Brindisi Virtual Tour
Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo
Chiesa di Santa Maria del Casale
Peculiarità storico-artistiche
Santa Maria del Casale documenta eloquentemente il progressivo approdare al gotico di maestranze in cui è ancora viva la grande lezione romanica.
Il protiro pensile, cuspidato, riassume lo schema della facciata, bicroma, gli spioventi sottolineati da arcatelle cieche legate alla cornice di base da lesene tristili, mossa dai connessi a tarsia che rendono motivi geometrici.
Le fiancate sono scandite anch’esse da lesene saldantesi in alto agli archetti trilobi.
L’interno è a croce latina, con navata e transetto con copertura a capriate, il coro lanciato dietro l’altare maggiore, con volta a crociera.
Di grande interesse sono i semicapitelli che profilano l’arcone; rilevò Valentino Pace: “Il capitello di destra presenta due draghi disposti l’uno a fronte dell’altro con precisa disposizione araldica,dai musi con le fauci aperte da cui guizzano le lingue, le zampe all’esterno che si appoggiano sul collarino sventagliando in alto l’ala, le zampe interne sollevate e anch’esse con gli artigli bene in vista, le code convenzionalmente arrotolate, due borchie sull’angolo. Il capitello di sinistra presenta invece due coppie di “bicorporati”: ferini apparentemente digrignanti, dalla criniera che lo spesso strato di intonaco a mala pena permette di scorgere, eretti sul treno posteriore, anche in questo caso con la zampa esterna sul collarino, l’interna e poi le anteriori a coppia scalate verso l’alto. Non manca nemmeno qui l’attenzione a una precisa composizione araldica ancher se, diversamente dal precedente, è in questo caso l’angolo e non la fronte del capitello a veicolare l’immagine dominante”. Questo capitello pare unico nel Mezzogiorno; gli altri “bicorporati”, databili “allo scadere del secolo XI o agli alvori del XII” come quello nel San Benedetto di Brindisi, sono disposti in orizzontale “quasi ad attraversare la superficie del capitello”. Di simili se ne incontrano in Italia settentrionale o più frequentemente in area francese.
Lo studioso concludeva: “Perché questo rinvio (o altro di diversa geografia, fra Italia settentrionale ed Europa) sia convincente non solo visualmente, ma anche “archeologicamente”, sarebbe necessaria un’indagine, per così dire, in corpore vili, a certificare la possibile estraneità genetica del capitello (ovvero, dei capitelli) al aparato murario e a valutarne la sua originaria forma plastica, al di sotto dell’imbiancatura subita. Solo allora potrà stabilirsi, con più certezza (o con minore incertezza) se qui si tratta di un reimpiego oppure di una sorte di imitazione trecentesca, peraltro sbalorditiva ed eventualmente non meno interessante per l’unicità del caso”.
Gli affreschi evidenziano un retroterra culturale che, pur legato ancora alla maniera bizantina, appare tuttavia non refrattario a nuove acquisizioni le cui direttrici possono identificarsi sia nei rapporti con la capitale del regno che lungo le rotte commerciali adriatiche.
Sulla controfacciata è, su quattro fasce parallele, il Giudizio Universale eseguito da Rinaldo da Taranto ai primi del XIV secolo; sulla parete di sinistra sono L’Annunciazione, L’Allegoria del Giglio Angioino, L’Albero della Croce, la Vergine tra Cavalieri, fatta dipingere nel 1338 da Nicola della Marra, signore di Stigliano e Sant’Arcangelo, e superiormente a questa, La Vergine col Bambino e Sante, la Vergine con Bambino commissionata nel 1366 da Gaucerio, precettore della Commenda di San Giovanni di Gerusalemme di Brindisi; sulle pareti del presbiterio sono le Storie della Passione: Deposizione, il Cristo nella Tomba, le Marie al Sepolcro, dipinte da un artista di modi ancora bizantini, le Nozze di Cana, il Cenacolo, la Pentecoste; opera di un frescante aperto alla cultura occidentale; sull’abside Cristo in Trono fra Angeli; sull’arco trionfale la Natività e la Crocifissione; nel transetto L’Annunziata, le Storie di Santa Caterina e inferiormente la Madonna in Trono, Sant’Erasmo di Gaeta e Santa Maria Maddalena; sulla parete destra il Cristo in Maestà, la Sacra Maternità, Santa Caterina che presenta alla Vergine un cavaliere, la Madonna con Bambino e il committente Leonardo di Tocco, conte di Cefalonia e Zante, realizzata fra 1362 e 1364. Gli stemmi dei committenti gli affreschi rendono peraltro a Santa Maria importanza per gli studi concernenti l’araldica medioevale.
Nella chiesa è conservata una colonna in marmo pario con croce, attribuibile al IX secolo, che è possibile sia quella dell’Osanna che, ancora agli inizi del ’900, era in contrada Cappuccini. La croce scolpita sopra la colonna reca un piccolo globo alla base ed è simile a quella che decora la patena di Siberia.
Nel convento, in cui attualmente è ospitata la ‘Fraternità Don Grittani’, è la Natività della Vergine, dipinto su tela eseguito nel 1617 dal pittore mesagnese Gian Pietro Zullo (1557-1619); sul lavabo del refettorio è incisa un’iscrizione latina tardo rinascimentale che ammoniva i frati insistendo sul valore metaforico dell’acqua.
Nei secoli, Santa Maria del Casale è stata non solo luogo di sosta dei pellegrini ma anche meta essa stessa di pellegrinaggi; tale funzione può dirsi valida anche nel presente. La chiesa è infatti prossima sia allo scalo aeroportuale internazionale di Brindisi-Casale che alla S.S. 379, E 55 che collega, sul tracciato dell’Appia-Traiana, Brindisi a Bari e alla dorsale adriatica.
Dalla chiesa arcivescovile alla chiesa conventuale
Il convento, iniziatosi a costruire dai Minori Osservanti, qui chiamati nel 1568 dall’arcivescovo Bovio (1564-70), fu completato dai Minori Osservanti Riformati, subentrati ai primi nel 1589, fra 1635 e 1638. I religiosi dovettero abbandonare Santa Maria in seguito ai provvedimenti murattiani del 1808; vi rientrarono nel 1824 per esserne poi definitivamente espulsi il I marzo 1868. I frati modificarono in dizione barocca la chiesa aggiungendo altari addossati alle pareti e, conseguentemente, danneggiando vaste aree affrescate. Mantennero vivissima la devozione mariana e la funzione di chiesa di pellegrinaggio; la festa della Natività della Vergine, l’8 settembre, ebbe allora rilievo transregionale. Vi si teneva, nella circostanza una famosa fiera “alla quale concorrono molti mercanti forestieri”.
Per il timore di “ qualche irruzione di corsari infedeli che facilmente potrebbero insidiare alla libertà di sì numeroso popolo” era un forte presidio militare.
Si intensifica l’uso di un itinerario impostato già nel ’200 che, muovendo dalla sponda settentrionale del seno di ponente, giungeva sino alla chiesa e da, essa, dirigeva verso l’Appia Traiana; coincide, in parte, con l’attuale via di Santa Maria, interrotta in questo secolo dalla costruzione dello scalo aeroportuale. Un regolare servizio di barche, la cosiddetta barca di Santa Maria, collegava la sponda settentrionale con quella meridionale. Lungo l’itinerario erano chiese di sosta, quali la tuttora esistente Cristo del Passo (scheda).
Sequenza completa dei disegni eseguiti nell’occasione del restauro della chiesa1
Note e riferimenti
1 Arch’è – Architetti Associati De Leonardis-Nigro-Nozzoli
Documenti correlati