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Insediamento rupestre e Chiesa in grotta di San Giovanni a Cafaro

A circa due chilometri di distanza dalla Cripta di San Biagio, in contrada Cafaro alle spalle della masseria Cafaro Piccolo, si colloca la Chiesa in Grotta di San Giovanni, pertinente a un più ampio complesso ipogeo che comprende altre due cavità di maggiori dimensioni disposte lungo i costoni della roccia scavati dal Canale Reale, un corso d’acqua naturale che attraversa parte del territorio provinciale partendo da Villa Castelli fino a sfociare nella Riserva di Torre Guaceto.

Cripta di San Giovanni a Cafaro
Cripta di San Giovanni a Cafaro

La chiesa rupestre, databile al XIII secolo, con successivi interventi di rimaneggiamento tra XV e XVI secolo, si presenta a pianta rettangolare, l’ambiente si sviluppa per una lunghezza di 7,70 metri, largo 5,20 metri e alto 2,30 metri, con soffitto piano.
Accessibile mediante una breve scalinata, l’interno risulta articolato in due navate, separate da un pilastro centrale, ricomposto, sul quale poggiano tre archi a tutto sesto.

Cripta di San Giovanni. Affreschi dell'abside centrale
Cripta di San Giovanni. Affreschi dell’abside centrale

Il presbiterio si chiude con tre piccole absidi e altare, non più presente, addossato al muro.
Il ciclo pittorico, attribuibile al XIII secolo, è conservato principalmente nell’abside centrale, dov’è raffigurata una Deesis, termine derivante dal greco a significare intercessione e supplica. La raffigurazione è quella canonica con al centro il Cristo e ai suoi lati la Vergine Maria e San Giovanni Battista.
Il Cristo indossa una veste rosso scuro e un mantello blu; l’aureola, ornata da una croce rossa impreziosita da motivi bianchi, reca ai lati l’abbreviazione IC XC, identificativa di Gesù Cristo. La figura risulta danneggiata da uno scavo che ha cancellato la mano destra; con la mano sinistra sostiene il Libro dei Vangeli, sul quale si legge l’iscrizione latina: “Ego sum lux mundi, qui sequitur me non deambulat in tenebris”.

Cripta di San Giovanni. Dettaglio figure della Deesis
Cripta di San Giovanni. Dettaglio figure della Deesis

La Vergine è raffigurata con una veste blu e un mantello rosso scuro, ornato da un bordo bianco e da un raffinato motivo a perline. Accanto all’aureola compare l’abbreviazione della dicitura “Mater Domini
San Giovanni Battista è identificabile non solo grazie all’iscrizione “S. Iohannes” posta accanto all’aureola, ma anche per i tratti iconografici distintivi: la lunga barba, la capigliatura disordinata e la veste rifinita da una bordura in pelliccia, elementi che rimandano al periodo in cui, secondo il racconto dei Vangeli, visse nel deserto indossando un abito di pelle di cammello.

Cripta di San Giovanni. Affresco sulla parete meridionale raffigurante la <em>Vergine col Bambino</em>, <em>San Giovanni Battista</em> e <em>San Clemente</em>
Cripta di San Giovanni. Affresco sulla parete meridionale raffigurante la Vergine col Bambino, San Giovanni Battista e San Clemente

Molto interessanti anche le pitture presenti lungo la parete meridionale: la Vergine col Bambino, San Giovanni Battista e San Clemente. La Madonna indossa un abito blu con mantello rosso scuro, regge sul braccio sinistro il Figlio e con la mano destra lo indica. Il Bambino tiene alta la mano destra in atto benedicente, mentre con l’altra tiene stretto un rotolo chiuso. La sua aureola, come quella del Cristo raffigurato nell’abside, è impreziosita dalla croce: si tratta della cosiddetta aureola crucifera, attributo iconografico riservato esclusivamente a Gesù Cristo
Al centro del trittico dei santi compare nuovamente la figura di San Giovanni Battista, raffigurato nell’atto di benedire secondo l’uso greco; con la mano sinistra regge un rotolo aperto recante l’iscrizione “Ecce agnus Dei qui tollit peccata mundi”, chiaramente riferita al Cristo. Anche in questa rappresentazione il santo è contraddistinto dai consueti attributi iconografici: la veste di pelliccia, qui fermata da una spilla circolare, la capigliatura e la barba, lunghe e disordinate, sono rese attraverso minute ciocche.

Cripta di San Giovanni. Interno, particolare di una croce incisa sull'arco
Cripta di San Giovanni. Interno, particolare di una croce incisa sull’arco

A completare il trittico su questa parete vi è la figura di un santo vescovo, riconoscibile per la stola, il copricapo e il pastorale che tiene nella mano sinistra; con la destra il santo impartisce la benedizione alla greca. La veste, riccamente ornata, è decorata da rombi contenenti puntini bianchi, mentre i bordi e i polsini dell’abito sottostante, dipinti in ocra, richiamano l’effetto dell’oro. La presenza dell’iscrizione accanto all’aureola permette di identificare la figura come San Clemente. La tipologia del copricapo consente di attribuire gli affreschi a un periodo anteriore al XIV secolo.

Sulla parete che delimita il presbiterio è raffigurato l’Arcangelo, probabilmente realizzato nello stesso periodo dei precedenti, tra il XII e i primi del XIII secolo, da un artista di maggiore abilità e raffinatezza. I suoi abiti, sontuosi, sono interamente decorati con motivi geometrici a losanghe e cerchi, arricchiti da piccoli puntini bianchi a simulare le perle. Appena visibile è l’ala sinistra; nella mano sinistra tiene un globo dorato, mentre il braccio destro, sollevato, sembra aver sorretto un tempo una lancia, non più visibile.

Cripta di San Giovanni. Interno
Cripta di San Giovanni. Interno

Sul muro opposto l’affresco di San Rocco, riconoscibile dalla ferita sulla gamba dovuta alla peste, dal bastone e dal mantello legati ai suoi pellegrinaggi, affiancato dalla Vergine col Bambino. L’immagine, di fattura modesta, sembra di esecuzione popolare e non riconducibile all’ambito bizantino.
Sono inoltre documentate iscrizioni in lingua latina e araba, indicative della stratificazione culturale del sito.

Nella medesima vallata si individua altresì una cavità, oggi in gran parte interrata, nota come “delle Sette Camere”, costituita da un corridoio centrale nel quale confluiscono sette bracci laterali.

Cripta di San Giovanni. Interno
Cripta di San Giovanni. Interno

Grazie a un accordo con il Comune di Brindisi, attuale proprietario del sito, l’Amministrazione sanvitese gestirà il complesso per i prossimi 18 anni, a partire del 2025, con l’obiettivo di 𝒗𝒂𝒍𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆, 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒆𝒓𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒆 𝒓𝒆𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒓𝒖𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 questo straordinario esempio di architettura rupestre.
Le visite guidate sono coordinate e condotte dalle guide dalla Cooperativa Thalassia.

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