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Area Archeologica di San Pietro degli Schiavoni

Il Quartiere e la scoperta

Nel pieno centro storico della città è situato l’antico quartiere di San Pietro degli Schiavoni, così denominato per la presenza di una chiesa dedicata al Santo frequentata dagli abitanti di origine slava e albanese (“Schiavoni”) qui residenti dalla seconda metà del XV secolo.
Della chiesa non rimangono tracce, alcuni antichi documenti individuano l’apertura al culto nel XIII secolo, ma non vi si è riusciti ad individuarne la precisa collocazione nell’area.

L'area archeologica nel 1965 (fototeca Briamo in BAD)
L’area archeologica nel 1965 (fototeca Briamo in BAD)

Erano tipici del rione il dedalo di viuzze, vicoli e piazzette irregolari, le case con “tetto a cannizzo”, ovvero con copertura a doppio spiovente realizzata da travi in legno e canne. Una “isola di miseria cittadina1, con case fatiscenti che nei primi anni ’60 “ospitava luna-park, circhi equestri e teatrini di legno per marionette1.
Con l’abbattimento di alcune di queste abitazioni, al fine di realizzare il nuovo Palazzo di Giustizia (1962), che aveva allora sede nel vicino palazzo Granafei-Nervegna, vennero alla luce alcuni ritrovamenti archeologici della Brindisi Romanica, del quale rimangono solo documentazioni fotografiche dei muri di mattoni e in pietra e malta distrutti dalle ruspe nel 1965, durante uno sbancamento di un metro e mezzo della zona.
Questi reperti furono depositati nelle discariche di Fiume Grande e di Mater Domini.

Nel 1966 vennero asportati dall’area quasi duemila metri cubi di terreno per “isolare le strutture murarie superstiti ed interrate, ed al discoprimento dei pavimenti delle case e del selciato di una via1, portando così alla luce un’interessantissima insula della Brindisi romana, cancellata dopo il terremoto del 3 dicembre 1456.
L’anno successivo il Comune di Brindisi delibera la costruzione di un teatro-cinema dalla struttura in acciaio e dalla capienza di 1700 posti. Il progetto dell’architetto romano Enrico Nespega prevedeva che la costruzione fosse “sospesa” sugli scavi archeologici, che sarebbero stati meglio conservati ed esposti, “senza ostacoli dovuti agli elementi portanti dell’edificio da costruire, alla vista dei cittadini e dei turisti”.
Durante i lavori di scavo emersero nuovi reperti di epoca romana di notevole pregio e di enorme interesse storico che portarono alla sospensione della costruzione del teatro (21 aprile 1969), per l’intervento di Italia Nostra e della Soprintendenza Archeologica della Puglia: era necessario un piano che prevedeva la conservazione dei reperti archeologici, e la possibilità di ampliare la superficie delle ricerche per portare alla luce altre testimonianze di epoca romana o medievale. I lavori ripresero l’anno successivo con un nuovo progetto per la tutela dell’area archeologica.

Planimetria dell'area archeologica eseguita nel 1986
Planimetria dell’area archeologica eseguita nel 1986

Caratteristiche dall’area archeologica

Alla luce di queste scoperte archeologiche si è potuto affermare che l’area era al centro della Brindisi Romana di epoca medio-imperiale. La zona, di forma quadrangolare di circa 4.800 mq, racchiude una parte di un quartiere attraversato da una strada basolata (lastricata) ampia complessivamente poco più di sei metri e carreggiabile per circa quattro metri e mezzo, scavata per una lunghezza di circa 100 metri, che rappresenta uno dei quattro cardini (strada con orientazione nord-sud) parallela agli altri tracciati viari individuati al di sotto delle attuali via Marco Pacuvio, via Duomo, nei pressi di vico Seminario e via de Muscettola, via Lauro e tra via San Benedetto ed Armengol.
Questi cardini si intersecavano con i decumani (tracciati viari orientati in direzione est-ovest) corrispondenti alle attuali via Santabarbara – via Tarantini a nord e con le attuali via Palma e via Casimiro a sud, racchiudendo così la civitas che si affacciava sulle fortificazioni del porto, area dell’attuale chiesa di San Paolo, e sul canale della Mena, che si sviluppava sull’odierna Corso Garibaldi.
L’impianto ortogonale della civitas, racchiuso tra i cardini e i decumani, formava delle “isole” abitative larghe settanta metri e lunghe il doppio.
Il cardine scoperto nell’area archeologica, “in ampiezza e dimensioni rapportabili a quelle di molte città greche e italiote” [2], è limitato da crepidini (marciapiedi), costituiti da massi isodomici che riportano scolpiti alcuni interessanti simboli di derivazione arcaica, come il pesce, la bipenne e lettere preromane o latino arcaiche. Questi segni sono stati impressi probabilmente nelle cave di provenienza dei materiali. Su alcuni lastre della strada si possono scorgere i solchi dei carri.
Ai lati della via si trovano alcuni “edifici pubblici e privati con aree scoperte e ambienti coperti caratterizzati, soprattutto a est, da pavimenti a mosaico o a lastre di marmo, ad ovest da pavimenti più semplici in opus spicatum (mattoncini in terracotta disposti a spina di pesce), e in opus signinum (crustae marmoree), peculiari quest’ultime delle zone di servizio che costituivano la parte più bassa di abitazioni popolari o la parte più esposta delle case ad atrio, tipiche dell’età repubblicana e aperte sull’atrio centrale3.

Sulla base dei diversi eleganti elementi costruttivi ritrovati nell’area, come i marmi, gli stucchi di decorazione colorata ed i mosaici, si ipotizza un quartiere romano elegante non lontano dal foro, probabilmente situato dove oggi è Piazza della Vittoria.
A sud-est un ampio ambiente scoperto, un possibile peristilio di una abitazione patrizia con pareti intonacate e dipinte, circondato da un portico di colonne in carparo, il cui ingresso doveva risultare sul decumano a sud. Si affiancano altri ambienti più ridotti, probabili aree di servizio della domus romana.
Adiacente a nord l’interessante complesso termale, visibile solo nella sua parte posteriore che si affacciava sul cardine, mentre l’ingresso originario doveva essere sulla parte opposta, in corrispondenza della strada parallela al cardine individuato nell’aera archeologica. E’ stata la prima parte scoperta dell’intero parco e mostra un impianto di riscaldamento del tipo suspensurae, ovvero con pavimento sospeso su tipici pilastrini in mattoni quadrati o circolari, utili alla circolazione dell’aria calda, insieme ai tubi in cotto incassati nelle pareti laterali utili a diffondere il calore all’interno degli ambienti termali. Rinvenute anche alcune tracce delle vasche in marmo.
Numerosi gli oggetti ritrovati durante le fasi dello scavo: sculture marmoree, oggetti ornamentali, statuette e ceramiche, molte delle quali sono esposte nel Museo Provinciale “F. Ribezzo” di Brindisi. Altri importanti reperti furono depredati quando l’area del cantiere non era adeguatamente sorvegliata e protetta.

Le indagini condotte nelle zone circostanti l’area di scavo, basate su saggi stratigrafici e sondaggi a diversa profondità, hanno confermato la presenza di reperti sovrapposti di epoche e di civiltà diverse: da quella precedente la colonizzazione romana, individuata con il ritrovamento nel 1984 della tomba del IV secolo a.C. nella parte a nord dell’area archeologica a circa tre metri di profondità dal piano stradale, contenente un semplice corredo funerario compresa una tipica trozzella messapica, alla medievale, con lo scavo del 1986 di un’area di circa 500 mq tra via De Balzo e via Casimiro, che ha permesso anche l’individuazione di strutture abitative di età medievale, visibili nella piazzetta prospiciente l’ingresso del teatro.
Della stessa epoca gli abbondanti ritrovamenti di materiale ceramico rinvenuto durante un saggio di terreno per la costruzione di un muro di contenimento limitrofo il teatro. Le ceramiche, di fattura modesta e di probabile produzione locale, sono collocabili tra il IX e il XII secolo e riguarda vasellame domestico di uso comune (ceramiche da fuoco, da cucina e da tavola), decorato e dipinto4.

Oggi l’area si presenta con un forte contrasto di stili: il moderno rappresentato dal nuovo teatro, realizzato con una struttura in acciaio rivestita da lamiere in doghe verticali, e l’antico delle diverse epoche, che sembra avvolgere in ogni parte l’edificio contemporaneo.

Riferimenti bibliografici

1 Rosario Jurlaro (1968)Storia e cultura dei monumenti brindisini. 1976

2 Giacomo Carito. Brindisi nuova guida. 1993

3 Angela Marinazzo. Proposte di archeologia urbana a Brindisi, in Brindisi, i luoghi, la storia (pp. 21–4)

4 Angela Marinazzo. Saggio nell’aera di San Pietro degli Schiavoni a Brindisi (1984), in Brundisii Res XIV, 1988 (pp. 73–83)

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