Brindisi Virtual Tour
Dal 1995 la guida della città per conoscere
e apprezzare una Terra senza Tempo
I bombardamenti del novembre 1941
Era l’anno 1940 quando l’Italia entrò in guerra al fianco dei tedeschi.
Brindisi, che allora contava su circa 42mila abitanti, venne subito individuata come uno dei principali obiettivi militari per le incursioni aeree della Royal Air Force, che condussero sul capoluogo ben 21 attacchi tra il 30 ottobre e la fine dell’anno.
Il ’41 non si aprì nel migliore dei modi, durante il corso dell’anno la città subì tremendi bombardamenti, in particolare nel mese di novembre, quando dal 7 al 21 le incursioni furono praticamente continue.
Vasti i danni agli edifici civili ed ai luoghi di culto, ma quello che rimane ancora impresso nella memoria degli ultimi testimoni, è il più potente e distruttivo degli attacchi subiti, quello della notte tra il 7 e l’8 novembre. L’incursione iniziò a mezzanotte circa e durò poco più di 5 ore, un attacco condotto da una formazione di bimotori inglesi provenienti da Malta con l’obiettivo di smantellare le fortificazioni del porto e la base navale del castello svevo. In realtà furono colpiti e distrutte solo le abitazioni civili e le chiese, edifici simbolo prescelti proprio per fiaccare il morale della popolazione; al contrario furono stranamente risparmiati i tanti obiettivi militari presenti in zona, come i due castelli e le tante batterie militari presenti lungo la costa.
Tutta l’area di via Cittadella (nel centro storico della città, poco distante dal Castello Svevo) fu rasa al suolo, diverse decine le vittime e centinaia i feriti. Sul rapporto stilato dai Vigili del Fuoco si legge che furono ben 11 i fabbricati interamente crollati sulla sola via Cittadella, oltre a tanti altri seriamente danneggiati, così come le abitazioni di via Castello risultate tutte lesionate. Sempre nelle vicinanze si segnalarono altri danni nella zona di via S.Aloy.
In quella triste notte fu colpito il palazzo della Gioventù del Littorio, sull’attuale area dell’hotel Palazzo Virgilio (già hotel Jolly e poi Majestic), l’intero piano superiore crollò e altri fabbricati vicini rimasero lesionati.
Destò forti emozioni lo sterminio della famiglia Martinelli, sette persone rimaste sotto le macerie della propria abitazione di via porta Lecce.
Sulla vicina via Bari crollò l’intera isola composta da quattro abitazioni ed un garage.
Nella zona si segnalarono crolli di abitazioni su via Trieste e via Monte Cristo.
Le bombe caddero anche nei pressi della chiesa dell’Annunziata, in via Santabarbara, via Lauro, in via de Carpentieri dove si incendiarono il garage della Fiat, il magazzino della Società Elettrica e un deposito di legnami, inoltre vi fu il crollo di un fabbricato; altri crolli vi furono in via Martinez, via Cavour, via Cristoforo Colombo, via Tor Pisani e via Dittatore Silla. In via Pigonati i vigili del fuoco lavorarono sino alle 11 del mattino per estrarre il corpo di una vecchietta sepolta sotto le macerie della propria abitazione.
Un altro incendio, domato dopo un lungo e faticoso intervento dei vigili del fuoco, avvenne al grande deposito di fieno allo scalo di Sant’Apollinare.
Furono colpiti e crollarono anche ben cinque stabilimenti vinicoli di via Osanna, tre su via Cappuccini, chi ha vissuto quei momenti racconta del fiume di vino che scorreva per le strade sino a Porta Mesagne.
La contraerea militare riuscì comunque ad abbattere almeno un paio di velivoli nemici.
Dopo quella terribile notte circa l’80% della popolazione si trasferì per paura nei più tranquilli paesi della provincia o nella campagne circostanti.
Ma le incursioni aeree nemiche non finirono. Dalle ore 21 del 19 novembre alle 5 del mattino del 20 novembre varie ondate di incursioni aerei colpirono alcune zone della città, in particolare il grande deposito militare di foraggio in balle pressate nella zona Commenda, all’epoca vigneto e oliveto, causando un vasto incendio che illuminò a giorno l’intera città. L’episodio è ricordato con particolare emozione dagli ultimi testimoni di quella terribile notte. Altre bombe caddero nei pressi dei binari della vicina stazione ferroviaria e su un deposito di munizioni parzialmente saltato in aria. Un altro incendio fu segnalato su Corso Umberto nei pressi del noto Caffè Torino.
Ventiquattrore dopo, la notte tra il 20 ed il 21 novembre 1941, altre incursioni aeree causarono la morte di quattro vigili del fuoco e altrettanti marinai. Il bombardamento avvenne nella zona Nafta, nei pressi di Porta Lecce, dove si era sviluppato un incendio segnalato verso la mezzanotte dal Comando della Base Marittima al vicino distaccamento dei Vigili del Fuoco, non lontano dalla Dogana. Le fiamme oltre ad illuminare una zona del porto importante come obiettivo dei raid aerei nemici, minacciavano il vasto deposito carburanti presente nella zona. Le operazioni di spegnimento furono svolte dai pompieri della Marina e da una squadra dei vigili del fuoco. Una successiva ondata di aerei nemici provocò la reazione della contraerei, le due squadre di intervento si rifugiarono nella casermetta del corpo di guardia del deposito che venne colpita da una bomba e crollò. Sotto le macerie furono trovati i cadaveri di otto persone, quattro marinai e quattro vigili del fuoco, e furono estratti cinque persone ferite gravemente, quattro pompieri ed un marinaio.Il 16 dicembre alle ore 20.15 le sirene davano l’allarme di un ennesima incursione aerea. Alcune bombe caddero in piazza Duomo colpendo il campanile della chiesa, l’Ospedale Civile (ora sede del Museo Prov.le) ed una abitazione vicina. Una bomba era scoppiata al centro della piazza. Fortunatamente non vi furono vittime in quanto i fabbricati erano stati abbandonati per tempo.
Testo di Giovanni Membola
Riferimenti bibliografici
- Giuseppe Teodoro Andriani, Brindisi, da capoluogo di provincia a capitale del Regno del Sud. 2000
- Lionello Maci, Il Novecento, 2001
- Archivio di Stato di Brindisi, Rapporti e relazioni del 17° Corpo dei Vigili del Fuoco
Documenti correlati
- Otto morti durante il bombardamento del 21 novembre 1941
- Brindisi capitale del regno del sud
- Brindisi Porto di accoglienza nel Mediterraneo. 1943 – 1949: Un popolo in fuga
- L’Ammiragliato e alcuni ricordi dei bombardamenti del 1941
- Giovanna Maria Bozzi. Brindisi
Documento sullo smontaggio della Colonna a protezione dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La relazione è stata pubblicata nel volume 1940-45 Arte trafugata, arte salvata, arte perduta: le città italiane tra guerra e liberazione, a cura di Teresa Calvaro e Maria Serlupi Crescenzi (edizioni Musei Vaticani,2012) presentato al Convegno Internazionale “Musei e Monumenti in guerra 1929-45: Londra – Parigi – Roma – Berlino” dell 15 e 16 novembre 2012 organizzato da ANISA (Associazione nazionale Insegnanti di storia dell’arte), i Musei Vaticani e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.