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Brindisi capitale del Regno del Sud

10 settembre 1943 – 11 febbraio 1944

Nel pomeriggio del venerdì 10 settembre 1943, il comandante della piazza militare della marina di Brindisi, ammiraglio Luigi Rubartelli, ricevette un messaggio via radio che lo invitava ad andare incontro alla corvetta “Baionetta” ormai prossima al porto.
L’ammiraglio non avrebbe mai immaginato che, una volta salito a bordo della nave, si sarebbe trovato al cospetto del re Vittorio Emanuele III, della regina Elena, del principe Umberto, del capo del governo Pietro Badoglio, nonché di alcuni ministri e alti ufficiali del Regno d’Italia: il comandante in capo Raffale De Courten, suo amico dai tempi dell’Accademia Navale, il capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio e i capi di stato maggiore del Regio Esercito e della Regia Aeronautica generali Mario Roatta e Renato Sandalli.

Brindisi, autunno 1943. L'ammiraglio Rubartelli saluta il re Vittorio Emanuele III al Comando Marina di Brindisi(1)
Brindisi, autunno 1943. L'ammiraglio Rubartelli saluta il re Vittorio Emanuele III al Comando Marina di Brindisi1

Brindisi rappresentò l’approdo finale della fuga del sovrano e dei principali vertici politico-militari del Regno d’Italia, i quali, il 9 settembre 1943, abbandonarono precipitosamente Roma per sottrarsi al rischio di essere catturati dalle forze tedesche all’indomani della proclamazione dell’armistizio, sottoscritto dal governo italiano con gli Alleati appena due giorni prima.
Il gruppo raggiunge Pescara in auto percorrendo la via Tiburtina Valeria; dalla vicina Ortona si imbarcarono sulla corvetta per dirigersi verso l’Adriatico meridionale alla ricerca di una sede sicura dalla quale ricostituire le istituzioni di uno Stato ormai in pieno processo di disgregazione.
L’annuncio dell’armistizio, che si tradusse di fatto in una resa incondizionata dell’Italia agli Alleati, innescò una drammatica sequenza di eventi che mise impietosamente in luce l’impreparazione e le gravi responsabilità della classe dirigente del Regno. Dietro il richiamo alla necessità di garantire la continuità della monarchia e delle istituzioni si celava, secondo una diffusa interpretazione storiografica, anche l’esigenza di assicurare la salvaguardia personale del sovrano e dei vertici politico-militari.

Brindisi, autunno ’43. Vittorio Emanuele III a Brindisi
Brindisi, autunno ’43. Vittorio Emanuele III a Brindisi

Una volta accertato che non vi fossero in città soldati tedeschi, Vittorio Emanuele decise di sbarcare e stabilirsi a Brindisi, dove fu ospitato nella palazzina dell’ammiragliato, all’interno dell’area del Castello Svevo. I ministri furono sistemati nella caserma dei sommergibili, mentre gli ufficiali militari all’hotel Internazionale e Moderno, qualche giorno dopo sfrattati dagli alti ufficiali alleati della missione di controllo dell’operato del governo italiano.

L’11 settembre il Re face elaborare e diffondere via radio un proclama rivolto agli italiani in cui spiega che ha lasciato Roma «per il supremo bene della Patria che è sempre stato il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita», e di aver raggiunto Brindisi, sul «sacro e libero suolo nazionale», per salvaguardare l’integrità della nazione.2

Brindisi, Castello Svevo visto dall'alto in una cartolina degli anni '60 del Novecento
Brindisi, Castello Svevo visto dall'alto in una cartolina degli anni '60 del Novecento

Vista la partenza frettolosa dalla capitale, l’intero gruppo era sprovvisto di vestiario, pertanto furono aperti i magazzini della Marina Militare ed alcuni dei negozi cittadini.

Da Brindisi si cercò di ricostituire un’autorità statale ormai profondamente compromessa e ricomporre l’ormai sfaldato esercito italiano, lasciato ignobilmente senza ordini e prive di una direzione unitaria, partendo dalle divisioni militari dislocate nella provincia di Brindisi e Taranto a difesa delle basi navali.
Anche l’attività amministrativa del Governo, superate le iniziali e gravi difficoltà di carattere logistico e organizzativo, riprese gradualmente il proprio funzionamento. Un momento decisivo di tale processo fu la costituzione del nuovo Governo, che tenne la sua prima riunione nei locali della Prefettura di Brindisi il 24 novembre 1943. Quel giorno il consiglio dei ministri (che in realtà era un consiglio di sottosegretari promossi ministri in sostituzione di quelli non fuggiti da Roma dopo l’8 settembre) approvò una serie di progetti di massima mirati a dare avvio ad una politica di defascistizzazione. Vi si parlava di epurazione, revisione della legislazione fascista, punizione dei collaborazionisti, reintegrazione degli antifascisti, con una serie di enunciazioni generali cui sarebbero seguiti provvedimenti specifici nei vari settori.

Originale della Gazzetta Ufficiale stampata a Brindisi presso la Tipografia Ragione (arch. Francesco Ragione)
Originale della Gazzetta Ufficiale stampata a Brindisi presso la Tipografia Ragione (arch. Francesco Ragione)

La composizione dell’esecutivo venne resa ufficiale attraverso la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, stampata a Brindisi presso la Tipografia Ragione: il primo di una significativa serie di numeri pubblicati nella città adriatica, destinati a divulgare le nuove leggi, i decreti e le disposizioni emanate dal Governo nel corso della ricostituzione delle istituzioni statali.
Una delle più importanti fu il Provvedimento n. 25 del 20 gennaio 1944, (“Disposizioni per la reintegrazione nei diritti civili e politici dei cittadini italiani e stranieri di razza ebraica o considerati di razza ebraica”) pubblicato sulla G.U. del 9 febbraio, che sancì l’abrogazione delle ignobili leggi razziali volute dal regime fascista.

Brindisi, 10 dicembre 1943. Vittorio Emanuele III insieme al principe Umberto nell'hangar dell’idroscalo, assistono a una messa celebrata dall'Arcivescovo Francesco De Filippis per la ricorrenza della Madonna di Loreto(1)
Brindisi, 10 dicembre 1943. Vittorio Emanuele III insieme al principe Umberto nell'hangar dell’idroscalo, assistono a una messa celebrata dall'Arcivescovo Francesco De Filippis per la ricorrenza della Madonna di Loreto1

Durante questi 5 mesi il re rimase quasi sempre all’interno del castello, solo in poche occasioni fu visto uscire, come a dicembre per assistere ad una messa nell’hangar dell’aeroporto. In realtà alcuni testimoni dell’epoca affermano che il sovrano si recava (a rifugiarsi) al Castello dei De Viti de Marco di Cellino San Marco.
La regina Elena invece si recava spesso presso le suore di piazza Duomo per adoperarsi in beneficenza.

Con l’annessione al Regno del Sud di altri territori liberati degli alleati, l’11 febbraio del ’44 la capitale fu spostata a Salerno in attesa che anche Roma fosse libera dalle truppe tedesche.
A Brindisi si tornò a vivere nella normalità di sempre.

Note e riferimenti

1 Fototeca Briamo – Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo”

2 Marco Patricelli, Brindisi capitale, (agi.it del 13 giugno 2024 -link)

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