Brindisi Virtual Tour
Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo
Brindisi di fine ’700 raccontata dallo scrittore francese Castellan
Nel 1797 il noto letterato raccolse una serie di impressioni sulla città e sulla popolazione poi pubblicate in un interessante volume dove raccontò anche il fenomeno della taranta
È l’esempio più notevole di edilizia civile barocca della città. Ma è stata anche la dimora prediletta di ospiti illustri e sovrani. Il sobrio ed elegante Palazzo Montenegro, realizzato nella seconda metà del XVII secolo sul lungomare del porto interno dalla ricca famiglia Petrovich, è l’edificio più rappresentativo del passato di Brindisi, protagonista privilegiato di 400 anni di storia della città. Per l’invidiabile posizione e per la sua nobiltà, è stato scelto più volte come luogo di soggiorno da politici, intellettuali e potenti. Qui hanno alloggiato anche regnanti come Ferdinando di Borbone e Gioacchino Murat, il primo venne in visita a Brindisi nella primavera del 1797, mentre il Re di Napoli nonché cognato di Napoleone Bonaparte, nell’aprile del 1813.
Alle dieci e mezza del 26 aprile 1797, Ferdinando IV giunse a Brindisi per ispezionare di persona lo stato dei lavori, nell’occasione venne accolto dagli “applausi del popolo” e ospitato nel raffinato Palazzo Montenegro, descritto nel suo diario come “una casa molto bella e ben situata sul porto”. Il re proveniva da Lecce, dove soggiornava dalla sera del 22 aprile, e durante il breve tragitto che lo condusse alla prestigiosa dimora, non rimase certo impressionato da ciò che vide se nelle sue memorie definì Brindisi “città non bella”.
Nell’edificio seicentesco, oggi residenza del Prefetto, gli venne offerta una ricca colazione e vi rimase durante la “forte tropea sopravvenuta con tuoni e dirotta pioggia”. Finito il maltempo, fu condotto a bordo di una lancia a verificare i lavori nel porto interno ed esterno, “accompagnati da molte barche cariche di gente e dagli applausi di tutto il popolo”. Secondo una cronaca dell’epoca avrebbe mostrato estremo interesse per quest’opera, e “volle di persona visitarla, osservando tutto minutamente, e scandagliando di sua mano i fondi del nuovo canale”.
Alle due e mezza, dopo essere rientrato al Palazzo, il longilineo sovrano (era alto circa un metro e novanta) ripartì diretto a Mesagne, una visita auspicata e decisamente voluta dal marchese Vincenzo Imperiali, signore del fedele borgo di Terra d’Otranto, che volle ospitare il monarca nell’antico castello. Dell’illustre passaggio resta un ritratto di scuola napoletana del giovane Ferdinando (olio su tela, 100 × 73 cm), oggi affisso nella sagrestia della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio, che secondo alcuni studiosi potrebbe intendersi un omaggio del Borbone per l’accoglienza ricevuta.
Il viaggio “nelle tre Puglie” di “re nasone” era iniziato il 14 aprile con una serie di tappe (Foggia, Gravina, Taranto, Lecce, Otranto, Brindisi, Bari e Barletta) per poi ritornare a Foggia, nella cui cattedrale si sarebbero celebrate le nozze del figlio Francesco, duca di Calabria ed erede al trono, con la principessa Maria Clementina d’Austria. La regina ed il principe ereditario, accompagnati anche dall’ambasciatore austriaco e da alcuni cavalieri, raggiunsero il re nella notte del 3 maggio direttamente a Lecce.
Dopo alcuni giorni di permanenza, a dispetto degli intenti iniziali, il sovrano ripartì dalla sede dell’Udienza di Terra d’Otranto l’8 maggio alla volta di Brindisi, mentre la regina ed il figlio ripresero il cammino, il giorno successivo, alla volta di Taranto.
Ferdinando, quindi, tornò ancora da solo nella nostra città “felicemente alle undici” e si intrattenne con i “signori del paese fino a mezzogiorno”, pranzando insieme a loro nella suggestiva sala del palazzo ubicato sul lungomare. Dopo un breve riposo, alle quattro e mezza del pomeriggio volle uscire a piedi per controllare tutte le opere sul lungomare, quindi ad incontrare “signori e signore del paese, goduto dell’illuminazione del porto, molto bella e di un fuoco artificiale in acqua mediocre”, riportò sul suo diario. Sempre sulla cronaca brindisina si legge: “da quelli che furono presenti al fatto abbiamo saputo com’egli con sarcastiche similitudini amaramente si dolse della troppa piccolezza delle camere del nuovo lazzaretto” che si stava realizzando dov’era la “fortificazione chiamata lo Scorciatoio”, sito dell’attuale stazione marittima.
Gli capitò inoltre di vedere danzare “curiosissimamente” alcune persone, riferendosi alla taranta. È proprio questa nota documentale, insieme alle osservazioni fatte alcuni anni prima dal Pigonati, a rappresentare le più antiche testimonianze scritte sul tipico ballo salentino di cui si ha finora conoscenza. Del rituale fu testimone, alcuni mesi dopo, pure lo scrittore francese Antoine Laurent Castellan, di passaggio da Brindisi nel suo “Grand Tour” europeo, e raccontato poi nel volume “Lettres sur l’Italie”.
Poi con una barca lo portarono a vedere il “forte di mare, girandoci attorno attorno. E poi venuto a terra, presa la santa benedizione alla Cattedrale” fece ritornò nella casa dei Montenegro “all’Avemaria”, dove si fermò per riposare e scrivere alla moglie. In questa missiva annotò, risentito: “dopo tante premure fattemi perché qui pernottassi, pochissima gente ho visto arrivando e quei pochi altrettanto poco applauso mi hanno fatto. Penso che non mi aspettavano così presto”. Anche al momento della partenza da Lecce, al mattino, Piazza Duomo era stata insolitamente vuota e desolata. Il sovrano, dal carattere stravagante e irascibile, era molto attento alla presenza del popolo e alle calorose manifestazioni in suo onore, mostrando apertamente la sua irritazione se ne avvertiva la mancanza.
Ferdinando IV alle nove e mezza, dopo aver cenato, “scritto e spedito a Napoli”, andò a letto. “Tempo stupendo” annotò sul diario. Il mattino dopo ripartì per Monopoli.
Giovanni Membola
per Il 7 Magazine n. 266 del 9/9/2022