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I meloni Feddi feddi e Fiuru ti fava riconosciuti Prodotti Agricoli del Territorio

Grazie alla famiglia Pugliese, attenti custodi dell’eredità contadina locale, le varietà tipiche del territorio brindisino entrano di diritto nel registro regionale delle colture orticole

I meloni “Feddi feddi” e “Fior di fava” sono varietà originarie di Brindisi e del territorio limitrofo che hanno seriamente rischiato l’estinzione. L’interesse rinnovato da parte dei consumatori e la conservazione dei semi originali curata da alcuni agricoltori locali, in primis la famiglia Pugliese, ha permesso di garantirne la loro sopravvivenza con una valida azione di recupero e di valorizzazione nel tempo.

Il melone <em>Feddi feddi</em>
Il melone Feddi feddi

Un lungo lavoro portato avanti per decenni dal capostipite Antonio Pugliese, che ha continuato una tradizione contadina avviata dai suoi avi. L’anziano contadino, venuto a mancare nell’aprile del 2025 all’età di 89 anni, partiva dall’accurata selezione dei semi raccolti dai frutti maturi. Dopo averli lavati e asciugati, li conservava in appositi contenitori ermetici, inserendo all’interno un biglietto con l’indicazione della varietà e dell’anno di raccolta. Un’opera paziente, proseguita negli anni anche dopo la diffusione di piantine commerciali ibride già pronte per la coltivazione, che ha determinato la perdita di numerose varietà antiche.
La famiglia Pugliese, con diligenza, ha saputo preservare la purezza genetica di questa e di altre varietà locali, producendo e conservando i semi in modo corretto e con tecniche di coltivazione sostenibili, seguendo le stagionalità dalla semina al raccolto.
Nella tarda primavera, infatti, i semi raccolti la stagione precedente si mettevano a germogliare avvolti in un panno umido, quindi si procedeva con la semina in campo, al diradamento delle piantine in eccesso, all’attenta cura e alla selezione dei frutti sulla pianta.

Oggi l’azienda agricola brindisina Velia Pugliese, in collaborazione con il Dipartimento Orticoltura di Bari, è riuscita nell’intento di iscrivere nel registro regionale delle colture orticole le due tipiche varietà di melone, riconosciute come PAT, Prodotto Agricolo nel Territorio, una delle risorse genetiche autoctone e coltivata da oltre 50 anni nei terreni di Brindisi, entrando ufficialmente nell’edizione 2026 del Nuovo Almanacco BiodiverSO, il libro di ben 800 pagine pubblicato dall’ATS “REte per la BIodiversità delle SPecie Orticole in Puglia”.
Il volume raccoglie storie, curiosità e risultati scientifici legati a 293 varietà locali di ortaggi pugliesi recuperate e valorizzate negli ultimi anni.

Semi di melone <em>Feddi feddi</em>
Semi di melone Feddi feddi

Di seguito una breve descrizione delle due varietà offerta da BiodiverSO:

Il melone Feddi feddi (Cucumis melo L. var. cantalupensis), conosciuto anche come melone “a pane” per la sua polpa tenera e compatta, è una varietà originaria di Brindisi e dei territori limitrofi, in passato conosciuto anche con il nome di “melone della vecchia”, in riferimento alla polpa compatta e morbida, che poteva essere maggiormente apprezzata dagli anziani con difficoltà di masticazione.
La forma rotondeggiante è caratterizzata da una decina di costole che suddividono il melone in spicchi. La buccia, di colore giallo, può essere liscia o retata. All’interno, la polpa è inizialmente verde, ma con la maturazione diviene gialla, molto fragrante e profumata.
Dopo la raccolta, il melone ‘Feddi feddi’ deve essere consumato nel giro di pochi giorni, perché tende a deperire velocemente. Un’eccezione è rappresentata dal cosiddetto “spurio”, dal latino spurius («illegittimo, bastardo»), ovvero un frutto con caratteristiche somatiche differenti da quelle di partenza, originato dal lavoro di impollinazione ad opera di insetti pronubi. Si presenta con una corteccia più dura, che assicura una maggiore resistenza sia durante il trasporto sia nel tempo. Talvolta, per preservare tali caratteristiche di pregio, gli agricoltori selezionano i semi proprio a partire dai migliori meloni “spuri”.

Il melone <em>Feddi feddi</em>
Il melone Feddi feddi

Il ‘Feddi feddi’ è una varietà ad alto rischio di estinzione (26/27), ma che negli ultimi anni ha goduto di rinnovate attenzioni da parte dei consumatori. Le diverse denominazioni dialettali ad esso attribuite fanno pensare che l’areale di coltivazione comprenda sia anche altri comuni. A Mesagne è conosciuto con il nome ‘Gaghiubbo’ ed è associato ad alcuni soprannomi o modi di dire: quando una cosa ha una forma strana, si dice che è stata fatta “a gaghiubbo”.
Di difficile reperimento sui mercati, il Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti (DiSSPA) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha recuperato i semi della varietà per conservarlo nella Banca del Germoplasma di Bari e nel centro di conservazione dipartimentale. A seguito delle attività di progetto, il Feddi feddi è stato altresì riconosciuto come prodotto dell’Arca del Gusto dalla Fondazione Slow Food per la biodiversità.

Il melone <em>Fior di fava</em>
Il melone Fior di fava

Il melone Fior di fava (Cucumis melo L. subsp. melo) appartiene alla tipologia dei meloni cosiddetti “di inverno” per la possibilità di essere conservati, in cantina o in un luogo fresco, per un lungo periodo ed essere consumato durante l’intero periodo invernale. Per riuscire a conservarli così a lungo i peponidi dovevano essere raccolti almeno dieci giorni prima della completa maturazione. Delle varietà botaniche che possono essere conservate nei mesi invernali fanno parte anche il Rognoso verde scuro brindisino, il Rognoso bianco, sia piccolo che grande, il Morettino brindisino allungato, il Rognoso giallo e lo Puppeti.
Il ciclo colturale dura è di circa 4-5 mesi, l’epoca di raccolta va da luglio ad agosto.
Il frutto ha forma simile a una palla di rugby ed è caratterizzato dall’epicarpo di colore giallo e verde con tutte le tonalità, macchiettato o striato. Può essere
liscio o corrugato, con screpolature o con un reticolo suberoso. Il peso solitamente oscilla dai due e quattro kg.
La varietà è ad alto rischio di estinzione (25/27), è stata realizzata la sua conservazione in situ.

Giovanni Membola

Video: Da tre generazioni, i meloni antichi che finiscono in cucina

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