Brindisi Virtual Tour

Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo

Il dipinto di Risorgimentale di Mazzini e Garibaldi nelle vesti di Santi

Una singolare pittura presente nella chiesetta rurale di contrada Restinco, fortunosamente ancora visibile, richiama l’importante ruolo dei patrioti brindisini durante il periodo risorgimentale.

La chiesetta rurale di Restinco dedicata a Sant'Antonino
La chiesetta rurale di Restinco dedicata a Sant’Antonino

L’immagine, semplice e vivace nei colori, riporta chiaramente i principali attributi iconografici dei santi Pietro e Paolo, il primo identificabile per le chiavi nella mano destra, la spada ed il libro per san Paolo.
La particolarità del dipinto è nei volti dei due personaggi rappresentati dall’ignoto autore, riconoscibili rispettivamente in Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
La raffigurazione pittorica dei due principali protagonisti del Risorgimento italiano nelle vesti dei santi apostoli è attestata in altre zone del centro e del nord d’Italia, mentre è unica in Puglia e forse nell’intero meridione, all’epoca sotto il Regno di Napoli.
Il dipinto è in una nicchia delle dimensioni di circa un metro quadrato presente sulla parete interna della chiesetta dedicata a Sant’Antonino in località Restinco, a circa 5 km a nord ovest dal centro abitato; l’edificio sacro fu completamente ristrutturato nei primi del novecento conservando al suo interno l’originale altare settecentesco, oggi non più esistente così come l’acquasantiera di cui restano solo le tracce dell’aggancio sulla parete a lato dell’ingresso.

Il dipinto risorgimentale all'interno della chiesetta di Sant'Antonino di contrada Restinco - ph. G. Membola(C), 2012
Il dipinto risorgimentale all’interno della chiesetta di Sant’Antonino di contrada Restinco – ph. G. Membola©, 2012

L’opera pittorica, realizzata a tempera probabilmente tra il 1850 e il 1860 (G. Carito, 1986), rientra in quel simbolismo legato ai riti e alle azioni dei diversi movimenti e circoli eversivi brindisini attivi nella rivolta contro la monarchia borbonica, al quale spesso aderivano, o semplicemente garantivano l’appoggio, molti possidenti fondiari come Oronzo Catanzaro, proprietario delle masserie di Cerrito, Angelini, Chimienti, Lo Spada e la stessa Restinco. Oronzo fu anche alfiere della prima compagnia della Guardia Nazionale di Brindisi. Suo fratello Giacomo ebbe un ruolo ancora più attivo nel caldeggiare le idee e gli ideali mazziniani, sono documentate le sue frequentazioni con altri sostenitori dei circoli fedeli alla causa dell’unità nazionale: gli affiliati si riunivano nei retrobottega di alcuni esercizi commerciali brindisini ed avevano contatti con alcuni patrioti esuli in Francia e Grecia tramite emissari che approdavano nel porto cittadino.
Con Giacomo Catanzaro la masseria di Restinco divenne un punto di riferimento per gli aderenti alla Giovane Italia, l’associazione politica insurrezionale fondata da Giuseppe Mazzini, e ciò motiverebbe la presenza del dipinto che ancora oggi è possibile ammirare.
Il ruolo di primo piano nella spinta patriottistica svolto da Giacomo e Oronzo Catanzaro generò, nel periodo post-unitario, una serie di assalti con furti e danneggiamenti alle loro masserie da parte dei briganti capeggiati dal temuto sergente Pasquale Romano, bande notoriamente contrarie alla causa nazionale italiana e favorevoli alla restaurazione del Regno Borbonico. Furono diverse le masserie brindisine che divennero bersaglio di incursioni brigantesche, con minacce, ricatti e persino sequestri di persona, in particolare “quelle appartenenti a proprietari non amici, liberali e fautori del nuovo ordine” (V. Carella, 1974).

L'interno della chiesetta di Sant'Antonino nel 2012. Sulla parete di destra la nicchia con il dipinto risorgimentale - ph. G. Membola(C)
L’interno della chiesetta di Sant’Antonino nel 2012. Sulla parete di destra la nicchia con il dipinto risorgimentale – ph. G. Membola©

L’attuale avanzato stato di degrado dei luoghi (masseria e chiesetta rurale) rende difficile immaginare la possibile salvaguardia dell’opera pittorica, già in condizioni precarie. E’ ancora possibile, e sarebbe auspicabile, il recupero dell’insolito dipinto, non certo per il suo valore artistico quanto per la sua rilevanza storica e culturale.
Lo stacco di affreschi dalle pareti e il loro ricollocamento in un nuovo allestimento è una pratica ormai diffusa e consolidata.

Testo di Giovanni Membola

Riferimenti bibliografici

Documenti correlati