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La guerra del vino e l’eccidio di San Donaci

Il 9 settembre 1957 durante una manifestazione popolare di protesta per il crollo del prezzo delle uve, la forza pubblica aprì il fuoco sui partecipanti provocando tre vittime, Luciano Valentini, Mario Calò e Maria Calignano, e diversi feriti

Nel piccolo e tranquillo centro agricolo di San Donaci, a sud di Brindisi, i primi giorni di settembre continuano a coincidere con l’inizio della vendemmia, appuntamento fondamentale del calendario agricolo locale, annunciato dall’intenso profumo del mosto. Nel 1957, tuttavia, quella stagione di lavoro e di speranza fu drammaticamente segnata da un grave episodio che trasformò la tradizionale festa della raccolta in una vicenda di lutto, destinata ad assumere rilievo nazionale attraverso le cronache della stampa e il successivo interessamento del Parlamento.
I drammatici episodi scaturirono dal forte calo del prezzo delle uve, da 4.000 a 2.000 lire al quintale, determinato da fenomeni speculatori ideati da commercianti e industriali del nord, da alcuni imprenditori locali e da mediatori senza scrupoli.

San Donaci. Immagine della vendemmia degli anni Cinquanta
San Donaci. Immagine della vendemmia degli anni Cinquanta

Il 1957 si presentava come un’annata favorevole a produzioni vitivinicole di qualità ma di scarsa quantità, indice della possibile ripresa dei prezzi, ma una falsa notizia apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno, solo successivamente smentita, che indicava un forte deprezzamento delle uve di Torchiarolo per le (false) grandinate subite, causò la reazione e l’ira di tutta popolazione contadina delle zone viticole tra Brindisi e Lecce, i produttori infatti avevano intuito l’inganno ideato per costringere i produttori a svendere il frutto. A San Pietro Vernotico, a Torchiarolo e a Cellino San Marco la rabbia e la disperazione dei lavoratori portarono a manifestazioni di protesta, una sollevazione popolare spontanea definita dalla stampa dell’epoca come “la rivolta dell’uva”: disordini, blocchi stradali, barricate, scontri e lanci di pietre dai terrazzi e cariche delle forze dell’ordine con lacrimogeni e manganellate.
Furono incendiati l’esattoria, i dazi e alcuni uffici comunali, numerosi i manifestanti fermati ed arrestati.

Manifesti funerari delle vittime di San Donaci
Manifesti funerari delle vittime di San Donaci

Il 9 settembre anche all’ingresso di San Donaci sorsero le prime barricate, intervennero subito ventidue carabinieri che in qualche modo riuscirono a disfare i blocchi e a raggiungere il centro cittadino, lasciando passare le poche automobili e i camion carichi di uva. La situazione sembrava sotto controllo, sino a quando, verso le ore 17, giunsero trenta agenti delle celere agli ordini dell’ispettore Ratemi e del questore D’Onofrio. Il loro compito era pacificare e rasserenare gli animi dei rivoltosi, in realtà fu eseguito l’ordine giunto dal Ministro dell’Interno che richiedeva di fermare con decisione il movimento di protesta, usando ogni mezzo. Il fermo di una donna, che aveva semplicemente inveito dalla porta della propria abitazione contro il passaggio della colonna della polizia, scatenò l’ira della gente che ne richiedeva l’immediato rilascio, al diniego il convoglio venne fatto oggetto di una fitta sassaiola e da qui l’ordine di sparare: le raffiche di mitra colpirono al petto Mario Calò, carrettiere di 22 anni, che rimase agonizzante per tre ore e alla moglie fu impedito di assisterlo; Luciano Valentini, un agricoltore appena rientrato dai campi, centrato alla fronte mentre si sporgeva da dietro un chiosco dove si era riparato, e Maria Calignano, falciata da una raffica di mitra mentre usciva dalla propria casa per mettere in salvo i nipotini in strada. Tutte vittime innocenti, nessuno di loro aveva partecipato ai tumulti. Tanti anche i feriti, trasportati e curati presso l’ospedale di Mesagne e di Brindisi.

San Donaci. I funerali delle vittime
San Donaci. I funerali delle vittime

I tragici avvenimenti di San Donaci furono al centro di un duro dibattito parlamentare, l’opposizione di sinistra e i sindacati accusarono il governo di reprimere con le armi le manifestazioni di protesta dei lavoratori originati dalla disperazione e dalla necessità di lavoro, e non era la prima volta. A San Donaci, furono inviati giornalisti del calibro di Giorgio Bocca, cronista dell’Europeo, e Sandro Curzi dell’Unità, per raccogliere le testimonianze e denunciare il brutale intervento della polizia. Giorgio Napolitano e Mario Marino Guadalupi furono i primi parlamentari della Repubblica ad arrivare a San Donaci per offrire ai parenti una parola di conforto e per riportare la situazione alla normalità. Fece scalpore il rifiuto del telegramma inviato dal segretario del PCI Palmiro Togliatti ai parenti delle vittime, alcuni esponenti della Democrazia Cristiana invitarono le famiglie a respingere il messaggio di cordoglio.
In ricordo dei tragici avvenimenti l’Amministrazione comunale di San Donaci, cinquant’anni dopo, ha apposto una targa in memoria dell’eccidio sulla facciata del Palazzo Comunale.

San Donaci. Immagine di quei tristi giorni
San Donaci. Immagine di quei tristi giorni

La tragica vicenda è stata dettagliatamente documentata e raccontata da Alfredo Polito e Valentina Pennetta nel loro interessante volume “La guerra del vino”, (Manni Editori, 2010) un libro che, con un preciso e attento studio di numerosi documenti di archivio, restituisce la memoria delle tensioni sociali degli anni
Al libro si è liberamente ispirato lo spettacolo teatrale “La guerra del vino” di e con Fabrizio Saccomanno, prodotto da URA Teatro nel 2017.

Testo di Giovanni Membola

San Donaci ’57, il documentario – teaser di Simone Salvemini | La Kinebottega

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