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Hotel Internazionale
Le origini del Grande Albergo Internazionale sono strettamente legate all’apertura del Canale di Suez (1869). La Società Anonima Italiana di Navigazione Adriatico-Orientale, promossa da figure come il conte Pietro Beltrami, costituita per gestire la linea di navigazione Brindisi – Alessandria d’Egitto, comprese la necessità di dotare il porto di Brindisi di un albergo di livello europeo per i passeggeri della prima classe in transito verso l’Oriente. Venne così avviata la costruzione a ridosso delle banchine del Seno di Ponente, di un “grandioso albergo, a più piani, intitolato Brindisi Hotel, di cui il simigliante, per bellezza di forma, è raro che s’incontri nelle grandi città. Per questo albergo si progetta un ponte in ferro, il quale, lasciando libera al pubblico traffico l’ampia strada della Marina, si spinga a raggiungere il bordo dei piroscafi in maniera che i viaggiatori passino da questi al primo piano dell’albergo medesimo, e viceversa, con i loro bagagli direttamente e senza che affatto s’incomodino a salirne e scenderne le scale. Al certo ciò costituirebbe una bizzarra novità che soltanto nel porto di Brindisi è attuabile per la perfetta sua calma ed ecciterebbe non poco la curiosità del mondo elegante” (Raffaele Marzolla, 1869).
Il ponte restò però nei progetti, non l’edificio realizzato in vista del passaggio dallo scalo adriatico della Valigia delle Indie.
La Società Adriatico-Orientale entrò presto in una grave crisi finanziaria che ne compromise i piani. A questo punto si verificò il passaggio proprietario decisivo: la struttura venne rilevata dalla Società per le Strade Ferrate Meridionali, la grande compagnia guidata da Pietro Bastogi.
Questo subentro fu strategico: permetteva di integrare perfettamente il trasporto dei passeggeri lungo la linea ferroviaria adriatica con la ricettività del porto, garantendo la continuità del servizio prima dell’imbarco.
In conseguenza della legge 15 luglio 1906 relativa al riscatto delle Ferrovie Meridionali (società concessionaria della linea Bologna-Brindisi) si ebbero conseguenze anche circa il Grande Albergo Internazionale. Assumeva infatti “notevole importanza … l’acquisto del privato patrimonio immobiliare della Società già concessionaria, sul quale patrimonio il Governo ha acquistato diritto di prelazione in forza dell’articolo I della Convenzione 26 marzo 1905. La ricognizione degli immobili che la Società ha indicato come propri, va fatta tanto dal punto di vista legale che tecnico: dal lato legale, per accertare se essi debbano eventualmente ritenersi già trasferiti al Governo quali dipendenze delle linee riscattate; dal lato tecnico, per giudicare, in via subordinata, dell’utilità degli stabili per l’esercizio ferroviario, e per determinarne il valore. La complessità di tali indagini, il numero rilevante dei fabbricati, e più ancora quello dei terreni, sparsi, tanto gli uni che gli altri, su tutte le linee, e la notevole importanza di alcuni di essi rendono le pratiche lunghe e laboriose, tanto più che non sempre vi è concordanza di apprezzamenti con la Società o sui titoli di possesso, o sul valore degli immobili che si prescelgono per l’acquisto. Così, per es., pel fabbricato ad uso Albergo in Brindisi (che la nostra Amministrazione non poteva a meno di rilevare per conservarlo alla sua destinazione, strettamente connessa col servizio della Valigia Indiana) non è stato possibile andar d’accordo sul prezzo, il quale verrà fissato da un arbitro scelto di comune fiducia”.
Con il consolidarsi di Brindisi come tappa fondamentale della Valigia delle Indie, la gestione della struttura dovette rispondere ai rigidissimi standard imposti dalla compagnia britannica Peninsular and Oriental Steam Navigation Company (P&O). Per soddisfare i viaggiatori dell’alta società inglese, gli arredi, le dotazioni e l’organizzazione interna vennero improntati sul modello dei grandi hotel di Londra, trasformando l’albergo in un’enclave britannica sul porto.
Il Brindisi Hotel, poi Great Eastern India Hotel, International Hotel, con la fine della Valigia delle Indie nel 1914, esaurì la sua funzione originaria di stazione di transito per l’Impero britannico.
Nella prima metà degli anni ’20, l’albergo era di proprietà delle Ferrovie dello Stato in seguito alla nazionalizzazione del 1905. Il 9 novembre 1926, con un atto modificativo in data 30 novembre dello stesso anno, si costituisce, per la durata fino al 1940 e con sede in Roma, una società anonima sotto la denominazione Società anonima per l’esercizio del Grand Hôtel Internazionale di Brindisi, avente per scopo l’affitto e l’esercizio dell’Albergo Internazionale di Brindisi. Controllata dalla Società Alberghi Terme ed Affini (SATA) del gruppo UNITI e dal Lloyd Triestino, l’azienda che promosse vasti lavori di ristrutturazione dell’edificio. Sulla carta, ma non nella realtà, poteva così disporre di 120 camere con acqua corrente e numerosi bagni, riscaldamento centralizzato, ristorante, american bar, ufficio postale e telegrafico proprio, ampio garage e autovetture a disposizione dei clienti.
Nel 1928 il rinominato Grande Albergo Internazionale era diretto da Franz Schimid Lardi, un tecnico della gestione alberghiera, con esperienze nei romani Hotel di Russia e Hotel del Quirinale.
Nel 1938 l’hotel fu rilevato da imprenditori brindisini e ha continuato a rappresentare il principale simbolo architettonico e monumentale di quella straordinaria stagione della storia brindisina.
Durante i cinque mesi di Brindisi capitale del regno del sud (10 settembre 1943 – 11 febbraio 1944) il Grande Albergo Internazionale venne requisito dalle autorità militari e destinato inizialmente all’alloggio degli ufficiali italiani; successivamente fu occupato agli alti ufficiali alleati della Commissione di Controllo incaricata di vigilare sull’operato del governo italiano. La sala congressi dell’albergo divenne inoltre sede delle riunioni del Consiglio dei ministri, assumendo un ruolo di primo piano nell’attività istituzionale del governo insediato a Brindisi.
Testo a cura del prof. Giacomo Carito
Il Grande Albergo Internazionale continua ancora oggi a testimoniare il prestigio di un passato significativo. Affacciato sulla storica e suggestiva cornice del Lungomare Regina Margherita, l’edificio conserva pressoché immutati il fascino architettonico e l’eleganza che ne hanno contraddistinto l’identità nel corso del tempo, uniti a quell’ospitalità che costituisce uno dei tratti distintivi della tradizione brindisina.
Riferimenti bibliografici
- Giacomo Carito. Brindisi Nuova Guida. Brindisi 1993
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