Brindisi Virtual Tour

Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo

Margarito (XII sec.)

Audace uomo d’armi e di mare, Margarito, o Margarites, è stato uno dei personaggi di spicco nella storia brindisina e dell’intero Regno di Sicilia durante l’ultimo periodo di dominazione normanna.
Nonostante una vasta bibliografia racconta le sue intrepide gesta, esistono tante zone d’ombra attinenti la sua vita, con legittimi dubbi e notizie contrastanti circa la considerevole attività militare. Incerto è l’anno di nascita, per i più dovrebbe essere il 1130, avvenuta a Brindisi presumibilmente da genitori d’origine bizantina, come dallo stesso precisato in un importante documento datato 1194 con il quale dona tre case con giardini alla “Madre Chiesa in suffragio della anime dei suoi genitori e in remissione dei suoi peccati”, sul quale appose la sua firma in lingua greca a forma di vascello, con tanto di vele e chiglia.

Firma di Margarito (Archivio Capitolare), a dx ritratto di Margarito
Firma di Margarito (Archivio Capitolare), a dx ritratto di Margarito

Un perdono per i delitti, tanti, commessi durante le sue innumerevoli scorribande in tutti i mari, dapprima come “leggendario arcipirata”, spietato e cinico contro ogni nemico, poi da ammiraglio, nomina concessa nel 1187 dal sovrano Guglielmo II detto “il Buono” per le sue indubbie qualità dimostrate nelle ardite operazioni navali. La sua lunga carriera, sempre a servizio dei monarchi normanni, è segnata da importanti successi nelle offensive contro l’impero bizantino, i saraceni e le flotte pisane e genovesi alleate alle truppe sveve. L’indomito personaggio scelse come emblema un’aquila, “a simboleggiare la sua potenza”.
Al comando della flotta normanna di Sicilia, nel 1185 riesce ad occupare dapprima Durazzo e le isole ionie di Zante, Corfù, Cefalonia e Lefkada, poi conquista Tessalonica, l’odierna Salonicco. A Cipro, nell’estate del 1186, Margarito riuscì ad impadronirsi di ben settanta triremi bizantini “prive degli equipaggi che nel frattempo erano sbarcati, e le poté distruggere senza incontrare resistenza; gli equipaggi furono poi catturati […]”. L’armata navale a suoi ordini rese il mar Mediterraneo più sicuro alla navigazione di pellegrini e crociati, difesi e protetti anche durante l’assedio saraceno di Antiochia, Tiro e Tripoli, quando il Saladino fu costretto a ritirarsi dopo l’arrivo dei quaranta (forse 50 o persino 60) galeoni comandati dal “grande ammiraglio” brindisino “e l’armata saracina venne interamente distrutta” (1188). Sulle navi normanne furono portati in salvo, in Sicilia, i tanti cristiani fuggiti da Gerusalemme, occupata da Saladino, e con loro anche il patriarca Eraclio. Queste imprese furono descritte con tono ammirato da alcuni cronisti medievali, altri al contrario raccontano che a Tiro “l’equipaggio della sua flotta si lasciò andare ad atti di pirateria nei confronti delle navi cristiane nel porto”, come avvenne alle navi occidentali che lasciarono il porto di Laodicea, arresa all’armata saracena, un atto di viltà che divenne pretesto per catturare e depredare questi navigli, tanto che molti abitanti del posto preferirono sottomettersi a Saladino piuttosto che cadere nelle mani di Margarito.

Elesse le sue abitazioni a Messina e a Brindisi, qui – dove poi fu edificato il complesso di san Paolo Eremita – sorgeva la magnifica e lussuosa “domus Margariti”, dotata di molte stanze, ampi giardini, forni, terme private e altri servizi accessori, con diretto accesso alle cale portuali. Nel giardino esisteva un’altissima ed antica palma, forse la stessa che si trova effigiata in alcune monete coniate dai Normanni.
Nella dimora sostò nel 1190 il sovrano d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, in partenza per la terza crociata, mentre nel febbraio del 1191 furono ospitate Berengaria di Navarra ed Eleonora d’Aquitania, rispettivamente promessa sposa e madre del re inglese.
Sempre in Brindisi, aveva provveduto con generose donazioni alla fondazione della grande chiesa in stile romanico di Santa Maria de Parvo Ponte, completata nel 1180, con annesso monastero, un complesso ubicato tra le mura di Porta Lecce e “Ponte piccolo”. La chiesa fu demolita nel 1777 durante le opere di bonifica del porto. Da qui provengono il polittico della Madonna del Dolce Canto e il Crocifisso ligneo oggi nella chiesa di Santa Lucia, probabilmente anche la colonna in granito ritrovata durante i lavori di sistemazione del Lungomare, ora esposta all’interno della Casa del Turista.

Miniatura di Pietro da Eboli: Margarito (il primo a sx) con Sibilla e i presunti cospiratori contro Enrico VI
Miniatura di Pietro da Eboli: Margarito (il primo a sx) con Sibilla e i presunti cospiratori contro Enrico VI

Con la morte di Guglielmo il Buono (1189) si accese la lotta alla successione al trono normanno tra la legittima erede Costanza d’Altavilla, zia dello stesso Guglielmo (nonché moglie dell’imperatore Enrico VI di Svevia e futura madre di Federico II) e Tancredi, conte di Lecce. Margarito si schierò con quest’ultimo, suo compagno d’armi, e l’aiutò a salire al trono. Fu protagonista della vittoriosa resistenza alle truppe imperiali che assediarono Napoli, riuscendo abilmente a portare rifornimenti e rinforzi alla città mentre “colle sue navi sguizzava fra quelle di Genova e di Pisa” che sostenevano Enrico VI. Riuscì persino a catturare e imprigionare l’imperatrice Costanza, venuta in Italia per rivendicare i suoi diritti, macchiandosi del reato di lesa maestà. Tancredi, a riconoscimento di tanta fedeltà, volle nominarlo conte di Malta, dopo che era già stato reso signore di Cefalonia e Zante.

Certamente Margarito ebbe un ruolo importante anche nelle pompose nozze che si celebrarono nel giugno del 1193 nella cattedrale di Brindisi tra Ruggero, primogenito di Tancredi, e Irene, figlia dell’imperatore di Bisanzio. In occasione di questo matrimonio si volle restaurare l’antica fontana di epoca romana da allora denominata Fontana Tancredi. Sempre nella nostra cattedrale l’anno precedente vi era stata l’investitura ufficiale dello stesso Ruggero a re di Sicilia, la prima volta di un’incoronazione avvenuta fuori Palermo.

Ma quando Enrico VI di Hohenstaufen riuscì ad occupare la Sicilia e conquistare la corona del regno, volle vendicarsi dei tanti torti subiti dai normanni, fece arrestare alcuni nobili e gli eredi di Tancredi, morto nel febbraio del 1194 due mesi dopo il figlio maggiore. Margarito fu deportato ed imprigionato a Treviri, in Germania, dove fu accecato e persino evirato, qui morì prima del 1205. Un’ipotesi racconta che inizialmente “Margaritone solo fu perdonato” da Enrico VI, gli fu concesso anche il principato di Taranto col titolo di duca di Durazzo, un possibile accordo venuto meno dopo l’accusa di una presunta congiura ai danni dell’imperatore, denunciata da un monaco. In una miniatura del “Liber ad honorem Augusti” di Pietro da Eboli sono rappresentati i congiurati con al centro Sibilla, vedova di Tancredi, alla sua destra in primo piano è chiaramente raffigurato Margarito.

Giovanni Membola

Nota offerta dal prof. Giacomo Carito

Di grande rilevanza, nell’ultima fase dell’età normanna, è il ruolo svolto dal grande ammiraglio Margarito da Brindisi. Di particolare rilievo fu il soccorso prestato ai superstiti presidi cristiani in Terra Santa dopo l’esito disastroso della battaglia di Hattin svoltasi il 4 luglio del 1187 Il 1188, seguita il 1187 la conquista di Gerusalemme da parte del Saladino, “Già nel marzo del 1188 il re Guglielmo di Sicilia aveva mandato una prima flottiglia di quattro navi con duecento cavalieri che sbarcarono a Tripoli di Siria; più tardi mandò il suo grande ammiraglio Margarito con cinquanta galee e un gran numero di cavalieri e di fanti ; a Genova ed a Pisa si preparavano numerose galee, a Venezia il doge ordinava a tutti i suoi sudditi, che dimoravano fuori della patria, di farvi immediato ritorno, per esser pronti nel 1189 a far vela per l’Oriente. Margarito giunse coll’armata sua nelle acque di Siria, quando Saladino aveva posto l’assedio a Tripoli; e la sua venuta fu così efficace, che, secondo la cronaca sicula, Saladino abbandonò subito l’assedio, esclamando: Queste sono le galee di colui che è leone marino ed al quale nessuno in mare può resistere. Al suo apparire il dominio del mare restò ai Cristiani, le navi mussulmane non osarono più uscire dai porti di rifugio, e le comunicazioni coll’Occidente furono sicure e libere. Di Margarito da Brindisi gli scrittori mussulmani ci hanno lasciato un ritratto tutt’altro che lusinghiero, descrivendocelo come violentissimo, avaro, affamatore delle città cristiane; ma alcuni, più sinceri, ci fanno sapere che egli recò infinita molestia a Saladino, allorché questi, costretto a passare con tutto il suo esercito lungo una via ristretta e scoperta lungo il mare da Tortosa a Gebala, si trovò improvvisamente di fronte tutta l’armata di Sicilia, che con catapulte e mangani lanciava sassi e frecce e faceva strage dei Saraceni. Per difendersi dai suoi assalti Saladino fu costretto a costruire testuggini mobili o mantelletti, al riparo dei quali i suoi soldati riuscirono finalmente a varcare quella terribile via (13 luglio)”.
Il brano offre uno spaccato vivido e storiograficamente denso sul ruolo cruciale della flotta siculo-normanna guidata da Margarito da Brindisi durante le prime fasi della Terza Crociata (prima dell’arrivo dei grandi sovrani occidentali), evidenziando il valore strategico del controllo marittimo nel Mediterraneo orientale. Il testo si apre con la cronologia dei soccorsi occidentali dopo il disastro cristiano di Hattin (1187) e la caduta di Gerusalemme. Guglielmo II di Sicilia (il Buono) emerge come il più tempestivo tra i sovrani europei. Già nel marzo 1188 invia una prima avanguardia, seguita dal grosso della flotta al comando dell’ammiraglio Margarito. Mentre il Regno di Sicilia è già operativo tra il 1188 e il 1189, Genova, Pisa e Venezia sono ancora in una fase preparatoria (con il Doge veneziano che richiama i cittadini all’estero per l’anno successivo). Questo dettaglio sottolinea l’efficienza della macchina militare e navale degli Altavilla, capace di mobilitarsi ben prima della macchina crociata imperiale o franco-inglese. L’arrivo della flotta siciliana rompe l’assedio di Tripoli di Siria. La citazione attribuita a Saladino (“Queste sono le galee di colui che è leone marino.”), pur filtrata dalla cronachistica sicula in chiave celebrativa, riflette una realtà militare oggettiva: l’incontrastata superiorità tattica della flotta normanna. Il testo evidenzia un concetto chiave della guerra marittima: il sea control. Con l’arrivo di Margarito, la flotta musulmana è costretta alla difensiva nei porti, garantendo la sicurezza delle rotte di rifornimento dall’Occidente, vitale per la sopravvivenza degli Stati crociati superstiti. L’ultima parte è particolarmente interessante sotto il profilo metodologico e documentario: il ritratto di Margarito appare contraddittorio: emerge la classica discrepanza delle fonti medievali. Da un lato, la storiografia islamica (e in parte quella interna rivale) dipinge l’ammiraglio con tratti negativi (violento, avaro, speculatore), specchio della durezza del blocco navale e dell’ostilità ideologica. L’episodio del passaggio forzato dell’esercito di Saladino tra Tortosa e Gebala, il 13 luglio, mostra una modernissima operazione di interdizione costiera. Margarito usa la flotta come artiglieria mobile, sfruttando la topografia (la via stretta e scoperta) per decimare le truppe di terra con macchine d’assedio (catapulte e mangani) imbarcate. L’efficacia del bombardamento navale è dimostrata dal fatto che un genio militare come Saladino è costretto a cambiare tattica sul campo, ricorrendo a protezioni artificiali (testuggini mobili e mantelletti) per poter evacuare i suoi uomini. Questo brano restituisce a Margarito da Brindisi la sua reale dimensione di protagonista assoluto della storia mediterranea del tardo XII secolo. Spesso l’attenzione storiografica si concentra quasi esclusivamente su Riccardo Cuor di Leone o Filippo Augusto, ma il testo dimostra chiaramente che, senza il precoce intervento della flotta brindisina e siciliana, gli insediamenti crociati sulla costa siriana sarebbero probabilmente caduti prima ancora che la Terza Crociata avesse inizio. Buona giornata!
La fama di Margarito è amplissima ovunque direi tranne che a Brindisi, città che, si direbbe, vergogna del proprio passato e dei cittadini che l’hanno resa illustre.

Documenti correlati