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Befana, una storia che va raccontata
di Antonio Caputo
Il ciclo natalizio s’impernia sulla celebrazione della nascita di Gesù che in oriente viene celebrata il 6 gennaio, nella festa dell’apparizione o manifestazione del Signore: in greco Epifania.
Diversamente, in occidente, il 6 gennaio è consacrato come la festa dell’adorazione dei Magi che giungono alla grotta di Betlemme ed offrono i loro regali: oro che simboleggia la potenza del Re; incenso che simboleggia la sacralità degli Altari; mirra che simboleggia tutta umanità.
L’aspetto popolare dell’Epifania che in questo caso diventa “Befana” ha una storia tutta sua: semplice e affascinante. Si narra che mentre i tre Re Magi seguivano la stella che li guidava, il cielo improvvisamente si oscurò per una bufera. Per questo bussarono alla prima casa che videro.
Una vecchina di nome Befana, nonostante fosse notte fonda, rispose generosamente alla richiesta di ospitalità. Rifocillò i tre uomini che, comunque, avevano una gran fretta di riprendere il cammino, nonostante il tempo andasse peggiorando e i loro cammelli sembrassero molto provati.
Befana non riusciva a capire tutta quella fretta in una nottata come quella, allora l’uomo che aveva una carnagione molto scura e una barba nera e riccia (Baldassarre) cercò di dare una spiegazione plausibile: Stiamo andando a recare doni ad un Bambino, il Salvatore del mondo.
Il più anziano (Gaspare), notando lo stupore di quella donna così anziana, la invitò ad unirsi a loro, perché anche lei potesse rendere lode al Re dei re.
Befana, consapevole della sua età avanzata, dopo aver pensato qualche istante, declinò l’invito; a questo punto, il più giovane dei tre (Melchiorre) esortò i compagni di viaggio a continuare il cammino.
Andati via i tre, Befana mise un grosso ceppo sulle braci ardenti, poi si coricò nel suo letto, al caldo delle coperte, ma nonostante la stanchezza e il tepore che si era creato nella stanza non riusciva a prendere sonno.
Com’era possibile che un bambino potesse essere il salvatore del mondo? Pensava.
Si rigirò tutta la notte nel letto, incapace di prendere sonno.
Il mattino seguente, al sorgere del sole, pentita per quel diniego, decise che sarebbe partita alla ricerca dei tre uomini.
Riempì un grosso sacco di giocattoli, ritrovati chissà dove, dopodiché si mise in cammino: indossava un grosso e grande scialle per proteggersi dal freddo, come bastone aveva preso una robusta scopa di saggina che poteva anche usare contro eventuali animali famelici.
Camminando, la vecchia non riuscì a trovare la pista percorsa dei tre Re Magi, ormai coperta dalla neve, così, sfiancata dal freddo e dal peso del sacco, sconfortata, si poggiò ad una gran quercia decisa a morire in quel luogo, se non avesse individuato la strada del ritorno.
Certo, Gesù Bambino non avrebbe potuto permettere che le buone intenzioni avessero una fine tragica, così lo spirito buono che albergava in quell·albero animò la scopa che, volando, salvò e riportò la vecchia Befana nella sua casetta, circondata dalla neve.
Da quel lontano giorno, Befana continua a viaggiare per il mondo sulla sua benedetta scopa volante, guardando attentamente in faccia ogni bambino che placidamente dorme, nell’intento di trovare Gesù Bambino.
Durante il periodo di Natale ed anche dopo, fino al 6 gennaio, lascia doni per ciascun bimbo, sperando sempre che uno di loro sia Gesù Bambino.
Chissà se nella nostra epoca telematica, Befana non la si debba richiamare in servizio, rivestendola, magari, con panni nuovi, ma soprattutto per ritrovare un rinnovato modello di solidarietà.
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