Brindisi Virtual Tour

Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo

Masseria Masina

Cinque secoli di storie da raccontare

Il fascino inalterato della storia e la bellezza dell’architettura rurale e difensiva. L’unicità della Masseria Masina è rappresentata proprio dal suo ricco patrimonio culturale, un insieme di elementi distintivi che narrano il legame secolare tra l’uomo, il territorio e la nobile attività contadina. Tutto è ben conservato e s’inserisce in un gradevolissimo intorno paesaggistico, nel quale protagonista assoluto è il vigneto, a cui fanno da cornice generosi alberi di gelsi a rievocare un passato non troppo lontano nel quale si praticava l’allevamento di bachi da seta per la produzione del prezioso filamento.

Brindisi. Masseria Masina
Brindisi. Masseria Masina

La torre rinascimentale e la vicina cappella rurale, entrambe annesse all’antica masseria, sono i beni interessati dall’ottimo intervento di ristrutturazione incentrato sulla conservazione e l’autenticità degli ambienti. I lavori, in fase di completamento, oltre a prevenire eventuali danni strutturali, hanno permesso il recupero e la valorizzazione dei materiali originali e le peculiarità architettoniche delle opere, conservandone ogni caratteristica costruttiva ed estetica. L’obiettivo prioritario della famiglia De Castro, proprietaria dal 1854 dell’azienda e annessa masseria, è quello di preservare e rendere pienamente fruibile l’area per accogliere i numerosi visitatori, rendendo il luogo un punto di partenza per le iniziative di riscoperta della Via Appia, la strada consolare di epoca romana inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Pertanto, accedendo all’apposito finanziamento dall’Unione europea, sono riusciti ad attingere ai fondi stanziati nel PNRR (M1.C3 – investimento 2.2, NextGenerationEU), e procedere con le opere di conservazione dell’identità storico-funzionale dei manufatti e del morfotipo rurale.

Brindisi. Masseria Masina. Corte interna
Brindisi. Masseria Masina. Corte interna
La prestigiosa masseria fortificata, sulla quale è presente il vincolo “segnalazione architettonica”, è localizzata sulla S.S.7 direzione Mesagne – Brindisi, a circa cinque chilometri dal capoluogo, in adiacenza all’originario tracciato della Regina Viarum. Ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza di una stazione di sosta di epoca imperiale nell’area nei pressi degli attuali edifici, impostata su un precedente agglomerato abitativo risalente al II secolo a.C. Oggi si presenta a corte chiusa articolata intorno ad una torre di epoca rinascimentale con funzioni di avvistamento e segnalazione delle incursioni turco-piratesche, e come luogo di rifugio e di difesa passiva. Eretta nella seconda metà del XVI secolo allo scopo di contrastare la ricorrente minaccia dall’Impero Ottomano, la torre a base quadrata era in diretta comunicazione col sistema delle torrette costiere e apparteneva a un sistema difensivo privato comprendente altre masserie rurali della zona.

Erano dei veri e propri fortini che disponevano di sistemi difensivi “piombanti”, come le caditoie, le strette aperture poste sui muri perimetrali del tetto e in corrispondenza dei varchi di accesso e delle finestre, che permettevano agli assediati di far cadere sul nemico pietre e liquidi infiammabili o bollenti, proteggendoli dall’assalto. L’accesso originale era posto al piano intermedio, la zona abitabile per le vedette, al quale si accedeva per mezzo di una scala in legno retraibile all’occorrenza. L’ambiente al piano terra talvolta veniva utilizzato come cisterna per la raccolta dell’acqua piovana o come deposito. Superata l’emergenza, qui si aprirono i varchi di accesso e le scalinate di collegamento con gli ambienti superiori. Il piccolo locale sul terrazzo venne inoltre adibito a colombaia, con varie cellette per ospitare e allevare i volatili, una volta considerati un’importante risorsa per l’economia aziendale e domestica.

Brindisi. Masseria Masina. Dettaglio della torre e delle caditoie
Brindisi. Masseria Masina. Dettaglio della torre e delle caditoie

Nei pressi della torre c’è la piccola cappella rurale anch’essa oggetto del progetto di restauro e valorizzazione. Il semplice edificio di culto a singola aula era dedicato a San Nicola e rappresenta una importante testimonianza della profonda religiosità e della devozione popolare contadina nei secoli passati. Era stata eretta nel Settecento per consentire ai braccianti agricoli e alle loro famiglie la partecipazione alle funzioni religiose senza farle allontanare dal luogo di lavoro; anche gli altri contadini della zona potevano assistere ai riti liturgici, per questo la chiesetta era discosta dai fabbricati principali, in maniera da evitare l’accesso nella corte poderale a chi non vi risiedeva. In origine era dotata di tetto a doppio spiovente (a “cannizzu”) e copertura con coppi tradizionali, su uno dei muri perimetrali era presente un campanile a vela ad unica luce contenente una “campana proporzionata”. Come tante altre cappelle rurali, una volta sconsacrata è stata adibita ad alloggio per gli operai, con l’aggiunta di un caminetto per il riscaldamento, quindi a deposito di attrezzature e di prodotti agricoli. Gli interventi di risanamento fortemente voluti dal proprietario Francesco De Castro di Mesagne hanno rimesso in luce in maniera eccellente gli interessanti elementi decorativi: fregi, cornici e ornati originali in gesso sono tornati a impreziosire il soffitto “a botte” dell’aula. Lungo le pareti esterne, ad altezza d’uomo, si notano alcuni occhielli un tempo usati per legare le briglie dei cavalli.

Brindisi. Masseria Masina. Cappella rurale
Brindisi. Masseria Masina. Cappella rurale
Brindisi. Masseria Masina. Cappella rurale, soffitto con elementi decorativi
Brindisi. Masseria Masina. Cappella rurale, soffitto con elementi decorativi
La masseria, identificata come Masina a partire dal 1621 (G. Carito, A. De Castro, 1993), fu inoltre bersaglio di uno dei numerosi assalti briganteschi avvenuti nell’agro brindisino nel terribile periodo post unitario. Nell’ottobre del 1862 una banda di fuorilegge al comando del carovignese Giuseppe Nicola Laveneziana, il pericoloso criminale distintosi per le numerose atrocità che nulla avevano a che fare con il progetto rivoluzionario del brigantaggio politico, assaltò la proprietà di “don Cice” (Francesco De Castro) portando via tre giumente, un fucile e trecento piastre. Dal 1886 l’intera proprietà passò al figlio Oronzo che volle ristrutturare ampiamente la masseria alla fine dell’Ottocento, come indicato sul fermacorsa del robusto portone d’ingresso sul quale è incisa la data 1899. Inoltre, le iniziali del bisavolo dell’attuale titolare risaltano sulla chiave dell’arco di accesso all’atrio e la corte interna racchiusa nel corpo dei fabbricati, un suggestivo spazio elegantemente pavimentato con robusti basoli calcarei, perfettamente conservati.
Brindisi. Masseria Masina.
Brindisi. Masseria Masina.

Sono tante le memorie che trovano tracce evidenti anche nelle infrastrutture interne. Nell’ampia sala del piano terra, che sino ai primi anni ‘90 del Novecento era adibita a stabilimento vinicolo, si conserva un interessante gruppo vasche costituito da due contenitori in rovere sovrapposti, il superiore dotato di una serie di originalissimi ugelli in bronzo. Erano i componenti del sistema di filtrazione dei mosti che sfruttava la gravità per lo spostamento da un piano all’altro del prodotto ottenuto dalla macinazione delle uve.

Brindisi. Masseria Masina. Dettaglio degli ugelli in bronzo delle vasche di filtrazione del mosto
Brindisi. Masseria Masina. Dettaglio degli ugelli in bronzo delle vasche di filtrazione del mosto

Ma il pezzo più affascinante è senza dubbio il rarissimo esemplare di macchina a vapore, un generatore di energia meccanica ottenuta termicamente da un motore alimentato a carbone. Montato sopra un telaio con quattro ruote, il dispositivo costruito a Ipswich dalla Ransomes, Sims & Jefferies, e distribuito in Italia dalla nota azienda toscana Cosimini, poteva essere trasportato in luoghi diversi ed essere utilizzato in vari ambiti agricoli, come nell’azionamento delle trebbiatrici. In realtà la “locomobile” dei De Castro non si è mai mossa da quel locale, lo testimonia il camino dei fumi di combustione ben fissato nel soffitto. L’ipotesi trova conferma anche nelle parole del proprietario: l’apparecchiatura era asservita esclusivamente alla generazione di corrente elettrica per la vicina officina enologica e gli altri impianti. Nello stesso locale sono conservate cinghie e pulegge di trasmissione del movimento prodotto alla vicina dinamo, l’originale quadro elettrico e perfino un contenitore con alcuni pezzi di carbone adoperato come combustibile.
La “vaporiera” è probabilmente uno dei pochissimi, se non l’unico prototipo superstite venduto in Italia dall’azienda britannica, lo afferma Davide Lorenzone, il massimo esperto italiano di locomobili nonché appassionato collezionista di macchinari agricole d’epoca. L’ingegnere torinese è altresì convinto che, senza particolari accorgimenti, si potrebbe addirittura rimettere in funzione.

Brindisi. Masseria Masina. La macchina a vapore
Brindisi. Masseria Masina. La macchina a vapore

La Masseria Masina è un vero e proprio libro in pietra che racconta almeno cinque secoli di storia, un ricco patrimonio architettonico, naturale e culturale della tradizione rurale brindisina da preservare e promuovere, un palcoscenico ideale per rivivere varie epoche del passato nella consapevolezza di trasmetterlo alle generazioni future. È questo il nobile intento dei lungimiranti imprenditori agricoli Francesco De Castro e di suo padre Franco, attuali proprietari dell’azienda che complessivamente supera i centodieci ettari, di cui poco più di una ventina circondano la masseria.
I De Castro hanno definito valide collaborazioni con alcune associazioni locali per inserire la Masseria all’interno di itinerari strutturati e tematici legati al turismo lento e di qualità lungo “l’Appia antica”. Un modello ammirevole che riconosce la relazionalità come vettore prioritario di fruizione e valorizzazione sostenibile dell’identità territoriale.

Testo di Giovanni Membola per Il 7 Magazine

Documenti correlati