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L’insediamento dell’età dal bronzo a Torre Guaceto e sugli scogli di Apani
Un abitato risalente all’età del Bronzo è stato individuato ed indagato durante le tre campagne di scavo svolte sugli isolotti di Apani, nel territorio della Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta di Torre Guaceto, sul litorale a nord di Brindisi.
Gli studi del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento hanno portato al rinvenimento di due capanne distrutte da un violento incendio e tante eccezionali testimonianze che hanno permesso di ricostruire abitudini e ambienti di vita dei brindisini vissuti 3.500 anni fa.
La ricerca archeologica, sostenuta dal contributo economico e dal supporto logistico del Consorzio di Gestione della Riserva di Torre Guaceto, mira a ricomporre le vicende insediative di un abitato fortificato risalente al II millennio a.C.
L’attività rientra in un progetto interdisciplinare più ampio (archeologia terrestre, subacquea e geomorfologica) avviato nel 2007 in collaborazione con la Scuola Superiore ISUFI – Settore Patrimonio Culturale e il Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, che prevede lo studio dell’evoluzione del paesaggio costiero attraverso alcuni elementi (marker) geo-archeologici come riferimenti cronologici per la ricostruzione delle oscillazioni del livello del mare.
La presenza di centinaia di buche di palo – le strutture portanti delle capanne – di forme e dimensioni diverse e spesso disposte in fila a distanza regolare, sia sul banco roccioso del litorale e sugli isolotti, ma anche nei fondali rocciosi a profondità variabile, indica come il livello del mare all’epoca era almeno 4 m più basso dell’attuale e con la linea di riva avanzata anche di qualche centinaio di metri, pertanto tutte le cinque isole (le due di Apani e tre prospicienti il promontorio di Torre Guaceto) erano unite alla terraferma, facendo parte di un’unica pianura costiera con all’interno alcuni bacini di acqua dolce alimentati dai canali Apani e Reale, elementi che hanno determinato una presenza umana stabile, con brevi soluzioni di continuità, almeno dal II millennio a.C. al tardo Medioevo e reso la località ben nota sin dall’antichità per la presenza di un approdo sicuro.
Gli insediamenti protostorici, sia sul promontorio di Torre Guaceto che sugli Scogli di Apani, erano villaggi con capanne realizzate da travi portanti in legno, rivestite da materiale vegetale vario ed intonacate con argille. Due di queste capanne, ritrovate sugli Scogli di Apani (due piccole isole distanti meno di 50 m l’una dall’altra della superficie complessiva di 1,5 ha circa e localizzate a poco più di 500 m dalla riva) sull’area segnalata già negli anni ’60 dall’esperto Eugenio Rubini, sono state indagate solo sul livello più superficiale (30-35 cm dal piano di campagna) durante lo scavo archeologico stratigrafico effettuato nel periodo estivo del 2008, 2009 e del 2011 sull’isolotto più grande, interessando due differenti aree estese complessivamente di 120 mq circa. Qui è stato inoltre individuato parte di un percorso ad acciottolato posto pochi metri sud della capanna.
Il villaggio era difeso dal lato terra da spesse mura in pietrame a secco, che si conserva in parte su entrambi gli scogli (sull’isolotto maggiore per una lunghezza di circa 15 m, uno spessore massimo poco inferiore ai 10 m ed un’altezza massima dal piano di fondazione di circa 3 m), in buona parte distrutto dall’azione erosiva del mare.
Titolare del progetto di dottorato e responsabile del cantiere è l’archeologo brindisino Teodoro Scarano (esperto di protostoria) che ha operato con il gruppo di archeologi composto da Giovanna Maggiulli, Ilaria Malorgio, Corrado Pino, Elena Bianchi, Giorgia Aprile, Alessandra dell’Anna e Erica Florido.
L’indagine ha permesso di individuare spazi interni delle capanne delimitati dalle buche di palo e dagli abbondanti resti di intonaco delle pareti. All’interno sono stati rinvenuti numerosi manufatti in argilla come frammenti di vasi e contenitori ceramici ad impasto di varie dimensioni utili alla conservazione di alimenti o alla loro preparazione e consumo, come le ghiande di quercia per la produzione di farine, rinvenute in grande quantità. Inoltre spatole, punteruoli, lame in selce e pietre dure, macine ed altri manufatti in pietra e in osso animale, come palchi di cervi.
Molto interessante la presenza di piastre da focolare in argilla (le cucine dell’epoca) e nei pressi delle stesse alcuni avanzi di pasto a base di selvaggina e molluschi marini.
Le capanne furono distrutte da un forte incendio, lo testimoniano la deformazione dei vasi anneriti dal fuoco, la cottura dell’intonaco delle pareti e presenza di resti vegetali carbonizzati (soprattutto ghiande di quercia e Vicia Faba var. minor).
Ad agosto del 2011 i lavori si sono chiusi con due importanti scoperte, lo scheletro di un cucciolo di cane ed un piccolo vaso rinvenuto integro.
Tutti questi interessanti materiali sono conservati presso il Laboratorio di Archeologia sito al Centro Visite della Riserva di Torre Guaceto a Serranova, un deposito temporaneo del materiale di scavo dove l’equipe di archeologi opera nel trattamento conservativo preliminare (pulizia e lavaggi speciali), schedatura e ricostruzione dei reperti.
Ulteriori e più importanti rinvenimenti possono emergere dai depositi archeologici dei livelli inferiori, prima che l’azione erosiva degli agenti meteo-marini comprometta queste informazioni.
Nel 2019, a seguito di alcune mareggiate che hanno spazzato la sabbia, in una caletta sul litorale della Riserva sono emerse diverse buche di palo e alcuni manufatti ceramici. Da qui la scoperta di una necropoli a cremazione.
La campagna di scavo condotta dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, ha riguardato quattro diverse aree d’indagine per una superficie complessiva di circa 220 mq. L’indagine archeologica ha consentito di individuare e documentare un cluster di circa 20 tombe e relativi vasi accessori concentrati al limite settentrionale dell’area sulla spiaggia di Torre Guaceto. Sono inoltre state identificate diverse buche da palo e numerose aree di concentrazione di materiali ceramici almeno in parte riconducibili a quanto resta di attività connesse con l’utilizzo del sepolcreto.
Le modalità di seppellimento e le tipologie dei materiali presentano le caratteristiche tipiche delle tombe a cremazione di una fase evoluta del Bronzo Recente e iniziale del Bronzo Finale (c. 1200- 900 a.C.). Presso il Laboratorio di Archeologia di Torre Guaceto sono stati effettuati gli interventi di restauro e microscavo delle urne con l’analisi antropologica preliminare.
Nel giugno 2024 gli archeologi hanno rinvenuto ulteriori tombe recanti resti umani e oggetti di corredo che al momento della cremazione venivano bruciati insieme al defunto. Le urne, infatti, contenevano corredi in metallo e ornamenti femminili come spilloni, fibule ed armille. Con queste scoperte sono oltre un centinaio le tombe appartenenti alla necropoli databile tra il 15esimo e l’11esimo a.C. (tarda età del Bronzo), riconducibile al villaggio che sorgeva sul promontorio della torre simbolo dell’area marina protetta.
Le urne funerarie del sito sono state trovate in depressioni naturali della roccia o all’interno di pozzetti appositamente scavati.
La necropoli di Torre Guaceto è ritenuto un contesto archeologico di straordinario valore in quanto è l’unico sepolcreto a cremazione dell’età del Bronzo nel Mediterraneo centrale sul quale sia attivo un progetto di ricerca multidisciplinare.
Testo di Giovanni Membola
Si ringrazia il dott. Teodoro Scarano del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento per la disponibilità e la cortesia nel fornire la documentazione e le immagini fotografiche utili all’elaborazione del presente documento.
Non è consentito l’utilizzo dei testi e delle immagini senza l’autorizzazione scritta dei rispettivi Autori
Bibliografia:
Teodoro Scarano. Antichi pugliesi a Torre Guaceto, in Archeologia Viva (gen-feb 2010)
1 Angela Cinquepalmi, Riccardo Guglielmino, Teodoro Scarano. Gli scogli di Apani, in Ambra per Agamennone (2010)
2 Teodoro Scarano, Rita Auriemma, Giuseppe Mastronuzzi, Paolo Sansò. L’archeologia del paesaggio costiero e la ricostruzione della trasformazioni ambientali: gli insediamenti di Torre Santa Sabina e Torre Guaceto (Carovigno).
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