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La processione del Corpus Domini

Singolarissima è, in Brindisi, la consuetudine per la quale si svolge la processione del Corpus Domini. La leggenda fondativa non manca di contraddizioni e anacronismi già rilevati da Pasquale Camassa nella sua Guida di Brindisi il 1897:
“A questo proposito così racconta lo storico brindisino e noi lo riferiamo. Per debito di cronista aggiungiamo che nella storia delle crociate di questo fatto non si fa cenno. Dell’anacronismo che altri può riscontrare in questa leggenda lasciamo responsabile il Padre A. della Monaca.

Il Corpus Domini a Brindisi, disegno di Antonio Mingolla(C)
Il Corpus Domini a Brindisi, disegno di Antonio Mingolla©

Si vuole che Ludovico IX di Francia caduto nelle mani di Saladino, mentre combatteva contro di lui a Damiata, nel recarsi in Occidente per prendere gli 800.000 bisanti d’oro pel riscatto suo e dei fratelli, avesse lasciato come pegno al Sultano un’Ostia consacrata. Capitato a Brindisi, vi trovò Federico II, che fece qui coniare monete d’oro e d’argento, e 30.000 marche di questa moneta dette a Ludovico, che partì tosto a Damiata per pagare a Saladino il pattuito riscatto. Ma costui ammirando la fede e la lealtà del re di Francia, generosamente rifiutò il riscatto, restituì il sacro pegno e fece con lui la pace. Tornando dall’Egitto, spinto dai venti, Ludovico capitò di nuovo a questi lidi, e non potendo prender porto, si ancorò sulla spiaggia a scirocco delle Pedagne. Volendo poi render grazie all’Altissimo per gli scampati pericoli, fece chiamare da Brindisi l’Arcivescovo e il suo clero a rilevare processionalmente il Corpo di N. S. che egli, per privilegio accordatogli dalla Santa Sede, portava sulla nave, dov’era pure un Legato pontificio. L’Arcivescovo Pietro III, essendo molto vecchio, vi si recò cavalcando un bianco cavallo, e preso il Santissimo, tornò in paese sullo stesso cavallo, facendo da palafrenieri lo stesso Ludovico e Federico II. Ciò avveniva nell’anno 1252. Istituitasi poi da Urbano IV la festa del Corpus Domini nel 1264, pare che, volendosi serbare memoria di quell’avvenimento, si ottenne dalla città di Brindisi un tale privilegio, che costantemente si è conservato. È fama che nel punto della spiaggia, dove il cavallo pose i piedi, mentre l’Arcivescovo prendeva dalla nave il Corpo di G. C , sgorgasse acqua dolce; e si mostrano anche oggi alcune fossette, che si vuole fossero state le orme del cavallo. Gli è certo però che sin da quel giorno quella spiaggia, che dista circa tre miglia da Brindisi, s’intitolò dal cavallo, e Torre del Cavallo si chiamò la torre, che fu ivi eretta per iniziativa di Pasquale Faccirosso. Anzi sulla torre primitiva, sostituita poi da quella, dove oggi soggiorna la brigata doganale, a memoria dell’avvenimento, si sicorgeva un bassorilievo lapideo rappresentante un ostensorio coll’Ostia. Quel bassorilievo si conserva nel museo della biblioteca pubblica.
Il bassorilievo, che da Giovanni Tarantini era stato recuperato, non è più in pubbliche collezioni.

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