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Le nozze tra Federico II di Svevia e Isabella di Brienne
da: Giacomo Carito, Federico II e Terra d’Otranto – atti del secondo convegno nazionale di ricerca storica – Brindisi 16-17 dicembre 1994. Edizione Amici della Biblioteca “A. De Leo” – Brindisi – giugno 2000 – pp. 68-70
Nel 1221 Federico II è a Brindisi; da qui sono datati, dal 13 marzo e sino ai primi di aprile, vari privilegi [1].
L’anno successivo, nella prima decade di novembre, vi ha un primo incontro con Giovanni di Brienne mossosi dall’oriente per trovare aiuti per il suo regno di Gerusalemme e un marito per l’undicenne figlia Isabella che ne è la giovane regina. S’era imbarcato da Acri con il cardinale Pelagio, legato papale, Rodolfo di Merencourt, patriarca di Gerusalemme, Garin de Montagu, gran maestro degli ospitalieri; a Brindisi si pongono allora, l’imperatore è vedovo da circa cinque mesi, le basi per il matrimonio che si celebrerà, nella cattedrale della stessa città, il 9 novembre 1225 fra Federico e Isabella2.
le nozze di Federico e Isabella nella Cattedrale di BrindisiLe nozze furono “in tale pompa che già il racconto di come si svolsero i fatti ci restituisce in tutto il suo abbagliante splendore il tempo delle crociate”3. Federico inviò da Brindisi a Acri, per il trasferimento di Isabella in occidente, una flotta di quattordici galee imperiali sotto il comando dell’ammiraglio Enrico di Malta; questi era latore di un principesco contratto nuziale, premessa alle nozze per procura celebratesi, officiante Giacomo arcivescovo eletto di Capua, nella chiesa di Santa Croce in Acri. Incoronata regina Gerusalemme in Tiro, ove pure ricevé l’omaggio del patriziato d’oltremare, Isabella, dopo una sosta a Cipro, giunse a Brindisi. Qui l’attendevano sia il padre che lo sposo.
Non si trattò di nozze d’amore; pare che Federico preferisse alla giovane sposa la cugina Anais che l’aveva accompagnata a Brindisi. Riferisce Horst che
l’affermazione che Federico abbia trascorso la prima notte di nozze con Anais anziché con la moglie è eccessiva, ma non fa troppa meraviglia che quest’uomo tanto spregiudicato in faccende d’amore sia stato attratto da una più matura e avvenente donzella.
La sera stessa del 9 novembre, del resto, violenti contrasti si verificarono tra Federico e il suocero avendo chiesto il primo
che gli cedesse, come pattuito si era, in dote della figliola le ragioni e i luoghi ch’egli avea nel regno di Gerusalemme; la qual cosa fece il re, benché malvolentieri, non avendo a grado, mentre egli vivea, di spogliarsi di quel dominio. Il seguente mattino partì Federico da Brindisi sdegnato col suocero, e se ne andò a Foggia, senza pur dirgli addio4.
Riferimenti bibliografici
1 Winkelmann, I, doc. 217, pp. 198-201
2 Runciman, p.835; Huillard-Breholles, II, parte I, p.312, nota 2.
3 Kantorowicz, pp. 122-3
4 Cfr. Ryccardus de S.Germano, cl. 99; Capecelatro, p. 268; Giannone, p. 395; Runciman, pp. 836-7; Muratori, annali, p. 256; Horst, p. 123; F.M. De Robertis, il matrimonio, pp. 113-5; Kantorowicz, pp. 122-3.
Ulteriori note offerte dal prof. Carito
Il 9 novembre 1225 Federico II sposava, nella Cattedrale di Brindisi, Jolanda di Brienne. Nella stessa circostanza è molto probabile siano giunte nella città adriatica le reliquie di san Teodoro. Ecco come il cistercense Alberico delle Tre Fontane, (Albericus Trium Fontium) descrive le vicende che legano l’imperatore al porto di Brindisi e all’Oriente in quel fatidico novembre: “L’imperatore Federico, convocati presso di sé in Apulia i suoi magnati, a Brindisi prese in moglie la figlia di Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, e subito, raggirato il re Giovanni e privatolo di ogni potere regio, si fece chiamare egli stesso re di Gerusalemme”. Poco prima, descrivendo i preparativi e i movimenti di quegli anni nell’orbita della Terrasanta e dell’Impero Latino di Costantinopoli, Alberico annota continuamente il transito e lo smantellamento dei santuari orientali operato dai baroni latini e dai cavalieri che rientravano o inviavano reliquie in Occidente. L’arrivo del corpo di un grande santo militare orientale quale Teodoro si inserisce perfettamente in questa autorappresentazione di Federico II come monarca universale d’Oriente e d’Occidente.
La cronaca di Alberico è la prova di quale fosse il clima politico e il livello dei contatti con il Levante proprio nel porto di Brindisi il 1225. L’arrivo delle reliquie di San Teodoro d’Amasea a Brindisi rappresenta uno dei momenti più densi di significato per la storia medievale della città, legando indissolubilmente la devozione religiosa alle grandi dinamiche geopolitiche dell’orizzonte crociato e della politica imperiale di Federico II.
La traslazione fu parte integrante della strategia federiciana di affermazione del potere imperiale: accogliere le spoglie del grande santo militare, patrono dell’esercito bizantino, significava per lo Svevo legittimare la propria proiezione e sovranità sul Levante e sul nascente regno crociato. Il santo “venuto dal mare” divenne così il protettore della flotta e della città stessa. Sui rilievi dell’arca-reliquiario di san Teodoro è la stilizzazione della stessa città di Brindisi con le sue colonne, concepita come una Gerusalemme adriatica pronta ad accogliere il sacro deposito. L’arrivo e la valorizzazione delle reliquie di San Teodoro fu un’operazione d’alta politica ecclesiastica e imperiale. Serviva a dare prestigio alla Cattedrale, a legittimare il ruolo di Brindisi come “Gerusalemme adriatica” e a proteggere la flotta. Ma era un’operazione calata dall’alto, che non si trasformò mai, almeno sino al XV secolo, in un fenomeno di pellegrinaggio di massa “popolare” e internazionale come accadeva per san Nicola a Bari.
Il palermitano Gaetano Sarri, nel suo Diritto della Successione Reale nel Regno di Sicilia, edito in Palermo il 1760 rileva, a proposito delle nozze di Federico II con Iolanda di Brienne occorse in Brindisi il 9 novembre 1225: “Morta poscia a 23 giugno 1222 in Catania l’Imperadrice Costanza, passò egli l’Imperadore a seconde nozze nel 1225. con Tolante (Iolanda) figlia di Giovanni Conte di Brenna Re di Gerusalemme, marito della primogenita della Regina Sibilla, e ch’era indubitata erede del Regno di Gerusalemme, e perciò all’Imperadore Federico arrecato in dote. E di fatto arrivata felicemente in Brindisi della Palestina seguì in essa Città lo sposalizio solenne. E poiché assumer volle fin d’allora il titolo di Re di Gerusalemme l’Imperador Federico, aggiugnendo a’ suoi sigilli, e diplomi il Rex Hierusalem, e pretese l’assoluto dominio del Regno dotale, mandando molti de’ suoi uffiziali a prenderne il possesso fin d’allora, sebbene fusse nella maggior parte posseduto da’ Saracini; nacquero de’ disgusti tra lui, e il suocero il Re Giovanni, il quale aveva creduto, che aspettar dovesse la sua morte per titolarsi Re di Gerusalemme”.
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