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Cesare Braico (1816 – 1887)

Il medico garibaldino Cesare Braico è stato uno dei protagonisti nella lotta al regno dei Borboni e tra gli eroi che hanno contribuito all’unione d’Italia.
Nasce, il 24 ottobre del 1816, Bartolomeo e Carolina Carasco, nella casa di via Ferrante Fornari 20. La via, che allora si chiamava strada degli Angeli, era il tratto centrale di quello che una volta era la via maestra della città, che comprendeva nella parte iniziale via Carmine e in quella finale via Filomeno Consiglio.

Aristide Calani. Ritratto di Cesare Braico - Il Parlamento del Regno d'Italia, 1861
Aristide Calani. Ritratto di Cesare Braico – Il Parlamento del Regno d'Italia, 1861

Sul prospetto della casa nel 1893 fu posta un’epigrafe in marmo su cui si legge il testo dettato dal prof. Lorenzo Calabrese.

Qui a 26 ottobre 1816 nasceva
CESARE BRAICO
olocausto giurato alla libertà della Patria
sopportò prigionie esilii condanne di morte
finché da Marsala schierato fra mille eroi
Duce Garibaldi
alla ricalcitrante Europa
impose l’indipendenza d’Italia
La società dei reduci
pose a 9 febbraio MDCCCXCIII

L'epigrafe apposta sulla casa di Cesare Braico
L'epigrafe apposta sulla casa di Cesare Braico

Laureatosi in medicina all’Università di Napoli, prese parte ai movimenti di liberazione e di unità italiana, un ideale molto forte che lo vide tra i maggiori protagonisti della lotta alla tirannia borbonica.

È a Napoli, la sua seconda patria, quando il 15 maggio del 1848 scoppia la rivoluzione dove partecipa attivamente combattendo la gendarmeria e le truppe borboniche. Ma solo un anno dopo viene catturato insieme ad altri compagni di lotta; questi condannati per anni vengono tenuti in condizioni inumane in una serie di galere fatiscenti, subendo maltrattamenti ed angherie da parte delle guardie.

La casa di Cesare Braico
La casa di Cesare Braico

Si decise quindi di deportare i prigionieri in America, trasformando la condanna in esilio perpetuo, e proprio durante la navigazione la nave viene dirottata in Irlanda dal rivoluzionario Raffaele Settembrini, che si era imbarcato a Cadice come falso cameriere, d’intesa con l’equipaggio e degli altri deportati. Gli esuli dopo qualche mese a Londra, vengono fatti tornare in Italia con il contributo del governo piemontese, poco prima della guerra contro l’Austria, dove Cesare Braico si arruola volontario e partecipa alla battaglia di Solferino, come soldato e come medico.

La visita di commiato di Cesare Braico, in Londra reduce dalla patita prigionia e in procinto di trasferirsi in Piemonte, nella residenza dei Russell rimase impressa nella memoria di lady Russell che annotò nel suo diario: «Pembroke Lodge, 9 maggio 1859. Visita di addio da Spaventa e dal Dott. Cesare Braico, che mercoledì partirà per il Piemonte. Spaventa pieno di chiacchiere ansiose ma non speranzose sulle prospettive napoletane, il Dott. Braico molto silenzioso, abbattuto nell’animo, ma non nello spirito. Per me le illusioni della vita sono passate», disse. «Ho donato il fiore della mia giovinezza alla mia patria in prigione, ciò che mi resta della vita è suo». In risposta a un mio luogo comune sulla speranza, rispose: «A coloro che hanno sofferto molto la parola speranza sembra una bugia. Mentre ero in prigione è morta mia madre, il mio unico legame con la vita». Disse di aver lasciato l’Inghilterra con rammarico e di dover sempre ricordare con gratitudine la simpatia che aveva trovato qui. Gli dissi che pensavo non ce ne fosse abbastanza. «Più che nel mio paese. Abbiamo attraversato quattro villaggi sulla strada per il porto dopo aver lasciato la prigione; nessuno ci ha guardato o ci ha rivolto una parola gentile; non una lacrima negli occhi di nessuno; Non è stata pronunciata una sola benedizione … Tutte queste tristi parole, e molte altre ancora, in un bellissimo italiano, avrebbero toccato qualsiasi cuore, per quanto chiuso alla grande causa per la quale lui e altri hanno dato la loro felicità terrena e stanno per offrire la loro vita. Mentre guardavo quel bel volto, così determinato, così malinconico, e ascoltavo le parole che ancora mi risuonano nell’orecchio, sentii che, sebbene non lo dicesse, intendeva morire in battaglia contro la tirannia. Mi diede alcuni versi, scritti a matita sul momento, alla piccola May, che corse nella stanza mentre lui era qui. Addio, coraggioso, nobile spirito. Che Dio sia con te!».1

Ritratto di Cesare Braico in divisa garibaldina
Ritratto di Cesare Braico in divisa garibaldina

Nel 1860 fa parte della spedizione dei “Mille” di Garibaldi in Sicilia e nelle battaglie che decisero la liberazione dell’Italia meridionale. Del suo coraggio e della sua “inverosimile e grandissima calma” parla Nino Bixio, definendolo eroe. Con il plebiscito del 21 ottobre, che sancisce l’annessione al Regno di Vittorio Emanuele II, il Braico viene eletto deputato nel primo Parlamento italiano.
Partecipò alla terza guerra d’indipendenza. Nel quadro della sua attività di parlamentare fu Presidente del Consiglio di Sanità.

Nel 1861 Cesare Braico fu eletto deputato di Brindisi per l’ottava legislatura. Il 12 ottobre 1862 fu nominato dal re presidente del Consiglio Superiore di Sanità in Napoli. Dopo la parentesi amministrativa che lo costrinse a dare le dimissioni dalla Camera dei Deputati, si presentò alle elezioni suppletive e nel corso della stessa legislatura fu eletto deputato di Lucera. Come si evince da una lettera indirizzata da Nino Bixio alla moglie Adelaide l’8 marzo 1863, Braico era allora distratto da problemi sentimentali: “A proposito di persone che hanno certe intenzioni (e Dio voglia che non sieno state che intenzioni!) ti posso dire che il Dottore non sarà più eletto. A Brindisi lo si accusa di non rispondere alle lettere de’ suoi elettori e di spendere il suo tempo amoreggiando Signore a Torino ed altrove! Si dice che non abbia che frasi ammaliatrici per le donne – questo farà sì che se ne starà a Napoli … quanti sospiri della signora Molfino etc.”. La lettera rivela un tratto inedito della biografia di Braico, noto come mazziniano, protagonista nelle guerre risorgimentali, appassionato difensore degli interessi di Brindisi in parlamento.1

Nel 1869 fu costretto a fare il consigliere di Prefettura ad Alessandria prima, e a Forlì poi. Dal 9 gennaio 1873 prestò servizio all’Archivio di Stato di Roma, contestualmente cominciava ad essere afflitto dall’infermità mentale che lo avrebbe obbligato, negli ultimi quattro anni di vita, ad essere rinchiuso nel manicomio di S. Maria della Pietà in via della Lungara a Roma, dove morì il 27 luglio 1887.

Cimitero di Brindisi. Tomba di Cesare Braico
Cimitero di Brindisi. Tomba di Cesare Braico

Le sue spoglie furono portate e tumulate in un sepolcro del cimitero di Brindisi, sul vialetto principale a poche decine di metri dall’ingresso.
In occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia (1961), l’Amministrazione Comunale diede una più dignitosa sistemazione al sepolcro con un’epigrafe commemorativa.

Nel 1968, a cura dell’Università del Tempo Libero (già Università Popolare), fu eretto su corso Roma, proprio di fronte alle scuole elementari “Perasso”, un busto in bronzo dell’eroe brindisino, opera dello scultore Alessandro Fiordegiglio.

A lui è dedicata una via e il parco all’ingresso della città.

I busto di Cesare Braico
I busto di Cesare Braico

1 Nota offerta dal prof. Giacomo Carito

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