, e gran parte delle monizioni. E era l’intento di Agomath di seguire il viaggio de Brindisi, cercando de impadronirsi di quel porto, il quale doveva esser ricetto nel seguente inverno della sua armata. La città di Brindisi è posta nell’uno de’ lati dell’Adriatico, che contiene il territorio della Puglia, ha un capacissimo e sicurissimo porto in ogni rivoluzione di vento, vi sono d’intorno molti, e copiosi fonti di acqua, e comportevolmente popolata, considerata la grandezza del circuito delle sue mura”.
Ha scritto Vito Bianchi, nel suo ottimo e documentato saggio Otranto 1480. Il sultano, la strage, la conquista (Roma-Bari: Laterza, 2018), che una brillante operazione navale, facendo riferimento a Brindisi, fu condotta a danno dei turchi durante la guerra d’Otranto (1480-1481). Il 1481, si conobbe Il proposito ottomano di trasferire a Valona l’enorme tesoro accumulato nel saccheggio di Otranto e di varie contrade salentine, “confermato dai ragguagli di spie e infiltrati, prodighi di dettagli sul viaggio che Gedik Ahmed Pascià avrebbe intrapreso per mettere al sicuro schiavi e bottino”. Gli Aragona pensarono a una sortita, “da affidare alla loro ancor integra marineria, ormeggiata a Brindisi, unico punto di appoggio concreto e utilizzabile per imbastire una riscossa. Dall’inizio dell’anno in città stazionava la compagnia mercenara di Balász Magyar (noto nella storiografia italiana come Valente da Buda) che, con l’assistenza di Lancislao de Olandis e Giorgio Kádár, aveva immesso dall’Ungheria alcune decine di cavalieri, fanti e balestrieri, cui si erano uniti i militi della Dalmazia capitanati da Pietro da Ragusa. Il porto brindisino, poi, era stato di recente potenziato con il distaccamento di altri 200 militari spagnoli, con l’ingaggio di maestranze addette alla manutenzione dei vascelli e con opere di fortificazione”. Salpata da Brindisi, la flotta aragonese riuscì a intercettare quella ottomana e a recuperare buona parte del maltonto. Il rientro a Brindisi fu trionfale: il mito dell’invincibilità turca era venuto finalmente meno!