Brindisi Virtual Tour

Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo

Museo Collezione Archeologica Faldetta

La Collezione Archeologica Faldetta è ospitata all’interno della Palazzina Belvedere, sul lungomare del porto interno di Brindisi, nei pressi della scalinata Virgilio (Viale Regina Margherita, 11-12), con alla sommità i resti della casa del sommo poeta latino Virgilio, e delle Colonne del porto.

Brindisi, Lungomare Regina Margherita. Palazzina Belvedere, sede della Collezione Archeologica Faldetta
Brindisi, Lungomare Regina Margherita. Palazzina Belvedere, sede della Collezione Archeologica Faldetta

Cenni storici della Palazzina del Belvedere

La sistemazione della piazzetta in cui furono erette le Colonne Romane, comunemente note quali terminali della Via Appia, costituisce una delle questioni care alle politiche urbanistiche del ventennio fascista.
Nel 1928 l’Amministrazione Comunale incaricò l’architetto Saverio Dioguardi per la realizzazione del progetto di sistemazione dell’area, che fu approvato l’anno successivo.
Con il progetto si andavano a demolire due fabbricati preesistenti e si realizzava una nuova gradinata parallela a quella esistente, con inserimento di archi rampanti, due sfingi e un ballatoio, pensati quali rimandi alle antiche vestigia romane, e la costruzione laterale di un nuovo edificio con loggiato e balconi ed una terrazza destinata a pubblico belvedere.

Brindisi, Scalinata Virgilio e la Palazzina Belvedere
Brindisi, Scalinata Virgilio e la Palazzina Belvedere

Il progetto ebbe parere negativo da parte del Consiglio Superiore per le Antichità e Belle Arti, che rilevava una profonda alterazione del contesto storico.
Nel 1930 fu redatto un nuovo progetto (del costo finale di lire 490.000) a cura dell’ufficio tecnico comunale, che prevedeva l’attuale sistemazione della scalinata e del Belvedere, con la Palazzina che ospita la collezione Archeologica Faldetta, scandito per tutta l’altezza da lesene.
La soluzione a cui si pervenne prevedeva, come è attualmente visibile, una unica scalinata con due pianerottoli intermedi, su cui sono posti due lampioni per lato a forma di candelabro.
Il complesso fu inaugurato nel 1931.

Brindisi, Sala del Museo Collezione Archeologica Faldetta
Brindisi, Sala del Museo Collezione Archeologica Faldetta

La Collezione Archeologica Faldetta

La Collezione, sottoposta a tutela ai sensi della legge 1° giugno 1939 n. 1089 con decreto ministeriale 18 ottobre 1978 proposto dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, vanta 363 reperti essenzialmente di provenienza pugliese, disposta nella sala di piano terra e del piano superiore.
Essa comprende una ricca varietà di forme vascolari in ceramica micenea, corinzia, attica a figure nere, italiota a figure rosse, a vernice nera, bruna e rossa, in stile di Gnathia, policroma, acroma, geometrica, subgeometrica e a fasce. Inoltre, vi sono anche esempi di reperti in pasta vitrea, in bronzo ed alcuni esemplari di coroplastica e scultura di ambito indiano.

Brindisi, Museo Collezione Archeologica Faldetta. sx: Giara a staffa. Ceramica micenea; dx: Cratere a campana a figure rosse. Ceramica italiota, il reperto più importante della Collezione
Brindisi, Museo Collezione Archeologica Faldetta. sx: Giara a staffa. Ceramica micenea; dx: Cratere a campana a figure rosse. Ceramica italiota, il reperto più importante della Collezione

La potenzialità della collezione è nella unicità di alcuni esemplari. Tra questi di notevole importanza vi sono: una giara a staffa, di produzione micenea del 1300-1230 a.C. e sei crateri a campana, appartenenti alla ceramica italiota a figure rosse del IV secolo a.C.
Tra i crateri di ceramica italiota a figure rosse spicca, per il suo notevole valore artistico e storico, un cratere di produzione protoapula del secondo venticinquennio del IV secolo a.C., attribuito dal prof. Arthur Trendall (noto specialista di ceramografia antica), alla cerchia del Pittore di Tarporley, che dipinge scene figurate in cui è ripetutamente raffigurata una maschera teatrale. L’eccezionalità è nella particolare e rara decorazione che il vaso reca: la raffigurazione di due maschere femminili. Il reperto in esame è stato menzionato su un importante saggio scientifico, edito da John Russel Brown dal titolo “The Oxford Illustrated History of theatre”.

Brindisi, Museo Collezione Archeologica Faldetta. sx: Cratere con scena dell'Orestea di Eschilo; dx: Cratere di produzione lucana
Brindisi, Museo Collezione Archeologica Faldetta. sx: Cratere con scena dell’Orestea di Eschilo; dx: Cratere di produzione lucana

Inoltre, va citato un altro cratere a campana, sempre collegato al mondo del teatro, sempre di produzione protoapula (380 -360 a.C. ca.) sul quale il soggetto della scena principale è una scena dell’Orestea di Eschilo. Il cratere è attribuito ad un seguace del pittore di Tarporley, al “Long Overfalls Group”.

Gestione, valorizzazione e promozione: Associazione culturale di Promozione Sociale Le Colonne Arte Antica e Contemporanea.

Riferimenti bibliografici

  • Bejor Giorgio, Castoldi Marina, Lamburgo Claudia, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C., Mondatori università
  • Andreassi Giuseppe (a cura di), La Raccolta Archeologica Salvatore Faldetta, Adda, Bari 2011

Documenti correlati