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Carlo De Marco (1711 – 1809)

Nasce a Brindisi il 12 novembre 1711 uno dei principali artefici del cambiamento e del riformismo del governo borbonico di Ferdinando IV. Avviato ali studi dallo zio materno Antonio Baoxich, vicario generale dell’Arcidiocesi, per poi completarli a Napoli, dove si stabilì. Qui divenne uno stimato giureconsulto del regno e a lui furono dati sin dal 1743 compiti di Auditore regio.

Carlo De Marco da G. Castaldi, Napoli 1807
Carlo De Marco da G. Castaldi, Napoli 1807

Quando Carlo III divenne re di Spagna (1759) lasciando il trono al giovanissimo figlio Ferdinando, Carlo De Marco fu chiamato a far parte del Consiglio di Reggenza presieduto da Tanucci, occupandosi delle riforme che abolirono quasi del tutto il feudalesimo.
Con il raggiungimento della maggiore età di Ferdinando IV e la costituzione di un proprio governo, a Carlo De Marco fu affidato il ministero di Grazia e Giustizia e degli Affari ecclesiastici, un compito che tenne per quasi 30 anni, durante il quale abolì gabelle e pedaggi che gravavano sulla popolazione, ed avvio il programma di lavoro per la sistemazione del porto di Brindisi ridotto in palude.

Il primo ministro Acton, successore di Tanucci, spinse il sovrano a combattere i rivoluzionari francesi, nell’occasione il De Marco oltre a favorire utili consigli, mise a disposizione dell’erario 40mila ducati del proprio patrimonio per la causa.
Ma nel 1799 il re, rientrato dalla Sicilia dopo i 5 mesi della “Repubblica Partenopea”, tolse al De Marco ogni bene e carica, sospettando, presumibilmente, di far parte del movimento giacobino.

Morì da sconosciuto privato nel 1809.

Brindisi, piazza Duomo, il Palazzo Baoxich-De Marco - ph. G. Membola(C)
Brindisi, piazza Duomo, il Palazzo Baoxich-De Marco – ph. G. Membola©

Note offerte dal prof. Giacomo Carito

Napoli, a differenza di Brindisi, ha dedicato a Carlo De Marco una non secondaria via. La storia politica di Carlo De Marco (1711-1804) è indissolubilmente legata al riformismo borbonico del Settecento nel Regno di Napoli, periodo in cui si affermò come uno dei più influenti e longevi statisti dell’epoca. Da “homo novus” della provincia pugliese, De Marco riuscì a scalare i vertici del potere fino a diventare il principale collaboratore di Bernardo Tanucci e una colonna portante del governo di Ferdinando IV. Dopo la formazione giuridica a Napoli, l’ingresso ufficiale di De Marco nella vita pubblica coincise con la partenza di Carlo di Borbone per la Spagna nel 1759. Con l’ascesa al trono del giovanissimo Ferdinando IV, venne inserito nel ristretto Consiglio di Reggenza guidato da Bernardo Tanucci e assunse la carica strategica di Segretario di Stato di Grazia e Giustizia e degli Affari Ecclesiastici. Il cuore dell’azione politica di De Marco fu la difesa delle prerogative dello Stato contro i privilegi della Chiesa (politica nota come giurisdizionalismo). Da fervente sostenitore della sovranità regia, guidò battaglie storiche. Fu il braccio esecutore della cacciata della Compagnia di Gesù dal Regno, incamerandone i beni a favore dello Stato. Firmò e gestì tutti i principali provvedimenti volti a limitare il potere economico e giuridico dei tribunali ecclesiastici e degli enti religiosi locali. Rivendicò con fermezza il diritto di regio patronato sulle nomine dei vescovi, bloccando le interferenze papali. Nel 1776, con il licenziamento di Bernardo Tanucci orchestrato dalla regina Maria Carolina d’Asburgo, gli equilibri politici cambiarono radicalmente. Nonostante la caduta del suo mentore, De Marco dimostrò un’incredibile capacità di adattamento politico, riuscendo a mantenere la carica ministeriale e continuando a servire la corona anche nelle fasi più conservatrici e anti-illuministe di fine secolo.
Gli ultimi anni della vita di Carlo De Marco furono caratterizzati da un progressivo isolamento politico, dalle travagliate vicende della Rivoluzione Napoletana e da una morte sopraggiunta in tarda età lontano dai palazzi del potere. Dopo il licenziamento del suo storico mentore Bernardo Tanucci nel 1776, De Marco riuscì inizialmente a sopravvivere ai cambi di potere interni alla corte borbonica. Tuttavia, l’ascesa della fazione filoaustriaca guidata dalla regina Maria Carolina d’Asburgo e dall’ammiraglio John Acton ne ridusse drasticamente il peso specifico all’interno del governo, relegandolo a un ruolo di secondo piano.
La fine del secolo portò il caos nel Regno di Napoli con l’arrivo delle truppe francesi e la nascita della brevissima Repubblica Napoletana (1799). Ormai anziano e di orientamento fermamente monarchico e giurisdizionalista, De Marco rifiutò categoricamente ogni collaborazione con il nuovo governo repubblicano e giacobino. Al ritorno del re Ferdinando IV sul trono a seguito della sanguinosa repressione sanfedista, De Marco mantenne un profilo defilato, non partecipando attivamente alle feroci epurazioni e alle condanne a morte che colpirono gli intellettuali napoletani.
Firmò il reale dispaccio del 22 novembre 1783, stampato dall’impressore de’ Regali dispacci Paolo Severino Boezio. Con esso è detto essere gli ecclesiastici ed i luoghi pii tenuti al pagamento di ogni dazio, eccetto quello della farina. Con questo atto il grande ministro brindisino Carlo De Marco (1711-1804) conferma la sua linea tendente a limitare i privilegi ecclesiastici a favore del potere regio o, come nel caso in questione, locale.
Carlo De Marco si spense l’8 marzo 1804 all’età di 92 anni. I suoi ultimi mesi si consumarono in assoluta tranquillità in una residenza di campagna nei dintorni di Napoli, lontano dagli intrighi di corte che avevano dominato gran parte della sua esistenza. Di lui non restano biografie storiche contemporanee approfondite, se non un’orazione celebrativa stampata a Napoli nel 1807. Resta da capire per quale motivo Brindisi si vergogni dei suoi cittadini più illustri, la città natale infatti lo ha ricordato, si fa per dire, con l’intestazione di un vicolo.

Il marchese Carlo De Marco (Brindisi 1711- Napoli 1804) ebbe un ruolo rilevantissimo nella stagione riformista del regno di Napoli. Raffaele De Cesare così ne ricorda l’integrità morale: “E va ben ricordato il De Marco, che rappresentò tanta luce di sapere nelle questioni giurisdizionali con Roma, e nella definizione delle contese feudali, e le cui decisioni di governo furono monumenti di scienza politica e giuridica: Carlo De Marco il protettore di Cagnazzi (Luca De Samuele Cagnazzi 1764-1852), e a cui il Cagnazzi doveva tutto quello che fu. Ricordate che il De Marco rifiutò la pensione di 200 ducati, assegnatagli dalla Repubblica partenopea, in benemerenza dei servizi resi: la rifiutò con una nobile lettera del 21 ventoso (il mese Ventoso corrisponde all’arco temporale compreso fra il 19/20 febbraio e 20/21 marzo del calendario gregoriano) 1799, dichiarando, che non era in lui altro merito, se non quello di essere stato sempre attaccato alle autorità costituite e al Vangelo, e che ancora aveva tanto da poter vivere i restanti suoi pochi giorni, e pregava il Governo che impiegasse la somma in altro uso, attese le urgenze della Repubblica”. Il Governo fece pubblicare la lettera nel Monitore del 26 dello stesso mese, a gloria del virtuoso cittadino, che morì qui a Napoli, nel 1804, a 94 anni, ed è sepolto in Santa Maria degli Angeli”. Tanta luce di sapere non è bastata tuttavia a convincere la cittadinanza a intestargli una delle vie principali restando a lui intitolata una viuzza brevissima che sfocia su via Lata.

Riferimenti bibliografici