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Chiesa Madonna della Scala
Nel centro storico di Brindisi, tra il dedalo antico di viuzze di quello che fu l’antico insediamento della colonia amalfitana risalente alla seconda metà del XII secolo, in pochi si accorgono della presenza di una modesta chiesetta, confusa nella monocromia della stradina. L’intero rione prendeva il nome proprio da questo edificio sacro, intitolato originariamente a Santa Maria di Scala, poi modificato in “della Scala”, toponimo originato proprio dal principale luogo di provenienza della comunità, l’antico e nobile borgo di Scala, la pittoresca località arroccata all’interno della costa campana affacciata sul mar Tirreno.
Il rione, sull’altura che domina il Seno di Levante del porto interno, nonostante i sostanziali ammodernamenti otto-novecenteschi mantiene ancora oggi il tipico aspetto medievale, qui aveva sede anche l’ufficio del Console, con funzioni di “giudice del mare”, della comunità esule dalla più antica Repubblica marinara. Gli Amalfitani, infatti, erano un popolo di navigatori e di mercanti che scelse “il miglior porto del mondo”, quello di Brindisi (R. Muntaner, XIII sec.), per proseguire gli avviati traffici commerciali con l’Oriente dopo la conquista normanna della loro terra d’origine. Brindisi, già dai primi anni dell’XI secolo, tornò a esercitare un ruolo nevralgico nel commercio marittimo, una florida attività che era principalmente nelle mani degli Amalfitani e dei Pisani, questi ultimi acquartierati fuori dal centro abitato nella contrada che conserva ancora il nome di Tor Pisana, ma anche di mercanti Veneziani e Genovesi.
“Tra le prime, e più importanti, imprese artistiche condotte dai ‘negotiatores’ amalfitani a Brindisi vi fu proprio l’edificazione, con dedicazione a Santa Maria di Scala, della chiesa rionale, nota anche sotto il titolo di ‘Santa Maria Amalfitana’, quale devota manifestazione di affetto nei confronti della principale protettrice della loro patria natia”, un edificio che oggi conserva molto poco del suo impianto originario, avendo perduto nel tempo numerose caratteristiche architettoniche per i numerosi interventi eseguiti. Già dopo la metà dell’800 la chiesa, sotto il nome di Madonna della Scala, aveva subito una notevole alterazione del suo aspetto originale: la navata venne in parte ridotta, la sagrestia alienata, il campanile demolito e la facciata interamente rimaneggiata. Già nell’ultimo decennio del secolo i residenti del quartiere sottoscrissero, senza esito, una petizione all’ispettore demaniale per ottenere il ripristino degli ambienti ecclesiastici. La storia, come vedremo, si è ripetuta inconsapevolmente nel secolo successivo, quando per manifesta indifferenza da parte delle autorità competenti, furono ancora una volta gli abitanti del vicinato a prendersi cura dell’edificio sacro, soprattutto dopo il restauro del 1986 voluto da don Ferruccio Biasi, che vide il consolidamento della struttura, la realizzazione della controsoffittatura e la posa di un nuovo pavimento.
Tra i pochi elementi originali rimasti, vi è la croce in pietra con alla base l’interessante giglio angioino degli Salesi visibile sul timpano della facciata, mentre all’interno, in una piccola nicchia dietro l’altare, si scorge l’affresco della Madonna della Scala (120 × 70 cm), un’opera di autore sconosciuto e datazione indeterminata. Nonostante lo stato non ottimale di conservazione, si possono notare due immagini mariane diverse: quella sottostante più scura e austera, poco leggibile, l’altra molto colorata e vivace, composta da tre figure, l’angelo che si arrampica su una scala (un chiaro riferimento a uno dei simboli della Passione di Cristo), la Vergine con un velo giallo, il manto blu e la veste rosa, mentre cinge sul braccio sinistro il Bambino biondo. La raffigurazione fu occultata probabilmente alla fine dell’800 “poiché ritenuta troppo moderna e popolareggiante”; infatti, l’assenza dell’aureola, la pettinatura e il trucco degli occhi sono elementi che – verosimilmente – furono giudicati poco consoni a una Madonna. Dov’era la nicchia venne posto il dipinto eseguito nel 1903 del prof. Alessandro Briamo su commissione del sindaco Federico Balsamo, un olio su tela raffigurante le medesime Figure Sacre (una nota indica che per il bambino posò Natale Caravaglio). Dopo i restauri la tela fu posizionata sulla parete laterale della chiesetta, mentre l’interno venne arricchito, nel tempo, con alcune opere a tema religioso, più o meno importanti, su tutte la preziosa statua della Madonna del Carmelo con Bambino restaurata nel 1999 da Vincenzo Caiulo, un intervento a cura del Soroptimist International Club di Brindisi.
“Qui il giorno dell’Ascensione, per conservare un’immemorabile consuetudine, vi si recano le confraternite ed il Capitolo a recitarvi le preghiere di rito” scriveva nel 1897 il canonico Pasquale Camassa, una celebrazione mantenuta sino alla metà del secolo scorso con la contestuale festa rionale dedicata alla Madonna della Scala, con lo svolgimento delle funzioni religiose, l’installazione di luminarie per le strade del quartiere e la benedizione dell’intera area a sud est della città.
Per anni l’edificio sacro è stato tenuto aperto e curato da alcune volontarie, che si prendevano cura degli arredi sacri e si facevano carico persino del pagamento dell’utenza elettrica, ma quando la Caritas diocesana ha deciso di utilizzare il locale come magazzino, hanno desistito. Da allora viene aperto raramente per evidenti motivi di sicurezza. Già negli anni Settanta del ’900 il prof. Alberto Del Sordo scriveva: “la chiesetta, chiusa al culto e priva di manutenzione, s’avvia di giorno in giorno verso il crollo per l’infiltrazione d’acqua piovana, che sta operando lo spappolamento del tetto”, ma all’epoca fortunatamente si riuscì a porre rimedio.
Testo di Giovanni Membola
Riferimenti bibliografici
- Teodoro De Giorgio, Insediamenti e imprese artistiche degli Amalfitani a Brindisi tra XII e XIII secolo in Gli Amalfitani nella Puglia medievale. Insediamenti, fondaci, vie e rotte commerciali, relazioni artistiche e culturali, Atti del convegno (Amalfi, 15-16 dicembre 2017), Amalfi 2020, pp. 465-477.
- Pasquale Camassa, Guida di Brindisi, 1897, pp. 51-2
- Giacomo Carito, Brindisi in età sveva, in Federico II e Terra d’Otranto, Atti del secondo convegno nazionale di ricerca storica, Brindisi 16-17 dicembre 1994, Brindisi 2000
- Alberto Del Sordo, Il centro storico in Toponomastica Brindisina, Fasano 1988,p. 141
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