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La Pace di Brindisi (40 a.C.)

Il foedus brundusinum fu siglato a Brindisi nell’ottobre del 40 a.C. tra Ottaviano e Marco Antonio e produsse una pace momentanea tra i due principali contendenti alla successione di Giulio Cesare

Con l’assassinio di Giulio Cesare, avvenuta il 15 marzo del 44 a.C. a opera dei 23 congiurati (Idi di marzo), a Roma si creò un pericoloso clima di instabilità politica che innescò una guerra civile durata ben 15 anni. In tale contesto, tra i numerosi protagonisti intenzionati a contendersi un ruolo egemone sulla scena pubblica, emersero sin da subito Ottaviano, figlio adottivo ed erede per disposizione testamentale del potere dal defunto dittatore, e Marco Antonio, principale candidato alla guida politica e amministrativa la Repubblica dopo la morte del dittatore. In un primo momento i due si allearono nel perseguire i Cesaricidi. Con lo scopo di ripristinare la sicurezza e la tranquillità dei cittadini ed offrire stabilità alla Repubblica, il 27 novembre del 43 a.C. nacque il Secondo triumvirato (triumviri rei publicae costituendae), un accordo della validità di cinque anni di cui faceva parte anche la figura di secondo piano di Marco Emilio Lepido, anch’egli ex luogotenente di Cesare.
Il patto però risultò da subito molto fragile, i rapporti di forza nel tempo persero l’iniziale equilibrio; la situazione si aggravò con il conflitto di Perugia del 41 a.C., dal quale uscì vittorioso Ottaviano e che fece aumentare l’ostilità fra i triumviri.

Brindisi. Piazza del Popolo. Statua di Ottaviano Augusto loricato.
Brindisi. Piazza del Popolo. Statua di Ottaviano Augusto loricato.

Nel corso del 40 a.C. il clima politico era andato progressivamente deteriorandosi; la flotta di Sesto Pompeo dominava le rotte del Tirreno, quella di Domizio Enobarbo solcava indisturbata l’Adriatico. Nel contempo Gaio Asinio Pollione, un fedele di Antonio, scendeva in Italia dalla Gallia con sette legioni; è proprio fidando nel suo aiuto che Antonio lascia Sicione, si congiunge a Cefalonia con la flotta di Enobarbo e si presenta a Brindisi. La guarnigione dell’importante centro salentino, tuttavia, senza che probabilmente Ottaviano glielo abbia ordinato, non gradendo la presenza d’Enobarbo, condannato dalla lex Pedia come assassino di Cesare ed autore, nel 41 a.C. di un tentato colpo di mano proprio su Brindisi di cui aveva devastato il territorio, gli chiude in faccia le porte della città. Di conseguenza, Antonio dispone che le sette legioni di Asinio Pollione stringano d’assedio la città; Ottaviano, a sua volta, recluta cesariani coi quali marcia su Brindisi, attestandosi alle spalle delle truppe di Pollione. Dopo complesse trattative, condotte da Mecenate, quale rappresentante d’Ottaviano, Asinio Pollione d’Antonio e Cocceio Nerva quale mediatore, si giunse al foedus brundusinum, salutato con gioia dai soldati e suggellato dalle pattuite nozze fra Antonio ed Ottavia, sorella d’Ottaviano.
Brindisi, possibile causa di un nuovo conflitto, lega così il suo nome a un trattato che pareva dover aprire un’epoca di pace. Virgilio, che non si sa se allora fosse a Brindisi, prende spunto dalla pace brindisina per la IV ecloga; seguace allora d’Antonio, dedica il componimento ad Asinio Pollione. Per il puer pacator orbis si intende un figlio di Antonio.
Se non vi sono elementi per sostenere che nel 40 a.C. Virgilio fosse a Brindisi, può invece ragionevolmente supporsi che vi fosse nel 37 a.C. o che, almeno, vi fosse diretto. Nella città adriatica doveva rinegoziarsi l’intesa fra i triumviri, intesa che dopo il foedus del 40 a.C. era stata riconfermata dall’accordo di Atene del 38 a.C. Ancora una volta Brindisi assunse un atteggiamento ostile nei confronti d’Antonio, presentatosi con circa trecento navi, determinando un aumento della tensione politica.
Da Roma si mossero, nel celebre viaggio descritto da Orazio, per comporre i contrasti, Mecenate, quale rappresentante di Ottaviano, e Cocceio Nerva, consul suffectus del 39 a.C., in funzione di mediatore. A loro si aggiunse, ad Anxur Terracina, Gaio Fonteio Capitone legato di Antonio e, a Sinuessa, ultima città laziale sull’Appia, Vario, Tucca e Virgilio. Il testo oraziano documenta, in modo inequivocabile, il definitivo mutarsi dell’atteggiamento politico del Venosino e del Mantovano, ora entrambi legati ad Ottaviano; il primo aveva combattuto a Filippi coi Cesaricidi, il secondo era stato, come si è detto, Antoniano. A Brindisi, longae finis viae, non ebbero poi, in effetti, luogo le trattative di pace; l’intesa fu raggiunta a Taranto con la mediazione di Ottavia, moglie d’Antonio e sorella d’Ottaviano, grazie anche alle pressioni esercitate dalle legioni che non volevano affrontare una nuova guerra civile.1

Brindisi. Museo archeologico. Blocco marmoreo con iscrizione in onore dell'imperatore Augusto, ritrovato in piazza Duomo durante gli scavi per la costruzione del museo, risalente al 2 a.C. - 14 d.C.
Brindisi. Museo archeologico. Blocco marmoreo con iscrizione in onore dell’imperatore Augusto, ritrovato in piazza Duomo durante gli scavi per la costruzione del museo, risalente al 2 a.C. – 14 d.C.

La pace siglata nell’ottobre del 40 a.C. a Brindisi fu però temporanea. Tre anni dopo vi fu un altro momento di tensione

Ancora una volta Brindisi assunse un atteggiamento ostile nei confronti d’Antonio, presentatosi con circa trecento navi, determinando un aumento della tensione politica. Da Roma si mossero, nel celebre viaggio descritto da Orazio, per comporre i contrasti, Mecenate, quale rappresentante di Ottaviano, e Cocceio Nerva, consul suffectus del 39 a.C., in funzione di mediatore.2

L’accordo, siglato in realtà a Taranto, fu ancora una volta momentaneo e la rottura definitiva si ebbe nel 32-31 a.C. con la cosiddetta guerra egiziana.

L’ultima grande parata militare a Brindisi si ebbe nell’estate del 31 a.C. quando Ottaviano raccolse le forze per l’ultimo scontro con Antonio. Fece raccogliere legionari e navigli di nuova fabbrica, modellati sulle navi di Liburni, non grandi, strette e lunghe, capaci d’infilarsi tra i grandi vascelli dell’avversario: era stata un’idea di M. Agrippa, vero maestro di guerra.
Ma a Brindisi Ottaviano volle farsi seguire anche dai senatori di Roma: tutte le grandi personalità volle a Brindisi, sotto controllo, per evitare tradimenti. E a Brindisi, restarono tre anni, fino al 29 a.C. compreso.
Intanto le forze di Ottaviano si mossero, raggiunsero Corfù e poco più avanti, ad Azio, si incontrarono con le forze di Antonio già legato a Cleopatra. E vinsero. La vittoria di Azio (settembre del 31 a.C.) non fu sanguinosa: mentre si affrontavano le flotte, la nave regia di Antonio e Cleopatra fuggì verso sud e gli Antoniani, di mare e di terra, si arresero. Ottaviano inseguì, occupò la Grecia e poi sbarcò in Egitto. Nel 30 a.C. Antonio si uccise.
Nel 29 a.C. Ottaviano entrò in Alessandria: e qui trovò Cleopatra già morta, avvelenata da un serpente. Ebbe tutte le strade facilitate: occupò tutto l’Egitto, che non costituì a provincia romana, ma dichiarò “regno aggiunto all’impero”. Lui si proclamò continuatore dei Lagidi, la dinastia di Cleopatra: lasciò le cose immutate, impadronendosi solo del tesoro egizio che fece trasportare in Italia.
Nel 28 a.C. Ottaviano sbarcò a Brindisi, osannato, riverito per le imprese militari, ormai unico padrone dell’impero, e straricco per il tesoro egizio. Brindisi, che era stata capitale per tre anni, gli tributò onori eccezionali: tra l’altro gli innalzò un arco di trionfo (l’unico della storia romana ad essere stato eretto fuori Roma, purtroppo andato distrutto e completamente disperso, forse in parte riutilizzato per la costruzione aragonese della porta Reale, a sua volta anch’essa ugualmente andata distrutta e poi dispersa).
E così, Brindisi fu la prima a riconoscere l’onnipotenza di Ottaviano. Questi allora si avviò lentamente verso Roma con tutte le autorità. Nel gennaio del 27 a.C., L. Munazio Planco, vecchio cesariano, propose in senato di dare il titolo di Augusto al vincitore: il quale lo gradì tanto che da allora si chiamò Cesare Augusto. Brindisi aveva, di fatto, assistito al cambiamento da Ottaviano ad Augusto.3

Riferimenti bibliografici

1 Giacomo Carito, Per il bimillenario virgiliano. Note brindisine, pag 7-9 (Estr. da «Brundisii res» 10, 1978. Brindisi 1982, pp. 143-156). Link al pdf

2 Ibidem, pag 10

3 Vito Antonio Sirago, Puglia Antica, Società di Storia Patria per la Puglia, 1999. pagg. 195 e 196:

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