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Chiesa della Santissima Trinità e Santa Lucia

All’incrocio tra via Santa Lucia e via Lata sorge uno dei templi più belli e ricchi di storia della città di Brindisi: la chiesa della Santissima Trinità – Santa Lucia. Eretta nel XIII secolo, è un tipico esempio di architettura romanica con aperture già al linguaggio gotico. È dotata di cripta e in origine doveva esservi annesso un monastero femminile, probabilmente le penitenti di cui si ha notizia in un documento del 1248, dette “bianche” dal colore del loro abito.

Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Foto d'epoca con la scalinata originale - coll. G. Membola(C)
Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Foto d’epoca con la scalinata originale – coll. G. Membola©

Si trattava di una comunità di monache penitenti dell’Ordine di Santa Maria di Valleverde provenienti da Acri, i cui possedimenti, come precisa Maria Stella Calò, nel XIII secolo “erano distribuiti in importanti centri della Puglia – Matera, Barletta, Brindisi, Taranto – e Oltremare, tra la Palestina e l’isola di Cipro. Una presenza penetrante e sommessa che veniva ad affiancarsi a quella diffusa (e più nota) degli Ordini monastico cavallereschi nell’intera regione”.
In un documento inventariale dei beni della chiesa arcivescovile di Brindisi voluto dal re Manfredi nel 1260 si ha menzione della chiesa.
Grazie a un’annotazione fatta da mons. Rotondo che è negli atti di Santa Visita del 1850 si ha notizia della presenza di un monastero di religiose dell’Ordine Teutonico. Questa notizia è sostenibile sul piano generale, poiché i teutonici, grandemente favoriti dall’imperatore Federico II, avevano in Brindisi un importante punto di riferimento; in tale contesto parrebbe possibile una fondazione femminile.

Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Cartolina degli anni Sessanta - coll. G. Membola(C)
Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Cartolina degli anni Sessanta – coll. G. Membola©

La chiesa sembra essere divisa in due parti; in realtà si tratta di un complesso architettonico unitario composto da una cripta e da un’aula superiore. Quest’ultima ha una facciata monocuspidata, dalla quale è stata eliminata la scalinata preesistente, simile a quella della chiesa di San Paolo Eremita, sostituita con quella attuale a due rampe e ballatoio centrale. L’interno è stato ampiamente modificato nel XVI secolo con la realizzazione degli archi bassi che dividono le tre navate e seriormente con l’aggiunta di altari laterali; nel 1774 nella chiesa ne sono accertati tre con dedicazione a Santa Maria della Croce, alla Santissima Trinità e a Santa Lucia. Giovanni Scatigno nel 1770 eseguì la tela Il martirio di santa Lucia destinata a essere posta sull’altare della santa. Dopo la demolizione della chiesa di Santa Maria del Ponte (scheda), sono stati trasferiti nella chiesa il polittico della Madonna del Dolce Canto, recentemente restaurato e il Crocifisso ligneo. Nel 1858 l’altare della Madonna del Dolce Canto ha sostituito quello della Madonna della Croce.
Di grande interesse è la cripta del XIII secolo, divisa in tre piccole navate da 4 colonne con capitelli d’ordine corinzio che potrebbero pensarsi opera della cosiddetta Bottega del Tempio, un’equipe di scultori che, trasferitisi dalla Palestina in occidente sul declinare del XII secolo, furono attivi anche in altri siti pugliesi quali Barletta e Foggia. Gli affreschi presenti sulle pareti sono risalenti al XIII e XIV secolo; tra questi assumono particolare importanza quelli di San Nicola, della Maddalena, di San Pietro Apostolo e della Vergine Kyriotissa ossia della Madre di Dio in maestà. San Nicola è raffigurato secondo la consueta iconografia, a figura intera in abiti vescovili. Il santo solleva la mano destra benedicente alla greca e regge con la sinistra il libro dal piatto decorato con una croce e quattro sfere. Il dipinto è paragonabile a miniature bizantine per il colorito ricco e fuso.

Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Foto d'epoca della cripta - coll. G. Membola(C)
Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Foto d’epoca della cripta – coll. G. Membola©

Nel secondo affresco è raffigurato San Pietro a figura intera su fondo blu scuro Nella mano sinistra regge le chiavi e la destra è sollevata benedicente alla greca.
In una delle due grandi nicchie che si aprono sulla parete ovest è la Vergine Kyriotissa, raffigurata in una cornice rossa su sfondo a fasce gialle e blu. Siede su un trono reggendo il Bambino sulle ginocchia. Pare possibile che l’anonimo autore del dipinto sia lo stesso che ha riproposto il tipo iconografico della Kyriotissa in Lucania nelle chiese col titolo della Madonna delle tre porte e della Madonna della Croce. Nell’adiacente nicchia è la Maddalena mirrofora, dalla lunga capigliatura a ciocche, attribuibile all’autore della Santa orante che è a destra della nicchia stessa.

Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Foto del lato su via Lata risalente al 1908 - coll. G. Membola(C)
Brindisi. Chiesa di Santa Lucia. Foto del lato su via Lata risalente al 1908 – coll. G. Membola©

Rimandando per altri aspetti del patrimonio storico-artistico della chiesa, quali l’altro grande San Nicola che è nella cripta, agli studi editi in questo sito, si segnala qui la statuaria su cui è soffermata, in particolare, l’attenzione di Pietro Salvatore Polito; il San Francesco da Paola, realizzato probabilmente durante la seconda metà del XIX secolo è in legno riguardo le parti anatomiche e in cartone incollato per il resto. Completamente in legno sono sia il Crocifisso proveniente dalla diruta chiesa brindisina di Santa Maria del Ponte, completamente ridipinto e riconducibile al tardo Cinquecento, che il Sant’Antonio da Padova, realizzato da bottega locale attiva tra il declinare del XIX e primi del XX secolo. Alla temperie culturale del secondo quarto del XX secolo sono riconducibili le statue in cartapesta con rappresentazione di Santa Rita da Cascia, attribuibile a Giuseppe Manzo (1849-1942) o a Raffaele Caretta (1871-1950) e del Sacro Cuore di Gesù, forse dello stabilimento di Giuseppe Malecore (1876-1967).

Testo di Anna Valeria Romanelli

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