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Mostra personale di Uccio Biondi “La Culla delle Albe mise en scène”

UCCIO BIONDI
LA CULLA DELLE ALBE
mise en scène

Palazzina del Belvedere Coll. Archeologica Faldetta
Inaugurazione mercoledì 31 maggio ore 19.00
Dal 31 maggio al 30 settembre 2017
Prorogata sino al 16 ottobre 2017
a cura di Massimo Guastella

“Un appuntamento che ha segnato l’estate ormai conclusa è stata la mostra La Culla delle Albe di Uccio Biondi”, così la stampa ha rimarcato il successo della “mise en scène” dell’artista allestita nelle suggestive sale della Collezione Faldetta presso Palazzo Belvedere a Brindisi, con un’altissima affluenza di visitatori sino a fine settembre attratti dal binomio reperti archeologici e arte contemporanea, un’esclusiva proposta che ha caratterizzato la stagione culturale del territorio.
Un traguardo di tutto rilievo ma non inatteso, considerata la certa qualità del connubio: lo spessore del patrimonio esposto nelle vetrine e la accreditata ricerca del maestro Biondi; tanto da convincere gli organizzatori a prorogare ulteriormente il periodo di esposizione per ancora due settimane, anche per i due importanti appuntamenti nazionali: l’8 ottobre la giornata Nazionale delle Famiglie al Museo del FaMu e il 14 ottobre la Giornata del Contemporanea, organizzata dall’Amaci.
“La Culla delle Albe mise en sce`ne” è stata organizzata dall’associazione culturale Arte Antica e Contemporanea “Le Colonne” e dalla spin off CRACC dell’Università del Salento, con la fattiva collaborazione culturale dell’Associazione Amici dei Musei di Brindisi. L’iniziativa patrocinata dal Comune di Brindisi e sotto l’egida scientifica del Dipartimento di Beni Culturali dell’ateneo salentino, grazie allo sponsor “Il Focolare. Residenza per gli anziani” e i partner “Leonardo Studio. Immagine & comunicazione” e l’“Azienda agricola Vincenzo Pugliese”, nel singolare abbinamento tra arte contemporanea e testimonianze archeologiche, propone due realtà cronologicamente distanti ma non senza qualche analogia, se pensiamo alle maschere teatrali femminili raffigurate sul cratere a campana di produzione protoapula del IV secolo, attribuito alla Cerchia del Pittore di Tarpoley, pezzo forte della collezione Faldetta .
“Stimolare la coscienza civica” afferma Anna Cinti, “promuovendo la Palazzina del Belvedere (sede della Collezione Archeologica) non solo come luogo di conservazione, ma anche come spazio dell’incontro, del dibattito e della riflessione sulla contemporaneità”. Da qui il progetto di riportare nella città adriatica le opere di Biondi a Brindisi, nella sede per loro insolito della Collezione Faldetta, con il suo denso carico di reperti archeologici, tra i siti culturali di eccellenza della città e dell’intera regione e con una invidiabile collocazione sul porto.
La mostra, visitabile sino al prossimo 16 ottobre, presenta un'altopittura di grande formato e maschere e il video che accolgono all'ingresso della Palazzina. Il video simboleggia la reincarnazione filmica del feticcio femminile. Dall’idea della terra madre o matrigna il percorso si snoda verso le maschere monocrome, poste su steli metallici, che vanno oltre la scultura per essere solo delle apparenze, delle “fantasmine”. Biondi si caratterizza non solo per il “mestiere arguto” sostiene il curatore della mostra Massimo Guastella, per sottolineare l’unione di mente intelligente e abile manualità dell’artista cegliese, ma innanzitutto per la varietà dei suoi interessi tra cui il teatro. Perciò il progetto La Culla delle Albe nasce, nel 2012, è ispirato dallo scritto drammaturgico di Sarah Kane, “4:48 Psycosis”, ultimo testo teatrale dell’autrice incentrato sul suicidio di genere. Da questo lavoro autobiografico Biondi ha tratto stimoli per dare alle sue creazioni un doppio significato: unire il senso della morte e il senso della vita, quindi della rinascita. La Culla delle Albe è circondata da aloni di forte ironia, le sue maschere si fanno spaventapasseri ninnabili, posti accanto alle teche che raccontano la cultura del passato e la comune mediterraneità.

BIOGRAFIA
Domenico Uccio Biondi (Ceglie Messapica, 1946) inizia l'attività artistica da autodidatta nel 1973, con una pittura di matrice realista sociale. Dal 1977 al 1980, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Lecce. Dagli anni 80 si occupa di ricerca teatrale, con la fondazione del collettivo del Teatro, e realizza incisioni e inchiostri legati alla produzione poetica di Pietro Gatti. Dal 1986, sviluppa un linguaggio visivo aniconico, di carattere autobiografico, influenzato dall'action painting americana e dall'informale europeo. Le Reincartazioni, degli anni '90, si arricchiscono di inserti polimaterici, segnici, grafici, scritturali e figurativi. Apre ai linguaggi della multimedialità, sulla scia di una costante attenzione all'arte del presente e, fra i due secoli, propone lo "zapping pittorico" in cui, accanto a gestualità informali, ricompaiono motivi figurativi. Affascinato dai calchi ingessati di Segal, ammirati nella mostra dell’artista americano (Brindisi, 1999), approda alla scultura creando con bende gessate opere monocrome e fluorescenti, di derivazione neopop e concettuale.
Biondi indaga le potenzialità di tutti i linguaggi comunicativi anche con performance teatrali e videoinstallazioni, creando le Installazioni intermediali, lavori in cui coniuga i video, gli oggetti plastici e le azioni performative. Fra queste, Durch den Kamin, realizzata per la mostra itinerante Il treno della memoria che, fra il 2006 e il 2007, fa tappa nelle stazioni ferroviarie pugliesi: il dramma delle deportazioni nei vagoni merci nel corso dell’ultimo conflitto mondiale è interpretato da Biondi attraverso l’interazione tra un video e tre forme plastiche.
Il dialogo fra cromie e figura femminile compare nella ritrattistica con il ciclo pittorico Monne Terranee (2006).
Le Installazioni sotto forma di scultura assimilano la concezione contemporanea del superamento dei generi artistici tradizionali e si presentano come soluzioni plastico-pittoriche. Il colorismo acceso delle sue icone muliebri irrompe sulla loro staticità sottolineandone, al contempo, l'aspetto di effigi inanimate. In continuità, le Altopitture coniugano abilmente il dato cromatico con la terza dimensione: è il caso di La Rivoluzione sono io.1, altopittura esposta nella sezione leccese del Padiglione Italia della 54° edizione della Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi (2011).
Federica Coi

infomostra
UCCIO BIONDI LA CULLA DELLE ALBE
mise en scène
Palazzina del Belvedere Coll. Archeologica Faldetta
Inaugurazione mercoledì 31 maggio ore 19.00
dal 31 maggio al 30 settembre 2017
a cura di Massimo Guastella
orari apertura:
10,00 – 18,30 (lunedì)
09,00-13,00 /15,30-19,30 (mercoledì – sabato)
10,00 – 13,00 / 17,00 – 20,00 (domenica) - Martedi` chiuso
0831 562800
Ingresso libero

Ideazione e organizzazione:
Associazione culturale arte antica e contemporanea “ Le Colonne”
CRACCsrl Spin Off Università del Salento – MAP (Museo Mediterraneo dell’Arte Presente)
Associazione culturale “Amici dei Musei” della Provincia di Brindisi
Patrocini:
Comune di Brindisi
Università del Salento Dipartimento dei Beni Culturali Università del Salento

Comunicato CRACC

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