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Giovanni Crudomonte (1792 – 1872)

La figura di Giovanni Crudo, diffusamente noto con il cognome di Crudomonte (Brindisi, 22 gennaio 1792 – Brindisi, 10 aprile 1872), incarna perfettamente il fitto e sommerso reticolo cospirativo della Puglia risorgimentale. La sua vita fu profondamente segnata da arresti, persecuzioni e sorveglianza speciale da parte della polizia borbonica.
​Iniziato giovanissimo alla cospirazione, le carte di polizia del Regno delle Due Sicilie lo segnalano già nel 1817 tra i membri dei Decisi e, successivamente, come capo dei Filadelfi (società segrete nate nel solco della Carboneria con marcati intenti repubblicani).
Durante il fervore costituzionale del 1820-1821, Crudomonte assunse un ruolo di primo piano a livello locale: divenne infatti capitano della Legione cittadina e Gran Maestro della “Vendita” brindisina, significativamente denominata “I liberi piacentini”.

Giovanni Crudomonte (particolare di una tela di Giovanni Crudomonte, da N. Vacca, _Brindisi Ignorata-, 1954. Pag. 61)
Giovanni Crudomonte (particolare di una tela di Giovanni Crudomonte, da N. Vacca, _Brindisi Ignorata-, 1954. Pag. 61)

​Con la restaurazione borbonica successiva al fallimento dei moti del 1820-21, la repressione colpì duramente la dirigenza liberale brindisina. Crudomonte venne arrestato.
L’accusa principale mossa contro di lui era gravissima: aver introdotto armi attraverso il porto di Brindisi e aver favorito l’evasione di detenuti politici, nell’ambito di un piano orchestrato dai carbonari per destabilizzare il governo centrale. Rimase in carcere per due anni e subì un secondo arresto nel 1827.
​Nel 1850, Giovanni Crudomonte venne nuovamente imprigionato nelle carceri centrali di Lecce, questa volta insieme al figlio diciottenne Francesco, con l’accusa di diffondere notizie allarmanti volte a sobillare il malcontento popolare contro la corona.

Palazzo Crudomonte in via Congregazione
Palazzo Crudomonte in via Congregazione

​Padre e figlio vennero tenuti in stretto isolamento e infine liberati nel novembre dello stesso anno, ma la sorveglianza rimase strettissima, poiché Brindisi continuava a essere considerata un terminale caldissimo per i contatti cospirativi con Lecce e il resto della Terra d’Otranto.
​A testimonianza della sua centralità nelle cronache politiche dell’epoca, nelle relazioni ufficiali della fine degli anni ’50 e nei resoconti d’archivio sulla fine del Regno delle Due Sicilie, il nome di Crudomonte emerge come quello di uno dei principali “attendibili” (i sorvegliati politici) su cui le autorità borboniche convergevano le proprie preoccupazioni, nonostante i tentativi delle autorità ecclesiastiche locali di rassicurare Napoli sulla quiete della città.

​La sua memoria storica, legata anche al palazzo di famiglia in via Congregazione, resta uno dei tasselli più limpidi del reale contributo, spesso silenzioso ma pagato a caro prezzo, che la cittadinanza brindisina offrì al processo unitario.

Testo di Giacomo Carito