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La presenza dei padri Francescani a Santa Maria del Casale

di Antonio Caputo

Alla caduta dell’Impero d’Occidente, Brindisi seguì le sorti della Puglia, subendo numerose scorrerie da parte dei Saraceni che la distrussero quasi del tutto; fu soltanto intorno al X secolo, quando nell’Italia meridionale cominciarono a sorgere insediamenti benedettini che, anche a Brindisi, si ricominciò a vivere.
Di monachesimo nella città di Brindisi si trova traccia tra il 1219 e il 1220, quando, secondo Padre Bonaventura da Lama, San Francesco, ritornando dal viaggio in Terra Santa, sarebbe sbarcato ad Otranto e da qui avrebbe percorso per intero la Puglia, da Sud a Nord. La sosta del Santo di Assisi a Brindisi fu divulgata da Padre Bonaventura da Lama, per giustificare, nella città adriatica, l’introduzione dei «Padri nella Riforma di San Francesco» cui egli stesso apparteneva e che ebbero la loro prima sede nel convento attiguo a Santa Maria del Casale. Il luogo sembra non essere casuale, poiché Francesco, in viaggio, evitava accuratamente il «chiasso» cittadino e soleva dimorare presso cappelle extraurbane e proprio nell’antico borgo del Casale sorgeva, già anteriormente al 1300, una cappella votiva con l’icona bizantina della Vergine.

San Francesco d’Assisi e monsignor Giovanni Tarantini
San Francesco d’Assisi e monsignor Giovanni Tarantini

Il luogo era parte di quel mondo rurale dove i Francescani trovarono tanti consensi, anche se poi la missione di San Francesco si è svolta e sviluppata, oggi diremmo, nella «società civile» e mai distante ed isolata dalla incipiente quotidianità.
Riferisce il professor Giacomo Carito nel suo studio: San Francesco d’Assisi nelle leggende pugliesi che: «Con la nascita degli Ordini mendicanti terminava il predominio dei Benedettini e si apriva una vita religiosa corrispondente ad una società nuova e diversa, in cui il feudalesimo veniva via via sopravanzato da quello borghese popolare; si apriva, di fatto, una nuova e complessa problematica relativa ai valori mondani, compreso il possesso dei beni».
I frati minori osservanti di San Francesco dimorarono in Santa Maria del Casale dal 1568 al 1589, quando s’insediarono i frati Minori Osservanti Riformati che ebbero in Terra Salentina il loro primo convento.
La prima preoccupazione di questi religiosi fu quella di ristrutturare le celle del piano superiore ormai ridotte a pochi metri quadri, con piccole finestre.

Brindisi. Interno della chiesa di Santa Maria del Casale con gli altari barocchi
Brindisi. Interno della chiesa di Santa Maria del Casale con gli altari barocchi

Negli anni dal 1635 al 1638, i frati completarono il chiostro e, in stile col discutibilissimo gusto dell’epoca, deturparono la chiesa, coprendo i notevoli affreschi con calcina, «arricchendola » con altari barocchi, alterando l’equilibrio artistico, pittorico, architettonico della primitiva chiesa voluta da Filippo I d’Angiò e da sua moglie, l’imperatrice Caterina di Valois, verosimilmente tra il 1322 e il 1346, periodo della sua edificazione.
La presenza dei Padri Riformati in Santa Maria del Casale durò fino al 1811. I francescani tornarono nel 1824 e cercarono di riparare i gravissimi danni che erano stati dappertutto perpetrati.
Nel 1875, l’antico complesso fu dichiarato monumento nazionale, su giusta e pressante proposta dell’archeologo, monsignor Giovanni Tarantini, un brindisino davvero illustre, al quale va il merito di aver reso a Brindisi una civica istituzione museale, oltre che la salvaguardia di numerosi monumenti esistenti in città. A partire dal 1910 si tentarono i primi restauri, con i mezzi e i metodi dell’epoca.
Il secondo conflitto mondiale non mancò di procurare danni alle vestigia della stupenda chiesa che, ubicata nei pressi dell’aeroporto, fu purtroppo adibita a deposito militare.

Il testo è stato pubblicato sul settimanale Agenda Brindisi n. 31 (21 settembre 2012)

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