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Chiesa del Cristo dei Domenicani

Una splendida alternanza di fasce di pietra bianca e carparo dorato, sulle quali si apre lo splendido rosone a sedici colonne. Si compone così la suggestiva facciata monocuspidale della Chiesa del Cristo dei Domenicani, arricchita da un elegante coronamento con archetti pensili. L’edificio sacro fu costruito nel 1232 per volontà del beato Nicolò Paglia, riferimento cronologico confermato dall’incisione, appena leggibile, impressa sul lato sinistro della facciata.

Brindisi. Chiesa del Cristo dei Domenicani. Esterno
Brindisi. Chiesa del Cristo dei Domenicani. Esterno

Si affianca quello che fu il grande convento dei padri domenicani, ordine soppresso nel 1813. L’edificio, divenuto fatiscente dopo i tanti anni di abbandono, fu recuperato dall’Amministrazione Provinciale nel 1928 e utilizzato come istituto scolastico sino al 2011. Da allora è chiuso e dimenticato.

All’interno la chiesa è a unica navata, conserva sui lati due altari barocchi, dedicati alla Madonna del Rosario e al Sacro Cuore, risparmiati dai restauri del 1950 e 1972. Durante la prima fase dei lavori venne in buona parte rifatto il rosone, riccamente decorato da motivi zoomorfi e antropomorfi.

Brindisi. Chiesa del Cristo dei Domenicani. Interno
Brindisi. Chiesa del Cristo dei Domenicani. Interno

Il Crocifisso ligneo duecentesco troneggia sull’altare maggiore che, considerato miracoloso, fu largamente venerato in tutta la Terra d’Otranto. Secondo una leggenda popolare, giunse a Brindisi su una nave veneziana proveniente da Alessandria d’Egitto che, dopo una navigazione travagliata, a causa di una violenta burrasca fu costretta a riparare nel porto brindisino. In attesa della ripartenza, il Crocifisso, acquistato in Terrasanta dal mercante Giovanni Cappello, fu esposto alla venerazione dei fedeli locali proprio nella chiesa dei padri domenicani. Quando però si tentò di riportarlo a bordo, fu impossibile rimuoverlo tanto era diventato pesante. Si decise così di lasciarlo a Brindisi accontentandosi di portare a Venezia il solo indice della mano destra.
Gli studiosi attribuiscono l’opera a un intagliatore tedesco o a un artista italiano influenzato dalle forme scultoree della civiltà nordeuropea.

Brindisi. Chiesa del Cristo dei Domenicani. Interno
Brindisi. Chiesa del Cristo dei Domenicani. Interno

Altrettanto pregiata è la statua lignea policroma della Madonna della Luce, detta anche Madonna della Pisara, denominazione legata alla leggenda secondo la quale la Vergine volle punire con una pisara (pesante attrezzo agricolo in pietra) un oltraggio subito da un soldato francese. Sul libro che il Bambin Gesù tiene aperto sulla sinistra è leggibile la scritta EGO SUM LUX MUNDI.
Entrambe le opere sono considerate tra le più pregevoli testimonianze artistiche medievali nel contesto regionale.

L’attuale abside è ridotta rispetto all’originale, quando fra il XV e XVI secolo fu demolito il presbiterio, per la ridefinizione del saliente difensivo di Porta Lecce.
Su alcuni conci della parete sinistra sono ben visibili le sigle degli operai squadratori: la croce, la croce ricrociata e alcune lettere (X, N, NI, A, V, K). Sul retro sono identificabili la squadra e il compasso, simboli dei mastri muratori.

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