Brindisi Virtual Tour

Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo

Brindisi durante la Grande Guerra (1915 – 1918)

La Prima guerra mondiale rappresentò un evento di portata epocale, destinato a modificare profondamente gli assetti politici, economici e sociali dell’Europa, incidendo in maniera significativa anche sulla vita quotidiana delle comunità italiane e, in particolare, di quella brindisina. In tale contesto, la città, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alla presenza di una delle principali basi navali del Regno d’Italia, assunse un ruolo di primaria importanza nello svolgimento delle operazioni militari e nella difesa dell’Adriatico.
Consapevole della funzione assegnatale dalle esigenze belliche, Brindisi sostenne con continuità gli oneri imposti dal conflitto, subordinando gli interessi locali alle necessità dello sforzo nazionale e affrontando rilevanti sacrifici materiali e organizzativi. La base navale di Brindisi costituì uno dei principali centri di comando della guerra marittima nell’Adriatico: da qui l’ammiraglio Paolo Thaon di Revel diresse le operazioni della Regia Marina che contribuirono al conseguimento della superiorità sul mare e, sempre da Brindisi, rese pubblico il proclama con cui annunciò la vittoria navale italiana.

La corazzata Benedetto Brin nel porto medio di Brindisi. Cartolina ed. A. Anelli (coll. privata)
La corazzata Benedetto Brin nel porto medio di Brindisi. Cartolina ed. A. Anelli (coll. privata)

Note sparse a cura di Giacomo Carito

Il 1915 gli interventisti, fautori dell’entrata in guerra dell’Italia contro gli imperi centrali, interpretarono il mazziniano Cesare Braico (biografia) quale loro molto improbabile precursore. Questo avvenne durante una manifestazione del maggio 1915 in Brindisi: «Stamane un corteo composto da cittadini di ogni ceto e da rappresentanze di tutti i partiti politici mosse da piazza Cairoli preceduto da musiche, bandiere, e corone di fiori da apporsi sulle lapidi di Vittorio Emanuele II, di Garibaldi, di Mazzini. Il corteo sfilò sul corso plaudendo all’Italia, al re, all’esercito, a Salandra. Dalle finestre le signore agitavano bandierine tricolori e fazzoletti, gettavano fiori sulla folla. Una commissione si recò alla Prefettura a portare l’espressione dei sentimenti della popolazione. Le corone e i fiori furono apposti sulle lapidi di Vittorio Emanuele II, di Garibaldi, di Mazzini, di Cesare Braico. Gli oratori arringarono la folla con discorsi patriottici. Il corteo infine andò al porto ad acclamare la regia marina».

Il porto di Brindisi con le navi alleate durante la Grande Guerra. (coll. privata)
Il porto di Brindisi con le navi alleate durante la Grande Guerra. (coll. privata)

Durante la Grande Guerra è il Comando della Piazza Marittima di Brindisi ad assumere il pieno controllo della città e delle sue attività. Con bando 23 maggio 1915, sono resi noti “i poteri conferiti al comando della piazza in seguito alla dichiarazione di «stato di resistenza» e delimitante il territorio compreso nella piazza stessa … circoscritto “dalla congiungente: Torre Guaceto – San Vito dei Normanni – Mesagne – San Pietro Vernotico – Torchiarolo – Casa l’Abate, e il tratto di litorale tra: Torre Guaceto e Casa l’Abate”. Con altro bando, sempre del 23 maggio 1915, sono vietati “assembramenti, il commercio e l’uso di armi da fuoco”, si “ordina l’oscuramento” e si “stabilisce l’orario di chiusura dei negozi e pubblici locali” . Con bando 27 luglio 1915, si danno “disposizioni circa l’entrata e l’uscita da Brindisi, obbligo della denuncia per chi risiede a Brindisi da epoca posteriore al 1° giugno 1914, divieto di dare alloggio ai forestieri senza la preventiva assicurazione che questi abbiano adempiuto alle disposizioni di cui sopra”. Con altro bando del 30 ottobre 1915, si danno disposizioni “sui listini dei generi alimentari, e penalità per i contravventori nonché per i funzionari ed agenti della pubblica forza che omettono, od indebitamente ritardano, la denuncia di una contravvenzione”.

Porto di Brindisi, 1917. Il cacciatorpediniere Katsura della flotta imperiale giapponese
Porto di Brindisi, 1917. Il cacciatorpediniere Katsura della flotta imperiale giapponese

Grande fu il ruolo di Brindisi, del suo porto e del suo idroscalo durante la Grande Guerra nel corso della quale fu definita Sentinella dell’Adriatico. Molte le missioni partite da Brindisi, alcune senza ritorno. Così furono ricordate: “Dal porto (di Brindisi), troppo tardi munito ad ospitarle, uscivano all’alba le navi e i sommergibili per le lunghe estenuanti crociere, per le vane attese di un nemico che rimaneva ostinatamente celato nei suoi sicuri ancoraggi, per gli attacchi ardimentosi negli stessi labirinti dei canali della Dalmazia. Bisognava proteggere a qualunque costo la lunga distesa delle nostre spiagge aperta ad ogni facile offesa. Da Brindisi partirono Tolosetto Farinata degli Uberti con il suo Balilla e Carlo Del Greco col Nereide per i loro agguati senza ritorno. Da Brindisi partirono – noi non lo abbiamo dimenticato l’ «H 3» inglese col tenente di vascello Jenkinson ed il Monge con quel suo eroico comandante Morillot che non volle abbandonare al nemico il suo sommergibile impossibilitato ad ogni offesa, e dopo aver provveduto al salvataggio dei suoi uomini, volle, inabissandosi, trovarvi la bella morte. Mosse da Brindisi la Garibaldi che più non fece ritorno, mossero da Brindisi le squadriglie dei «drifters» a formare la lunga catena per sbarrare il canale d’Otranto all’insidia nemica, e a Brindisi sbarcò – altri lo ha dimostrato – re Pietro di Serbia, quando le nostre navi faticosamente e pericolosamente raccoglievano e trasportavano a salvamento gli avanzi del suo esercito decimato dalle lotte sfortunate, dalla fame, dagli stenti, dalle malattie”.

Alcuni sommergibili italiani e alleati nel porto di Brindisi durante la Grande Guerra (Uff. Storico M.M.)
Alcuni sommergibili italiani e alleati nel porto di Brindisi durante la Grande Guerra (Uff. Storico M.M.)

La base navale di Brindisi durante la Grande Guerra ebbe un ruolo rilevantissimo. In base agli accordi sottoscritti con Francia e Regno Unito, dai Dardanelli nel mese di maggio furono dagli inglesi distaccati i quattro incrociatori leggeri Dartmouth, Dublin, Amethyst e Sapphire che raggiunsero tutte Malta entro il 22 maggio, sotto il comando del contrammiraglio Cecil F. Thursby. Dopo aver attraccato e caricato munizioni e provviste, furono presto pronti per i loro nuovi compiti, così che Dartmouth e Dublin (rispettivamente 5250 e 5400 tonnellate, con la loro velocità di 25 nodi), tanto desiderati nell’Adriatico, proseguirono, raggiungendo Brindisi entro il 25 maggio. Questi incrociatori leggeri, in compagnia dei cacciatorpediniere italiani e francesi, tutti di base a Brindisi, iniziarono a pattugliare, eseguendo dimostrazioni contro le stazioni di segnalazione austriache, attaccando i porti dalmati di Sebenico, Spalato, Ragusa e le isole al largo. Presto fecero la loro comparsa nelle acque di Brindisi almeno 7 sottomarini austriaci. La vicinanza della base di Brindisi alla costa dalmata, tuttavia, con la conseguente possibilità di rappresaglie si evidenziò il 1° giugno 1915, quando gli aerei nemici tentarono di sganciare bombe sulle navi da guerra in porto. Uno dei piloti fu ferito da colpi di fucile dell’incrociatore britannico Amethyst, e il suo aeroplano abbandonato fu recuperato in mare dalla Dublin.

Il porto di Brindisi durante la Prima Guerra Mondiale
Il porto di Brindisi durante la Prima Guerra Mondiale

Durante la Grande Guerra si susseguirono provvedimenti relativi alla piazza militare di Brindisi. 13 gennaio 1916 Brindisi fu esclusa, per motivi di sicurezza, dalla riattivazione del servizio telefonico interurbano ad uso dei privati. Il 23 maggio 1916 è istituito il Deposito di materiali consumabili in Brindisi. “A decorrere dal 1° luglio 1916 i materiali consumabili esistenti presso la difesa di Brindisi per provvedere ad eventuali rifornimenti di Regie navi o di siluranti, formeranno un deposito autonomo sotto la denominazione di «Deposito materiali consumabili in Brindisi» . Ne sarà consegnatario un sottufficiale designato dal Comando della difesa, che renderà conto della relativa gestione”. Il 3 giugno 1916 il territorio della Piazza militare marittima di Brindisi è considerato zona di guerra; si concede perciò uno speciale distintivo a chi vi opera.

Brindisi. Agosto 1916. Sottomarino SS HMSH4 - H Class (coll. privata)
Brindisi. Agosto 1916. Sottomarino SS HMSH4 – H Class (coll. privata)

Il 22 gennaio del 1916, Brindisi divenne il centro di un’operazione di accoglienza e di salvataggio di portata internazionale. Il re Vittorio Emanuele III giunse a Brindisi per ricevere il suocero, re Nicola I del Montenegro, che era stato costretto a fuggire dal suo regno ormai invaso e travolto dalle truppe austro-ungariche. Il vecchio re, insieme al principe Pietro, sbarcò la notte del 22 gennaio da un cacciatorpediniere francese (scortato dai cacciatorpediniere italiani della classe Pilo e Abba). Ad attenderlo sulla banchina del porto interno c’era proprio il genero, Vittorio Emanuele III, giunto appositamente per sottrarre il suocero alla pressione degli eventi militari e per garantirgli una via di fuga sicura. La regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III, era la figlia di re Nicola I: l’accoglienza non aveva solo un profondo valore politico e militare, ma anche una forte componente personale e familiare. In quei mesi, il porto di Brindisi era il fulcro delle operazioni della Regia Marina e degli Alleati per l’evacuazione non solo della famiglia reale montenegrina, ma anche dell’intero esercito serbo in ritirata attraverso l’Albania. Un’operazione mastodontica e complessa, coordinata in gran parte dall’ammiraglio Millo. Re Nicola sbarcò a Brindisi e, dopo i saluti e l’accoglienza ufficiale da parte del re d’Italia, proseguì il suo viaggio verso la Francia (in particolare verso Lione e poi Bordeaux), dove si stabilì il governo montenegrino in esilio. Questo episodio confermò ancora una volta il ruolo strategico e di primissimo piano che Brindisi rivestì durante tutto il primo conflitto mondiale come “porta d’Oriente” e snodo fondamentale per i destini dell’Adriatico e dei Balcani. L’arrivo del vecchio sovrano era stato preceduto il 15 gennaio 1916): da quello della regina Milena con le principesse Vera e Xenia. Avevano trovato alloggio provvisorio in città, protette dalla Regia Marina e assistite dalle autorità locali mentre attendevano notizie del sovrano. Nelle memorie e nei documenti superstiti della corte montenegrina, lo sbarco a Brindisi è descritto come un momento di profonda umiliazione storica e personale, addolcito soltanto dall’accoglienza calorosa ma sobria del genero. Re Nicola, che amava presentarsi con i costumi tradizionali montenegrini e che incarnava una regalità patriarcale e d’altri tempi, visse lo sbarco sulla banchina di Brindisi come il definitivo tramonto del suo regno indipendente.

Brindisi. Idrovolante biplano in uso durante la Grande Guerra  (coll. privata)
Brindisi. Idrovolante biplano in uso durante la Grande Guerra (coll. privata)

Alfredo Acton (1867-1934), Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, dal 1919 al 1921 e dal 1925 al 1927, da Contrammiraglio fu destinato “presso la Direzione del servizio militare al Ministero e dopo quattro mesi fu destinato al Comando della brillante divisione esploratori in Brindisi e in seguito divenne anche Comandante superiore navale a Brindisi, avendo sotto i suoi ordini gli esploratori, i cacciatorpediniere ed i sommergibili alleati del Basso Adriatico e le forze navali distaccate in Albania e tenne contemporaneamente il comando della piazza di Brindisi più volte attaccata da aerei nemici. Al comando della forza navale leggiera italo-inglese, prese parte al combattimento navale del 15 maggio 1917 attaccando una Divisione di 3 esploratori nemici che si erano spinti al sud del Canale di Otranto per eseguire un raid contro i drifters inglesi. Le opportune rotte seguite permisero d’incontrare le forze nemiche e di sviluppare un violento combattimento, prima di incrocio e poi in caccia, durato circa tre ore, prolungato sino nelle acque di Cattaro, durante il quale l’incrociatore austriaco Novara venne fortemente avariato. L’incrociatore inglese Dartmouth, su cui era imbarcato l’Ammiraglio, nella rotta del ritorno venne silurato da sommergibile nemico, ma poté rientrare a Brindisi a rimorchio. Tutte le navi uscite da Brindisi rientrarono nella base ed in questa occasione il Contrammiraglio Acton venne insignito della Croce di Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia con la seguente motivazione: «Comandante di divisione navale impartiva, con intelligenza e prontezza, ordini per tagliare la strada ad unità nemiche ed attaccarle. Imbarcatosi su di una nave alleata, assumeva il diretto comando delle forze operanti, riusciva con opportune disposizioni a rintracciare il nemico, e preso contatto con lui in favorevole posizione, a mantenerlo sotto il tiro, causandogli danni rilevanti, e, rimanendo per lungo tempo con la sola nave ammiraglia, a controbattere il tiro di tre incrociatori nemici. Colpita da siluro la nave su cui trovavasi imbarcato, dava esempio di coraggio e sangue freddo impartendo tutte le disposizioni per il rimorchio della nave in porto. (Basso Adriatico, 15 maggio 1917)”.

Alfredo Acton e a sx l'incrociatore HMS Dartmouth (Symonds & Co dalla collezione della Imperial War Museums, no. 2107-01)
Alfredo Acton e a sx l'incrociatore HMS Dartmouth (Symonds & Co dalla collezione della Imperial War Museums, no. 2107-01)

Alla Conferenza, tenuta a Peschiera l’8 novembre 1917, parteciparono, oltre al re d’Italia, il primo ministro Lloyd George e il generale Smuts per l’Inghilterra; il presidente del Consiglio Painlevé e il ministro di Stato Franklin Bouillon per la Francia; il presidente del Consiglio Orlando, il ministro degli esteri Sonnino e il ministro Bissolati per l’Italia. In essa si discusse della guerra in corso, dopo il disastro di Caporetto, facendo riferimento anche alla grande base aeronavale di Brindisi: “Per quanto riguarda il futuro, il Re riteneva che la linea del Piave potesse certamente essere difesa; 400 cannoni d’assedio e altri cannoni pesanti erano già stati installati sulla riva stretta, così come 600 cannoni da campagna. Si stavano scavando trincee e gli argini del fiume offrivano un’ottima copertura. Se questa linea non fosse stata difesa, la situazione sarebbe diventata grave, non solo perché Venezia sarebbe andata perduta – e questo di per sé era un problema serio – ma perché la perdita di Venezia avrebbe comportato la ritirata della flotta italiana verso Brindisi e Taranto, dato che non esisteva una base adeguata più a nord sulla costa italiana. Con la flotta e i sommergibili austriaci che dominavano l’Adriatico, la posizione navale sarebbe peggiorata notevolmente. Pertanto, a suo parere, si doveva fare ogni sforzo per difendere la linea del Piave”.
Riecheggia qui un celebra passaggio di Addio alle armi di Hemingway in cui appunto si discuteva delle possibili linee di ritirata italiane concludendo che limite estremo non poteva che essere Brindisi.

Brindisi. Stazione idrovolanti
Brindisi. Stazione idrovolanti

Nell’ottobre del 1918 si combatteva ancora duramente in Adriatico. Assegnato all’8th Cruiser Squadron della Royal Navy, di base a Brindisi durante la grande guerra, l’incrociatore leggero Weymouth ebbe la sua poppa, distrutta dopo un attacco del sommergibile austro-ungarico U-31 con la perdita di quattro vite umane. Rientrata in Brindisi, l’unità sarà riparata; la nave sarà demolita il 1929 dopo 19 anni di attività. Nel febbraio del 1920 ancora a Brindisi erano, in certo senso, attuali eventi conseguenti la Grande Guerra. Concesso alla Francia, l’ex incrociatore da ricognizione austro-ungarico Novara affondò a Brindisi dopo un tentativo di impedirne l’inabissamento durante il traino da Cattaro a Biserta. Recuperato, sarà demolito nel 1942-46, con una durata di attività in mare di 34 anni.

Aereo austriaco Hansa Brandemburg W 13 catturato a Brindisi – June 1918 (foto La Valigia delle Indie)
Aereo austriaco Hansa Brandemburg W 13 catturato a Brindisi – June 1918 (foto La Valigia delle Indie)

Dalla base aeronavale di Brindisi, nell’ottobre del 1918, presero avvio le operazioni che dovevano portare all’occupazione di Durazzo “allo scopo di costituirvi una solida base navale per appoggio e rifornimenti delle nostre truppe operanti in Albania”. L’intrapresa “richiese un notevole contributo di preparazione e di apprestamenti, la cui importanza si può largamente desumere anche dalla corrispondenza intercorsa tra l’Ufficio del capo di stato maggiore della Marina, Paolo Thaon di Revel e il comando in capo dell’Armata in Brindisi. Il 7 ottobre 1918 da Roma si scriveva a Brindisi: «In previsione che possa in breve tempo avere un maggiore sviluppo l’avanzata delle truppe nostre nel territorio albanese, in modo che possa essere occupato da esse il porto di Durazzo, è mio intendimento che si provveda fin d’ora all’approntamento del materiale e del personale necessario per costituirvi una base navale. In vista della probabilità che le azioni aeree e navali del nemico si svolgano con frequenza ed intensità contro Durazzo appena sarà da noi occupata, sarà estremamente difficile attuare il traffico diretto fra Brindisi e quel porto. Sarà perciò necessario che il traffico stesso, in quanto risulti indispensabile per trasporti militari, venga effettuato tra Brindisi e Valona e quindi tra Valona e Durazzo con piccoli piroscafi, rimorchiatori ed altri mezzi di limitato pescaggio: Valona resterà sempre la base principale delle truppe operanti in Albania … Per facilitare il servizio degli sbarchi ed imbarchi a Valona ed a Durazzo saranno inviate a Brindisi da Venezia le dodici barche a vapore, complete di personale di armamento, che furono lo scorso anno inviate in quella sede prelevandole dalle navi dell’Armata. La giurisdizione del comando superiore navale di Valona si spingerà su tutta la costa albanese che verrà regolarmente occupata. La base di Durazzo dipenderà in conseguenza da tale autorità. La preparazione di tutto il personale e del materiale occorrente allo scopo dovrà avvenire a Brindisi”.

Documenti correlati

Letture consigliate