Brindisi Virtual Tour
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e apprezzare una Terra senza Tempo
Brindisi, cronologia storica
Dall’anno 0 al 1199
70 d.C.
Giunge a Brindisi dall’oriente Vespasiano, salutato ed acclamato imperatore dalla popolazione locale.
Il 70 d.C. Vespasiano muove da Alessandria diretto a Brindisi e da qui a Roma per essere investito dei segni e simboli del potere imperiale. “Vespasiano parte da Alessandria sopra un vascello mercantile, mentre l’assedio di Gerusalemme ancora durava. Viene a Rodi, dove avendo ritrovato delle galere a tre ordini di remi, continua il suo viaggio, costeggiando l’Asia minore, e visitando le città che si trovavano fra via, accolto da per tutto con una viva e sincera allegrezza. Dalla Jonia passa in Grecia, quindi a Corcira , dove salpando per Brindisi, arriva felicemente in questa città, e di là per terra a Roma”.
A Brindisi convennero quanti volevano entrare nelle grazie del nuovo signore di Roma: “Dunque non l’adulazione, né il solo dovere, ma i sentimenti del cuore, trassero a Brindisi, quando si seppe ch’egli doveva fra non molto arrivarvi, un concorso infinito di persone d’ ogni condizione, d’ogni sesso, e d’ogni età (Dio). Muciano, e i principali senatori s’erano portati in quella città: e Vespasiano li confermò nella buona opinione che avevan di lui, coll’essere di facile accesso , colla dolcezza del carattere, non mostrando il fasto d’un imperatore, ma piuttosto la moderazione dell’ uom privato, o almeno di un principe, il quale rimembrava di non esser nato per l’impero, e che quelli dei quali riceveva gli omaggi, erano stati per lungo tempo suoi eguali. Lungo tutta la strada che da Brindisi conduce a Roma v’era d’ambe le parti affollato il popolo, che gli profondeva le più dolci e le più gloriose acclamazioni”.1
164
Annia Lucilla fu promessa sposa dai suoi genitori, ovvero Marco Aurelio e Faustina minore a Lucio Vero. Mandata al marito quando questi era assente per la guerra contro i Parti, suo padre la portò fino a Brindisi, e Vero si precipitò a riceverla dalla Siria a Efeso. Lucilla nacque nell’anno di Cristo 147 e si sposò nel 164; Vero morì, per quel che si vociferava, per veleno propinatogli da Lucilla il 169. Lucilla, per un certo tempo era stata considerata posseduta da demoni. Nella vita di sant’Albercio di Ierapoli si racconta che l’imperatore Marco Aurelio avrebbe inviato messi in Asia Minore essendogli stato riferito “che un certo Abercio, vescovo di Gerapoli”, è “un uomo così pio tra i cristiani che guarisce i demoniaci e guarisce altre malattie con grande facilità”. Ne richiedeva di conseguenza la presenza a Roma per liberare la figlia. Interessante l’itinerario che percorrono i messaggeri: “Ricevuta la lettera, senza risparmiare né celerità né diligenza, giunsero a Brindisi in due giorni, dove salirono a bordo di una nave preparata dal prefetto Corneliano e, sfruttando il vento favorevole e attraversato il Mar Ionio, il settimo giorno fecero scalo nel Peloponneso. Da qui, trasportati da cavalli pubblici, giunsero a Bisanzio il quindicesimo giorno e proseguirono il viaggio lo stesso giorno fino a Nicomedia”. Sant’Abercio avrebbe liberato in effetti Lucilla dal demone che la possessiva e quindi sarebbe seguito il suo trasferimento a Brindisi, col padre, per da qui navigare verso l’Asia Minore per raggiungere il promesso sposo Lucio Vero.1
197
L’imperatore Settimio Severo, come rilevò Vito Antonio Sirago, “ebbe ad interessarsi direttamente della Puglia, almeno per rifare ponti e strade crollate per usura del tempo. Dovette attraversare la regione, dopo la marcia su Roma, fatta scendendo dal nord, dalle Alpi Giulie, per imbarcarsi a Brindisi e correre in Oriente a combattere svariati nemici, sia interni sia esterni. In quell’occasione dové interessarsi dei problemi della II Regio, sia lui sia il figlio Caracalla, che poi nelle iscrizioni pugliesi saranno ricordati insieme con rispetto”. È nell’autunno dell’anno 197 che Settimo Severo partì da Brindisi per la seconda guerra partica e, giunto in Siria via mare, si trattenne nell’area siro-palestinese e in Egitto sino 202. Pare che l’imperatore, benemerito per l’operato restauro dell’Appia, cercasse la guerra con i Parti più per desiderio di gloria che per qualche reale necessità.1
324
Molto gli eruditi napoletani del XVIII secolo dibatterono sulla possibilità che l’imperatore Costantino, muovendo da Roma verso Oriente, il 324, fosse transitato da Brindisi qui imbarcandosi per approdare infine a Valona o Durazzo. La questione appassionava perché relativa alla veridicità o meno di una remota tradizione per la quale Costantino, in quell’anno, si sarebbe fermato appunto a Napoli ove avrebbe promosso la fondazione di molte chiese fra cui quella di San Giorgio Maggiore. Con veemenza, Lodovico Sabatini d’Anfora nel suo Il vetusto calendario Napoletano nuovamente scoverto, con varie note illustrato, pubblicato il 1744, sostenne che Costantino non s’era affatto fermato a Napoli avendo percorso l’Appia diretto a Brindisi o, al massimo, a Pozzuoli: “Dalle cose finora dette ben chiaro si scorge, che Costantino nel tornar da Roma in Oriente, o per la via Appia, che tirava a Brindisi, o per la via Appia, che conducea a Pozzuoli s ‘ incammino: … Che se si dica, essere stata poscia quella, che conduce a Brindisi accomodata a’ tempi di Costantino, io ora una tal cosa esaminar non voglio: ma dalla medesima ricavasi, che o per la via Appia, che porta a Brindisi, o per la stessa, che conduce a Pozzuoli li portasse per andare, o venire da Oriente: Sicché cadendo a terra la sua venuta in questa Città (Napoli), si mostra per conseguenza favoloso il raccontamento, che egli qua venuto tante Chiese edificato avesse”.1
501
L’anno 501 il pontefice Gregorio Magno scrive a Pietro, vescovo di Otranto, ordinandogli di recarsi a Brindisi, allora sede vacante, per un particolarissimo incarico: “L’abate del monastero di San Leucio, situato al quinto miglio della città di Roma, chiede ancora una volta che gli vengano concesse le reliquie dello stesso martire, trafugate dalla chiesa dedicata al suo nome, perché siano riposte lì dove erano quelle trafugate. E pertanto, carissimo fratello, poiché è noto che il corpo dello stesso beatissimo martire si trova nella chiesa di Brindisi, alla quale devi recarti in visita, è opportuno, per nostro precetto, obbedire ai desideri del suddetto uomo, affinché la devozione da lui richiesta possa essere realizzata”. Il testo informa che il culto di san Leucio, protovescovo di Brindisi, lungo l’Appia era giunto sino a Roma. Le sue reliquie, il 601, erano ancora nella città di cui era stato presule e in cui aveva terminato i suoi giorni. Il fatto che fosse allora priva di ordinario diocesano è segno della crisi che attraversava la città incapace di ridefinire il suo ruolo adeguandolo ai nuovi tempi.1
545
Il generale greco Giovanni sventa un attacco dei Goti su Brindisi, priva di mura, rassicura la popolazione facendo larghe promesse.
674
I longobardi di Benevento conquistano e distruggono Brindisi, la popolazione fugge nei casali e il vescovo si trasferisce a Oria.
838
Gli arabi tentano di utilizzare il porto di Brindisi come base militare. Il principe Sicardo di Benevento riesce dopo due tentativi di vincere la resistenza dei mori, che si stabiliscono a Guaceto in un campo trincerato: l’anno 838 una flotta saracena, verosimilmente proveniente dalla Sicilia, approdò sulle nostre coste prendendo possesso di Brindisi, dal 674 compresa nel ducato longobardo di Benevento. Sicardo, duca di Benevento, tentò la riconquista della città andando incontro a una cocente sconfitta. Gli arabi, dopo lo scontro coi beneventani, preferirono comunque abbandonare la città non prima d’averla data alle fiamme e averla completamente distrutta. Giosuè Musca così riassunse quegli eventi facendo riferimento alla cronaca dell’Anonimo Salernitano e agli scritti di Michele Amari e Michelangelo Schipa: “Per consiglio, come suggeriscono l’Amari e lo Schipa, dei Napoletani, che volevano creare altre difficoltà a Sicardo e distrarlo verso altre regioni dei suoi dominii, una grossa flotta musulmana proveniente dalla Sicilia varcò lo Jonio, superò il canale d’Otranto, assaltò ed occupò, molto probabilmente nell’838, la città di Brindisi, vera porta d’ingresso all’Adriatico. Secondo il racconto dell’Anonimo Salernitano, Sicardo fece radunare presso Benevento una gran folla di Longobardi, ai quali avrebbe rivolto una allocuzione, incitandoli a combattere da valorosi contro la Agarenorum gens nefanda, e dedicando la futura lotta alla Madonna. Radunato l’esercito, il principe marcia contro Brindisi, ma l’astutissima Agarenorum gens ricorre, per sconfiggere i Longobardi, ad uno stratagemma di cui aveva certo già avuto modo di sperimentare l’efficacia. Scavano presso le porte della città delle fosse, mascherandole con rami e terra; quindi si ritirano dentro le mura, mentre Sicardo giunge a porre l’assedio. Ed un giorno, dopo l’ora di pranzo, i Saraceni escono da Brindisi con grande strepito, urla e clangor di trombe, e danno segni di voler iniziare battaglia; i Longobardi cadono nell’inganno e si scagliano contro di loro, ma questi si danno alla fuga ed attirano gli ingenui cristiani nelle fosse, in cui grandissima parte dell’esercito longobardo rimane impigliato. I Saraceni interrompono la finta fuga ed uccidono i superstiti, Beneventani e Salernitani. Sicardo fugge e si dà a radunare un altro esercito; udito ciò, i Saraceni, che non avevano per il momento propositi di stabile conquista, dettero fuoco a Brindisi dopo averla saccheggiata e ritornarono in Sicilia con la flotta”.1
886
Il protospatario bizantino Lupo tenta di ricostruire la città utilizzando i prigionieri. Si avviano anche i lavori per la costruzione di una grande basilica in onore di San Leucio (biografia).
L’anno 886 segna un primo tentativo di ricostruzione di Brindisi, distrutta dai Longobardi di Benevento il 674.
Siamo nel pieno della grande riorganizzazione dell’Italia meridionale voluta dall’imperatore Basilio I il Macedone. Mentre il generale Niceforo Foca il Vecchio coordina le operazioni concentrando l’azione militare sul fronte calabro-campano, la macchina imperiale bizantina in Puglia consolida e mette in sicurezza il litorale adriatico, rimettendo stabilmente la mano su Brindisi. Qui Niceforo Foca libera una grande massa di prigionieri che costituiranno la manodopera per la rinascita: questi prigionieri liberati infatti non vengono dispersi, ma messi a disposizione del protospatario Lupo, il funzionario imperiale distaccato a Brindisi con il compito specifico di rifondare l’abitato. Lupo utilizza questa forza lavoro per avviare la ricostruzione materiale della città dal principio (AB IMO). L’intervento si traduce nella nascita del kastron bizantino: un nucleo fortificato compatto, avente come elemento più noto la torre di San Basilio su via Colonne, perimetrato da nuove mura erette reimpiegando i grandi blocchi di pietra delle monumentali strutture romane ormai in rovina. In questo preciso contesto di cantiere viene redatto il testo dell’iscrizione celebrativa che menziona l’opera di Lupo poi riutilizzata nell’XI secolo nel basamento della superstite colonna del porto. La formula istituzionale recita Imperatores al plurale, poiché fotografa esattamente il collegio imperiale di Costantinopoli che in quel momento, e fino all’estate dell’886, è composto da tre sovrani: Basilio I il Macedone, Leone VI il Saggio, Alessandro. Il 29 agosto 886, l’imperatore Basilio I muore. La sua scomparsa scioglie questo specifico assetto dinastico tripartito, fissando così il termine cronologico rigido entro cui l’epigrafe di Lupo è stata concepita e incisa nel IX secolo.1
1059
L’Arcivescovo di Brindisi Eustachio, residente ad Oria, dona l’isola di Sant’Andrea al fine di costruire un monastero benedettino.
1060-1071
In questi anni la città viene conquistata da Roberto il Guiscardo, e ripresa dai bizantini più volte (scheda). Nel 1071 la città si arrende ai normanni, che avviano la ricostruzione e la ripopolazione.
1081
Nel mese di giugno dell’anno 1081, Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo (in francese antico Guischart, “Volpe, Astuto”) e Terror Mundi (“Terrore del Mondo”), sesto figlio di Tancredi il normanno, con una ben equipaggiata flotta di 150 navi su cui era imbarcato un esercito forte di trentamila truppe scelte, salpa da Brindisi. Suo primo obiettivo fu quello di occupare la ricca isola di Corfù che allora fruttava al governo bizantino un reddito annuo di millecinquecento libbre d’oro. Quindi conquistò i porti di Butrinto (in albanese Butrint), Valona (Vlorë) e Kanino (Kaninë; ora frazione di Valona), sulla terraferma e pose l’assedio all’importante città di Durazzo, la fortezza più forte sulla costa orientale dell’Adriatico e la capitale dell’Illiria bizantina. I veneziani, temendo un completo controllo normanno delle bocche dell’Adriatico inviarono una flotta che inflisse una dura sconfitta all’armata navale normanna comandata dal grande Boemondo, figlio del Guiscardo. La sconfitta, se da un lato confermò il predominio navale veneziano, dall’altro rese difficili comunicazioni e rifornimenti con Brindisi che i normanni avevano provveduto a ricostruire dalle sue macerie proprio ai fini della progettata espansione nel Levante. [1]
Il Guiscardo tornò per recuperare i territori perduti dal figlio, rioccupò l’isola di Corfù e mise sotto assedio Cefalonia. Ma proprio durante questa battaglia, colto da una violenta febbre, morì il 17 luglio 1085 all’età di circa 60 anni. Il suo corpo viene riportato a Brindisi.
1089
Il pontefice Urbano II consacra il perimetro della nuova Cattedrale, i cui lavori si protraggono sino al 1143.
1097
Il 5 aprile parte da Brindisi l’esercito francese per la crociata (scheda).
1101
Grande fu l’impatto su Brindisi determinato dal grande flusso di guerrieri, mercanti e pellegrini che, fra XI e XIII secolo si diressero, con diverse finalità, verso la Palestina. Un’idea dei problemi, anche logistici, che la città seppe allora affrontare con successo è offerta dalle cronache del tempo quale questa che si seguito si riporta: con riferimento a quanto occorse il 1101. “Nello stesso tempo, durante il primo anno del regno di Balduino [Baldovino di Boulogne, re di Gerusalemme dal 1100 al 1118], il conte e principe potentissimo della città di Ninive, chiamata volgarmente Navers [Nevers], di nome Guglielmo [Guglielmo II (1083– Grande Chartreuse, 21 agosto 1148) fu conte di Nevers dal 1089 al 1148] , uscendo dal territorio della Francia occidentale, e viaggiando attraverso l’Italia, arrivò a un porto chiamato Brindisi, e per mezzo di navi fu trasportato in alto mare con i suoi quindici mila combattenti, fanti e cavalieri, senza contare innumerevoli donne, e giunse alla città di Valona; là, messo piede a terra, fu ospitato pacificamente dagli abitanti della città di Salonicco, posta nel territorio della Macedonia e della Bulgaria” (ed. De Sandoli).1
1102
Gli ungheresi e i veneziani occupano la città, che abbandonano dopo devastazioni durate tre mesi. I veneziani nel 1105 vengono ancora respinti, ma compiono razzie su tutta la zona.
1107
Boemondo, figlio di Roberto il Guiscardo, salpa dal porto per la Dalmazia. I greci assediano la città, ma Sighelgaita, signora di Brindisi, finge disponibilità e prende tempo, sino all’arrivo dei rinforzi che allontanano i greci.
L’imperatore bizantino Alessio I Comneno (1081-1118), temendo azioni ostili da parte di Boemondo d’Altavilla, “Inviò anche Isacco Contostefano con la flotta nell’Adriatico, minacciando di fargli cavare gli occhi dove non impedisse a Boemondo il passaggio. A fine di meglio scoprire i disegni dei nemici, Contostefano navigò nel golfo d’Otranto, e disbarcate alquante milizie comparve improvvisamente sotto le mura di Brindisi. La città soggetta a Goffredo di Conversano, alleato e in apparenza vassallo di Alessio, nella precedente invasione aveva accolti i Veneziani e gli Ungheri, laonde confidavano i Greci di esservi ricevuti senza contrasto. Ma poco innanzi Goffredo era morto e la sua vedova Sighelgaita ed i figliuoli, per forza o volontariamente avevano riconosciuta la signoria di Boemondo. Sorpresa quindi la donna, ch’era sola nella città, dal subitaneo avvicinarsi dei Bizantini, con femminile astuzia si difese, ed imposto agli abitanti di gridare il nome d’Alessio fece intendere ad Isacco, verrebbe essa stessa a recargli le chiavi delle porte ed a conferire delle comuni utilità. Trattenuti da queste dimostrazioni gli assalitori si lasciarono ingannare, perchè accorso Tancredi figliuolo di Sighelgaita con una schiera di cavalli, ed usciti in armi anche i cittadini, vilmente si ritrassero. Alcuni furono morti, altri volendo raggiungere le navi annegarono, e lo stesso Contostefano sarebbe stato preso, se con insolito valore una mano di fanti condotti da Alessandro Euforbene, arrestando quelli che lo inseguivano, non gli avessero agevolata la fuga”.1
Tesi, non di rado, furono i rapporti fra i Normanni e i Bizantini. I primi miravano a espandersi nei Balcani, i secondi a recuperare i perduti domini in Italia Meridionale. A questo scopo Isacco Contostefano fu inviato nell’Adriatico con una potente flotta radunata nei porti del Mar Egeo. Boemondo non fu pronto a invadere l’impero fino all’autunno del 1107. Nel frattempo, Contostefano tentò di sorprendere Brindisi, ma fallì. In questa occasione, i Normanni catturarono alcuni mercenari di stirpe turca che prestavano servizio negli eserciti bizantini. Questi prigionieri potrebbero essere stati Patzinak, Uze, Comani o Turchi della colonia di Acrida, ed erano probabilmente cristiani; ma i loro abiti e le loro armi erano diversi da quelli in uso nell’Europa occidentale, così che Boemondo, il grande normanno le cui gesta furono cantate dal Tasso, li presentò al Papa come prova convincente che l’imperatore di Costantinopoli era in stretta alleanza con i nemici del cristianesimo. Boemondo, con la sua consueta abilità, approfittò dell’opportunità di attraversare l’Adriatico quando la flotta greca si era ritirata a Chimera.1
1128-1132
Ruggero, gran conte di Sicilia, e Tancredi, signore della città, si contendono il dominio di Brindisi. Nel 1132 – 1133 Ruggero la conquista.
Scrisse Giovanni Di Blasi che circa il 1133 Ruggero di Sicilia mosse alla conquista di Brindisi: “Dopo questi primi movimenti passò il re col suo esercito all’assedio di Brindisi nel mese di giugno, ed assali quella città non meno per terra, che per mare. Racconta il Salernitano, che egli vi fe’ fabbricare una torre di travi lunghissimi ben collegati con ferro, e coperti di pelli e di vinchi, l’altezza della quale dominava le muraglie della città. Ma la fabbrica di questa macchina punto non giovò a lui, né nocque agli assediati, poiché Riccardo di Chiaramonte e Goffredo il figliuolo del conte Alessandro, che comandavano in quella piazza, fecero ancora eglino innalzare sulle muraglie della città dell’altre torri, le quali divenendo perció superiori a quella del re, scagliando su di questa dei sassi grossissimi colle loro baliste agevolmente la distrussero. Vedendo adunque vano ogni tentativo, e trovandosi in oltre il suo esercito afflitto dalla fame, bruciò la torre, sciolse l’assedio, e fe’ la pace cogli abitanti”1
1155-1156
I bizantini occupano Brindisi, che comunque successivamente viene ripresa dai normanni e saccheggiata, per l’atteggiamento filo-bizantino.
La schiacciante vittoria dei Normanni dopo l’epica battaglia di Brindisi del 28 maggio del 1156 consegna definitivamente la Puglia all’occidente (scheda)
1178
Grazie all’arcivescovo Guglielmo, la Cattedrale viene arricchita con un pavimento musivo.
1190
Importante, secondo i cronisti inglesi, fu il ruolo di Brindisi durante la crociata che vide protagonista Riccardo I detto Cuor di Leone Re d’Inghilterra (Oxford 1157-Chaluz, Poitou, 1199). Il 1190 Riccardo, dopo il disastro avvenuto durante l’attraversamento del Rodano con la morte di un centinaio di persone, diresse una parte dei crociati verso Brindisi: “Allora re Riccardo, impietosito dalla situazione di coloro che desideravano ancora attraversare, fece legare insieme delle barche per creare un ponte temporaneo [sul Rodano]; così attraversarono, anche se con un po’ di malumore e difficoltà. Poi il re e il suo esercito si fermarono lì per tre giorni; dopodiché una parte dell’esercito partì per Marsiglia, un’altra per Venezia, Genova…Brindisi”. A Brindisi giunsero “la madre del re [Eleonora d’Aquitania (1122-1204] e la figlia del re di Navarra [Berengaria Sánchez, detta anche Berenguela di Navarra (1165-1230), promessa sposa di Riccardo] approdarono a Brindisi, dove l’ammiraglio Margarito e altri uomini del re Tancredi li ricevettero con ogni onore e riverenza”. Molto dubbia è la presenza reale del re Tancredi in quella circostanza come dubbio è che Riccardo Cuor di Leone il 1192 sia giunto, secondo alcuni resoconti inglesi, nel viaggio di ritorno da Terra Santa, a Brindisi: “Ora, mentre erano nel golfo di Satalia [Attalia], una grande tempesta si abbatté su di loro per un giorno e una notte. Allora il re chiese che ora fosse e gli dissero mezzanotte. Allora il re disse: “Non abbiate paura! Proprio in questo momento i monaci in Francia sono svegli e pregano Dio per noi. Non abbiamo più timore del pericolo. Poi il mare si calmò e proseguirono a tappe fino a raggiungere Brindisi, da dove il re si recò a Roma”.1
1192
Il re normanno Tancredi finanzia il rifacimento della Fonte Grande, di epoca romana. Un restauro legato alla celebrazione delle nozze a Brindisi tra il figlio Ruggero con la figlia dell’imperatore di Costantinopoli.
Nell’agosto del 1192 a Brindisi fu celebrato un importante matrimonio dinastico fra le élite normanne e bizantine della fine del XII secolo. La cerimonia unì Ruggero III di Sicilia, figlio maggiore di Tancredi d’Altavilla, re di Sicilia, con Irene , figlia dell’imperatore bizantino Isacco II Angelo. Questo matrimonio fu strategico e simbolico. Tancredi, salito al trono di Sicilia in un periodo di intense tensioni con il Sacro Romano Impero e altre potenze, cercò di consolidare la legittimazione della sua dinastia e di costruire alleanze politiche. Unendo la sua famiglia con quella imperiale di Costantinopoli, intendeva rafforzare la sua posizione geopolitica e legittimare la successione del figlio. La cerimonia si tenne nella Cattedrale di Brindisi, allora già luogo di rilievo religioso e politico, e fu accompagnata da iniziative monumentali nella città: Tancredi fece restaurare e arricchire un’antica fontana romana, ora conosciuta come la Fontana di Tancredi, in memoria dell’evento nuziale. Anche dal punto di vista personale la vicenda fu significativa ma brevissima: Ruggero, ancora molto giovane, morì meno di un anno dopo il matrimonio (nel dicembre del 1193). e Dopo la caduta dei normanni in Sicilia, la principessa venne catturata e, pochi anni dopo, sposò un altro membro dell’aristocrazia imperiale tedesca, il duca Filippo di Svevia. Le nozze fra Ruggero d’Altavilla e Irene non furono solo un evento familiare, ma il risultato di trattative diplomatiche molto complesse tra Normanni e Bizantini. Alla fine del XII secolo, il Regno di Sicilia sotto Tancredi d’Altavilla era in una posizione delicata: contestato da diverse potenze (tra cui l’Impero Bizantino e il Sacro Romano Impero), Tancredi cercava legittimazione interna ed esterna. Il matrimonio fu concepito come alleanza politica strategica per ottenere il riconoscimento da Costantinopoli, ridurre le tensioni lungo l’Adriatico e rafforzare la propria posizione dinastica.
Le trattative coinvolsero emissari di alto rango: ambasciatori siciliani negoziarono con la corte di Costantinopoli, discutendo doti, titoli e riconoscimenti reciproci, mentre i Bizantini erano interessati a consolidare influenza nell’area adriatica e ad assicurarsi un cuscinetto sicuro contro gli attacchi normanni a est. Il matrimonio richiese anni di scambi epistolari e negoziazioni su privilegi religiosi, fiscali e commerciali, inclusi il rispetto di giurisdizioni ecclesiastiche e la gestione dei porti siciliani e pugliesi. In sostanza, non fu un semplice accordo familiare: fu un atto diplomatico bilaterale, dove entrambe le corti cercarono vantaggi politici e simbolici. La cerimonia a Brindisi fu quindi la formalizzazione di un accordo negoziato con cura, più che un’unione d’amore.1
1194-1196
L’ammiraglio brindisino Margarito è protagonista della difesa del regno normanno dagli attacchi svevi. Nel 1196 viene catturato e portato in Germania, dove muore (biografia).
L’importanza della potenza marittima è valida oggi quanto lo era nel medioevo. Una prova sorprendente è fornita da Roger di Howden. Ruggero, che aveva avuto esperienza personale delle acque del Mediterraneo, credeva che nel 1200 l’ammiraglio Margarito da Brindisi si fosse offerto di nominare il re di Francia Filippo II, noto anche come Filippo Augusto, Filippo il Conquistatore o Filippo il Guercio (Gonesse, 21 agosto 1165 – Mantes-la-Jolie, 14 luglio 1223) imperatore d’Occidente o d’Oriente – Roma o Costantinopoli – a seconda di come preferiva. Dopo la pronta accettazione di Filippo (sebbene Howden non ci dica quale dei due imperi scelse Filippo) Margherito lasciò Parigi, ordinò alle sue galee di riunirsi a Brindisi, ma fu sfortunatamente assassinato a Roma, ponendo così fine a questi “entusiasmanti” piani. Va detto che secondo la versione più accreditata il grande ammiraglio o arcipirata Margarito da Brindisi avrebbe in realtà terminato i suoi giorni nelle carceri di Treviri dopo essere stato, per ordine dell’imperatore Enrico VI, accecato.1
In età normanno sveva molte importanti funzioni di governo risultano affidate a personale di lingua e cultura araba. In Brindisi un documento del 1194 assicura sulla presenza di un «saracenus protoiudex»; il 1196 risulta attivo un «Regius brundisinorum saracenus iudex». Come ebbe a rilevare Adalgisa De Simone, «Se di un certo tipo di cultura cercassi di rintracciare i luoghi, dovrei stabilire come assioma che presente debba essere stata negli insediamenti del Mezzogiorno italiano quella cultura religiosa, a suo modo onnicomprensiva, che ha avuto come fulcro l’insegnamento del Corano, delle sue letture, della sua esegesi, delle tradizioni, e del diritto, ossia quel bagaglio culturale di scienza religiosa, di primaria istanza spirituale, che ha sempre spinto il musulmano a fondare, ovunque si sia fermato, almeno un musallà (oratorio) se non una mosche ed una annessa scuola coranica».1
1 Note offerte dal prof. Giacomo Carito