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Area Archeologica di via Casimiro
Una importante testimonianza di epoca romana, molto poco valorizzata e ancor meno conosciuta, è l’area archeologica di via Casimiro angolo via dé Muscettola, contraddistinta dal rocchio scanalato di una colonna in pietra posta al centro della cavea.
Su quest’area, nel 1957 durante la costruzione dell’edificio dell’Istituto Autonomo Case Popolari, vennero alla luce i resti di un edificio pubblico risalente ad epoca imperiale (prima metà del II sec. d.C.) e i pavimenti di nuclei abitativi di epoca repubblicana (I-II sec. a.C.).
Lo scavo archeologico si protrasse sino al 1959 e fu condotto, purtroppo, senza un criterio stratigrafico, ‘seguendo i muri’ e distruggendo i livelli di età medievale1. Si salvarono solo alcuni reperti oggi conservati presso il Museo Prov.le, ovvero il sarcofago “vetero-cristiano” in pietra locale di tipo palestinese, con croci in rilievo a braccia uguali ed il lastrone di copertura spezzato, con lati inclinati all’interno che gli conferiscono l’aspetto di un tronco di piramide quadrilatera e la lastra votiva con rappresentazione del volatile che becca il ramo di un vegetale, riferibili al tardo VII secolo e pertinenti probabilmente alla chiesa di San Pelino2.
Nel terreno di riporto dello scavo furono rinvenuti numerosi frammenti d’intonaco (probabilmente di pareti decorate), di anfore e lucerne, frammenti marmorei3 ed una testa in marmo di età antonina (98 – 180 d.C.) attribuita ad Antinoo4, il giovane greco dalla singolare bellezza proveniente della Bitinia, odierna Turchia, amato dall’imperatore Adriano, oggi custodita nel deposito del Museo Nazionale di Taranto.
Il tutto fu lasciato a vista con una sostanziale modifica del progetto di costruzione del fabbricato moderno e del piano stradale. Infatti l’intervento di “archeologia urbana” operata nel 1962 portò alla realizzazione di parziali coperture dell’area archeologica con un porticato alla base del nuovo palazzo dell’IACP e un “cavalcavia” su via Casimiro1.
L’area è visibile affacciandosi dalla ringhiera perimetrale posta sia da via Casimiro che da via dé Muscettola. Da qui si possono notare i resti marmorei attribuiti ad un porticato appartenuto ad un edificio monumentale, sistemati su basamenti in cemento. Si possono scorgere, ponendo particolare attenzione, i due livelli pavimentali in opus signinum delle due differenti epoche cronologiche: quelli a -1,60m (età imperiale) sono costituiti da “semplice battuto di cocciopesto”, in buona parte deteriorati per l’esposizione agli agenti atmosferici e per la crescita di vegetazione spontanea.
Differenti i pavimenti di epoca repubblicana (III sec. a.C.) posti ad un livello inferiore e in parte coperti dal cavalcavia, probabilmente appartenuti ad abitazioni di età tardo repubblicana distrutti in epoca traianea per far posto all’edificio monumentale, verosimilmente durante la riorganizzazione urbanistica della città.
I pavimenti visibili sul lato a ovest, in corrispondenza del cancelletto d’ingresso, consistono in coccio pesto decorato da scaglie (scutulae) bianche a forma irregolare e da scaglie colorate, disposte su file regolari. Sono riquadrati da una soletta in cemento che ne rettifica i limiti1.
Della stessa epoca l’interessante pavimento situato ad est, in buona parte coperto dal cavalcavia, decorato da “tessere bianche intorno ad una tessera nera”1 e nella parte centrale si evidenzia “l’elegante emblema a decorazione policroma (dim. 120 × 120 cm) riquadrato da una cornice disegnata mediante due file di tessere nere, disposte in diagonale, tra le quali corre un motivo a tessere nere, purtroppo illegibile. […] Disposte su quattro file ed inserite ad intervalli regolari si trovano 16 gusci di conchiglie spiraliformi”1 riempite da pasta vitrea colorata.
Il motivo decorativo del riquadro centrale, raffinato e prezioso, lascia ipotizzare la pertinenza al triclinio1, il locale in cui veniva servito il pranzo. della domus romana.
Alla destra di questo pavimento, a chiudere l’area archeologica ad oriente, “è visibile una muratura costituita da grossi blocchi di tufo bene squadrati […] che fanno da base ad un grosso muro del tipo listato (dim. 695 × 130 cm), entro quest’ultimo è ricavata una apertura successivamente chiusa”3.
Riferimenti bibliografici
1 M.T. Giannotta, G. Quarta. A. Cocchiaro, I pavimenti romani dell’area archeologica di via Casimiro a Brindisi: primi risultati di uno studio interdisciplinare, in I Mosaici – Cultura, Tecnologia, Conservazione, XVIII° Convegno internazionale Scienza e Beni Culturali- Bressanone 2-5 luglio 2002, Marghera, 2002, pp.833-842
2 Giacomo Carito. Brindisi nuova guida. 1993
3 Benita Sciarra. Ritrovamenti archeologici dal 1961 al 1964 in Brindisi. In Studi Salentini, 1963
4 Assunta Cocchiaro. Brindisi Romana. L’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni. 2001
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