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Monumenti

Chiesa ortodossa di San Nicola

La chiesa di San Nicola costituisce il principale punto di riferimento per le comunità greco-ortodosse di numerose regioni dell’Italia meridionale e, dal 1991, appartiene alla Metropolìa d’Italia con sede a Venezia.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. Esterno
Brindisi. Chiesa di San Nicola. Esterno

Il terreno su cui sorge, già proprietà di Salvatore Perrone, fu acquistato il 12 aprile 1891 da Malvina Omero e Socrate Cocotò. L’edificazione dell’edificio sacro fu resa possibile grazie a una sottoscrizione volontaria dei fedeli della colonia greca presente a Brindisi, con l’importante contributo dello zar Alessandro III.
In precedenza la comunità cristiano-ortodossa locale aveva utilizzato come luogo di preghiera la chiesa abbaziale di Sant’Antonio Abate e, dopo il passaggio di quell’edificio al demanio, si era vista negare anche l’uso di San Giovanni dei Greci.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. Epigrafe sull'ingresso principale della chiesa
Brindisi. Chiesa di San Nicola. Epigrafe sull'ingresso principale della chiesa

In origine la chiesa ricadeva sotto la giurisdizione ecclesiastica corfiota; tuttavia, essendo stata edificata fuori dal territorio greco, fu posta alle dipendenze del vescovo di Londra, cui spettava l’autorità sull’intera Europa occidentale. Con la successiva istituzione dell’Esarcato d’Italia, essa venne inclusa dapprima nella Metropolìa d’Austria-Italia con sede a Vienna e, dal 5 novembre 1991, nella metropolìa italiana di Venezia, guidata dal primo arcivescovo ortodosso d’Italia, Gennadios Zervós, al secolo Tsampìcos Zervós.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. S.E. il Metropolita Gennadios Zervos Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta, durante l'Ordinazione Sacerdotale del Diacono Antonio Feseli
Brindisi. Chiesa di San Nicola. S.E. il Metropolita Gennadios Zervos Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta, durante l'Ordinazione Sacerdotale del Diacono Antonio Feseli

Un’iscrizione in greco antico posta sul portale attesta infine che la chiesa fu restaurata e arricchita nel 1987 per iniziativa dell’archimandrita Eftimios Kulumbis e del preposto Giorgio Monolas.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. Epigrafi con iscrizione in greco
Brindisi. Chiesa di San Nicola. Epigrafi con iscrizione in greco

La chiesa si presenta in stile neoclassico con movenze neogotiche conferite dal campanile a cella aperta con trifore sui quattro lati, arricchito da quattro pinnacoli; l’interno è ad unica navata con l’iconostasi che separa la navata dal presbiterio, sul quale vi sono tre ordini di icone.
A lato della chiesa si trova la casa del prete, il papàs, dove vive il prete con la famiglia, poiché la Chiesa greca non impone il celibato.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. Esterno
Brindisi. Chiesa di San Nicola. Esterno

L’interno è a unica navata ed è stato arricchito con alcune opere del pittore ellenico Crità durante i restauri del 1987, comprese le rappresentazioni dei Profeti e del Cristo Pantocratore sul soffitto.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. Interno con  iconostasi
Brindisi. Chiesa di San Nicola. Interno con iconostasi

L’iconostasi, che separa la navata dal presbiterio, si presenta con un triplice ordine di icone. Sul primo vi sono le rappresentazioni di Santa Marina Martire, San Michele Arcangelo, Madre di Dio con Bambino, Cristo in trono, San Gabriele Arcangelo e San Giovanni Battista. Alcune di queste raffigurazioni sono opere del sacerdote Crisanto di Plateo a Corfù. Sul secondo ordine sono rappresentati i Quattro Evangelisti, mentre sul terzo la Nascita del Cristo, il Battesimo del Giordano, il Mistico banchetto, la Crocifissione e la Pietà.
Sulla prothesis è la Natività del Crità dipinta nel caratteristico stile bizantino.

Brindisi. Chiesa di San Nicola. Cartolina d'epoca - coll. G. Membola
Brindisi. Chiesa di San Nicola. Cartolina d'epoca – coll. G. Membola

Nota aggiuntiva offerta dal prof. Giacomo Carito

La vicenda del finanziamento da parte dello zar Alessandro III per la costruzione della chiesa greco-ortodossa di San Nicola a Brindisi è un capitolo affascinante che intreccia la diplomazia internazionale, i flussi migratori e il ruolo strategico del porto adriatico alla fine del XIX secolo allorché ​Brindisi visse una straordinaria rinascita grazie all’apertura del Canale di Suez (1869) e al transito della Valigia delle Indie. Il porto divenne lo snodo fondamentale per i collegamenti passeggeri e commerciali tra l’Europa occidentale, l’Oriente e l’Impero russo. ​La città ospitava una comunità greca e levantina storicamente radicata, legata ai commerci marittimi, oltre a un continuo flusso di diplomatici, mercanti e passeggeri di fede ortodossa provenienti dalla Russia e dai Balcani che imbarcavano o sbarcavano a Brindisi. L’edificio attuale venne eretto dopo l’acquisto del suolo, da parte di Malvina Omero e Socrate Cocotò, il 1891. La comunità ortodossa locale sentiva da tempo la necessità di un luogo di culto stabile, l’ultimo erede delle antiche chiese orientali un tempo diffuse nel tessuto urbano brindisino. Per raccogliere i fondi necessari fu avviata una vasta sottoscrizione tra i fedeli. Trattandosi di un punto di transito nevralgico per i sudditi russi, la richiesta di sostegno giunse alla corte di San Pietroburgo. Alessandro III Romanov (Zar di Russia dal 1881 al 1894) rispose offrendo un autorevole e cospicuo contributo finanziario privato. Questo legame con la dinastia russa testimonia l’alto valore strategico e religioso che la Corona imperiale attribuiva alla presenza ortodossa nei porti del Mediterraneo e dell’Adriatico. L’edificio, pur nelle sue dimensioni contenute, presenta caratteristiche peculiari. La facciata, dalle linee sobrie, rimanda a un neoclassicismo tardo-ottocentesco che non rinuncia a suggestioni eclettiche e movenze neogotiche. Lo spazio a navata unica è dominato, come da tradizione, dalla suggestiva iconostasi che separa l’aula dal presbiterio. Tra le icone principali spiccano quelle dedicate a San Nicola di Myra (il titolare della chiesa, figura d’unione ecumenica fondamentale tra Oriente e Occidente) e a San Spiridione. Sulla prothesis è conservata una pregevole raffigurazione della Natività in stile bizantino. ​La chiesa è stata successivamente restaurata alla fine del Novecento e continua a essere il punto di riferimento spirituale per i fedeli ortodossi non solo di Brindisi, ma di gran parte del territorio salentino. Inizialmente dipendeva dalla giurisdizione ecclesiastica corfiota, poi passò sotto il vescovo di Londra, che aveva competenza su tutta l’Europa occidentale. Successivamente fu inclusa nella metropolìa d’Austria-Italia con sede a Vienna. Dal 5 novembre 1991 fa parte della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia con sede a Venezia.

Riferimenti bibliografici

  • Giacomo Carito, Brindisi Nuova Guid, 1993, p. 74-75

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