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Monumenti - CHIESE DIRUTE

Le chiese brindisine non più esistenti

San Mercurio
La chiesa era ubicata sull’attuale via Congregazione, già strada della Congregazione, la prima via a destra della Rua Maestra che ripercorreva l’attuale via Filomeno Consiglio. La chiesa era la sede della Congregazione dei nobili, associazione religiosa composta da nobili appartenenti al Parlamento della città e da Canonici che si proponevano di venerare il S.S. Sacramento e di accompagnare il viatico agli infermi .
Nel 1591 la chiesa che dava il nome al pitagio [1] ecclesie S.Mercurii, era già stata profanata per poi risultare distrutta nei primi anni del ‘600.

Via Congregazione
Via Congregazione

San Nicola Foggiaro (o delle Foggie) o di San Nicolicchio
Ubicata in via Felice Assennato (già via S.Nicolicchio), la chiesa aveva origini antiche, infatti un documento del 1260 cita S.Nicolai de foncario (e S.Nicolai de foveano). Il toponimo, rimasto attivo anche nel ‘700, deriva probabilmente dalla presenza nelle vicinanze di un deposito di grano (foggiaro). Nei documenti degli archivi della Curia Arcivescovile la chiesa risulta diruta già nel 1606.

Via Felice Assennato
Via Felice Assennato, già via San Nicolicchio

Santo Stefano
Diversi documenti testimoniano l’ubicazione di questa chiesa nelle vicinanze delle Colonne del porto, e secondo quanto riportato negli atti della Santa Visita di Monsignor Bovio avvenuta nel 1565, la chiesa doveva essere quasi adiacente alla casa dove soggiornò e morì il poeta Virgilio.
Sul Codice Diplomatico di Annibale De Leo è citato un documento del 1290 dove viene nominata come Santi Stephani de Columpnis. In età sveva dava il nome all’omonimo pitagio (Pittachio di S.Stefano), quindi la chiesa doveva essere di età normanna.


Via Colonne

Santa Eufemia
La chiesa era indicata anche come Sant'Andrea piccinno ed era ubicata sul sito dell’attuale chiesa di Santa Teresa. Di pertinenza dell'abbazia concistoriale di Sant'Andrea dell'Isola, fu richiesta dai Carmelitani scalzi all'abate commendatario cardinal Alessandro Caprara perché fosse incorporata nella loro clausura, risultando da molti anni abbandonata e indicata nel 1579 come già diruta. La richiesta fu soddisfatta; in cambio i teresiani si obbligarono a dedicare una cappella (la prima a sinistra dopo l'ingresso) nella loro chiesa a sant'Andrea, facendo di questa il nuovo punto di riferimento della confraternita e, per essa, alla confraternita dei marinai e pescatori di Brindisi. Il tutto fu sancito su atti notarili e riportato sulle epigrafi ammurate all’interno della cappella.
Su altri documenti notarili sono riportati diversi riferimenti all’antica chiesa “in vicinio et pitagio ecclesie S. Eufemia alias S. Andree” e “in vicinio S. Eufemia sive ecclesie S. Andree de l’Insula ch’era in franco curie tenimento”, che dava il nome al Pittachio di età sveva.
Della chiesa si parla in diplomi del 1171, 1173 e del 1182.
In un inventario del 1627 si legge: …al presente la Chiesa di S.Andrea dell’Isola è dentro la città di Brindisi et proprio sopra un montetto che si dice il Monte di S. Andrea S. Eufemia sopra il quartiere dell’alloggiamento dei soldati respiciente il mare al porto piccolo che sta congionta con le case palazziate grandi con Torre che foro del quondam Giaymo De Mesea […] tiene detta chiesa tre navi di lunghezza di palmi 120 e larghezza di palmi 70 con tre colonne da una parte e tre dall’altra con loro arcata coverta tutta da tavole con balaustri di pietra attorno a detto altare con sagrestia dietro et copula con camera lamiataet lastricata con 4 sepolture et suo campanie di rotula 60 circa di metallo con la sua porta maggiore che guarda verso ponenteet due porte piccole alli lati che si tengono fabbricate […] vi è la confraternita dei pescatori. Il sito del “Monte S. Andrea” ed ancora “alla strada della Fontana Salsa cominciando dal pontone quando si cala dal pennino del quartiero si rivolta a mano destra verso levante che vanno confinante l’orti de sottocase con il Monte di S. Andrea”.


Chiesa di Santa Teresa. Interno. Cappella di Sant'Andrea

Documento correlato: La chiesa di Santa Teresa

Santa Maria del Soccorso
La mappa spagnola del 1739 la ubica “rimpetto e al di là di Santa Teresa , quasi sul mare”. Probabilmente il culto alla vergine fu trasferito in questo luogo poiché nel ‘500 la stessa chiesa dava il nome al pitagio che dalla Strada della Conserva a est si internava nella contrada degli Ursolilli (abitato sul lato destro dell’attuale Corso Roma). Anticamente la chiesa era affiancata da un ospedale ed era chiamata anche di S.Egidio (o S.Gilli), nota in un documento del 1233 dove è citata vicina ad un’altra chiesa (S.Maria di Columna).

Domenicani della Maddalena
Voluto da Carlo II d’Angiò nel 1304, il monastero e la chiesa erano ubicati sulla Rua Maestra sull’attuale sede del Municipio, su via Filomeno Consiglio. Probabilmente sino agli anni ’50, prima della costruzione dell’attuale edificio, erano ancora visibili alcuni elementi originari della chiesa.


Via Filomeno Consiglio

Da questa chiesa provengono i due altari presenti nella Cattedrale di Brindisi (ai lati dell’ area presbiteriale, che occludono le absidi laterali), dedicati a San Leucio e a San Pelino, contenenti i dipinti del 1771 di Oronzo Tiso rappresentanti “la Predicazione di san Leucio” ed “il Martirio di san Pelino”. Su un altare è anche presente l’insegna araldica dei Marzolla.


Cattedrale, altare dedicato a san Pelino (sx) e altare dedicato a san Leucio (dx)

Nel monastero trovò rifugio l’esattore dei "regii tributi" Ludovico Scolmafora durante i moti rivoluzionari del 1647 capeggiati dai fratelli Marinazzo. Il nobile riuscì a fuggire grazie ad un abile travestimento mentre la casa veniva data alle fiamme (leggi la storia).

Documento correlato: L'INSEDIAMENTO DOMENICANO DELLA MADDALENA IN BRINDISI

San Tommaso
Sono rare le testimonianze documentali riguardanti la chiesa che dava il nome al Pittachio di S.Toma, attestata nei diplomi del 1202, 1243, 1260 e 1313. Possibile la sua ubicazione tra la Mena (l’attuale corso Garibaldi) e la zona della chiesa di Santa Lucia.

San Giuliano
L’antica chiesa, secondo lo storico Pasquale Camassa, sorgeva nei pressi dell’attuale piazza mercato, dove all’epoca dei romani sorgeva il Foro Giuliano o Agorà Maggiore
Alcuni documenti datano la presenza della chiesa nel 1239, 1260 e 1314, ma già distrutta nel XVI secolo.


Piazza Mercato

Santa Maria della Conocchia
L’edificio sacro era situato sull’attuale va Ferrante Fornari. Così scrive Nicola Vacca: “Ignorata dagli storici locali e che nella seconda metà del ‘500 era già diruta. Questa cappella era vicino al trappeto di Francesco Villanova e verso sud aveva la via pubblica fatta a spese di Luzio Fornari e che sboccava nella Oliva Cavata”.


Via Ferrante Fornari

Sant’Ippolito
Sorgeva già nel 1260 la chiesa che ha dato il nome all’attuale strada che congiunge largo Concordia a Largo Angioli. Mons. Falces nella sua visita eccliesastica del 1606 così scrive “fuit reperta indecentissima et immunditilis plena”.


Via Sant'Ippolito

Santa Maria della Concordia
Sorgeva nell’attuale Largo Concordia e, secondo alcuni storici, non doveva avere origini antiche. Nella sua visita Monsignor Falces la trovò indecorosamente ornata. Di proprietà della famiglia Monticelli nel 1883 fu acquistata e demolita dal comune di Brindisi per ampliare l'attuale largo.
Proveniente da questa chiesa il dipinto della Madonna della Concordia (fine del XVI e primi del XVII secolo) oggi conservato nella chiesa di S.Paolo Eremita.
La chiesa è stata rappresentata su disegni e acquerelli ottocenteschi del leccese Salvatore Quarta.


Largo Concordia


Chiesa della Concordia. Acquarello ottocentesco di Salvatore Quarta

SS.Simone e Giuda
Ubicabile nell’attuale via Giudea, potrebbe trattarsi dell’antica sinagoga presente nell’antico quartiere ebraico successivamente consacrata al culto cattolico. Nel 1565 risultava già diroccata.

Via Giudea. Particolare di una antica finestra

Documento correlato: Le colonie ebraiche a Brindisi

San Martino
Era ubicata nei pressi delle chiese di San Benedetto e Sant’Anna, si pensa nei pressi o adiacente all’antico ospedale di San Martino i cui resti sono visibili in Corte Passante. Il complesso, situato fuori le mura, nel 1233 era già attivo; qui per un contagio di peste perirono molti soldati tedeschi sepolti poi nel vicino cimitero. Nel ‘600 risultava già in buona parte in rovina.


Resti dell'ospedale di San Martino

Documento correlato: Il movimento dei crociati a Brindisi

San Antonio Abate
Era situata sull’attuale via S.Antonio Abate angolo vico de Marangio; l’edificio fu acquisito dalla famiglia Catanzaro ed inglobato nel loro Palazzo che si estende su tutto l’isolato (via de Catanzaro, via S.Antonio Abate, vico de Marangio e via Cuggiò).
La chiesa fu luogo di culto dalla colonia greca detta degli armatoloi, circa 300 esuli provenienti (180 nuclei famigliari) da Parga e da Prevesa, stabilita a Brindisi già dal novembre del 1793 al fine di ripopolare la città e coltivare le vaste aree macchiose dell'agro. La colonia fu finanziata da Ferdinando IV, ma l'esperimento di colonizzazione risultò un fallimento e dopo pochi anni molti greci ferero ritorno nella propria nazione d'origine.
Inizialmente alla colonia fu concessa la chiesa di san Leonardo, già Santa Maria Mater Domini (vedi di seguito), ma essendo fuori città era disagevole da raggiungere. La comunità greca più volte richiese di ottenere San Giovanni dei Greci (vedi di seguito), ma senza buon esito.


Via S.Antonio Abate angolo vico de Marangio

Chiesa di San Matteo
La chiesa era situata nei pressi di Porta Lecce (in vicinio Porte Litii), ovvero sulla scalinata che si trova alla fine di via S.Antonio Abate che porta su via Porta Lecce.
Dipendeva dall’abbazia di santa Maria de Ferorellis, oggi Masseria Villanova nel Parco di Punta della Contessa dove vi erano le Saline.
L’edificio era in buona parte diroccato tra la fine del ‘600 e risultava “profanato” nel 1722.


Scalinata di via S.Antonio Abate vista da via Porta Lecce

San Luca
Era una chiesa di antiche origini, se ne ritrovano tracce in un documento del 1259. Situata nei pressi della “Mena” (oggi corso Garibaldi) risultava già profanata nel 1592.

San Nicola Pellegrino
Situata nei pressi della Mena, verso Pozzo Traiano e vicino la Piazza Inferiore, la chiesa era dedicata al santo nato nel 1075 e morto a Trani a soli 19 anni.

Gesuiti
La chiesa e il convento dei Gesuiti erano situata sulla salita di via San Dionisio. Qui alloggiarono i circa duecento forzati fatti venire appositamente da Napoli ed impiegati nel lavori di scavo del porto nel 1776, opere dirette da Andrea Pigonati (leggi la storia).


Il convento dei Gesuiti che era in piazza Marcantonio Cavalerio

Documento correlato: Il convento rifugio sicuro da sfruttare

Ognissanti (poi di San Sebastiano)
Già esistente nel 1292 con un ospedale dipendente da Sant’Andrea in insula, era circondata da un cimitero.
Sulle fondamenta della chiesa sorse la cappella dedicata a San Sebastiano, completata nel 1670 ed officiata dall’arciconfraternita della Anime del Purgatorio da cui assunse il nome con cui viene comunemente indicata ancor’oggi.
La statua in pietra di San Sebastiano, originariamente qui collocata e realizzata da maestranze leccesi attive in Brindisi verso la fine del XVII secolo e primi del XVIII, oggi è conservata nel museo diocesano "Giovanni Tarantini" (cortile del Palazzo del Seminario).


Museo Diocesano nel Cortile del Palazzo del Seminario. Statue di san Rocco (sx) e di san Sebastiano (dx)

Documento correlato: La chiesa delle Anime

San Rocco
Fu eretta nel 1526 nei pressi di porta Mesagne la chiesa in onore a san Rocco come ringraziamento per la scampata pestilenza; il culto verso il santo proseguì nel tempo, infatti fu invocato ancora durante la peste del 1656. La chiesa nel 1529 venne concessa in uso ai carmelitani. Di essa rimane la statua in pietra del santo che, dopo la generale soppressione degli ordini religiosi operata nel Regno di Napoli durante il decennio francese (1806 – 1815), con conseguente destinazione di convento e chiesa a usi impropri, fu traslata in cattedrale e collocata in fondo alla basilica, poggiata su una vera di pozzo altomedievale ora conservata nel museo provinciale di Brindisi. Dopo una successiva collocazione nell'oratorio di San Michele, nel corso dei restauri del 1957 la statua fu spostata nella chiesa di San Sebastiano o delle Anime; oggi è conservata nel museo diocesano "Giovanni Tarantini" (cortile del Palazzo del Seminario - foto sopra).

Santa Maria delle Grazie
Il complesso monastico noto anche come di Sant’Agostino, era ubicato in via Santa Margherita, nei pressi di Porta Mesagne, ed era confinante con il Calvario. Solo a partire dal 1330 si hanno notizie certe sul monastero agostiniano fondato probabilmente già nel XIII secolo.
In questa chiesa si svolgevano le solenni cerimonie del primo ingresso in città dei vescovi di Brindisi. Con la soppressione degli ordini religiosi dopo il 1809 inizia il periodo di degrado della struttura sino alla completa demolizione della chiesa.
I resti delle arcate del chiostro sono visibili in un cortile di un complesso abitativo adiacente il Calvario.


Chiostro dell'ex convento di Santa Maria delle Grazie

S.Eligio
Non lontana dal castello svevo la chiesa di S.Eligio che nel ‘500 dava il nome al pitagio e nel ‘700 ad un pendino. Il luogo oggi prende il nome di Sant’Aloy, denominazione in volgo di S.Eligio.


Via Sant'Aloy

Santa Maria del Ponte
Il grande complesso del monastero e della chiesa di Santa Maria de parvo ponte era ubicato appena fuori porta Lecce e prima di Ponte piccolo, luogo collocabile probabilmente sul lato a sinistra di via Prov.le per Lecce, appena oltre la linea ferroviaria ormai in disuso (foto sotto). Il complesso fu per la gran parte demolito circa il 1777 durante i lavori per il colmamento delle paludi che insistevano su quell’area. Rimase solo la piccola cappella del Dolce Canto nella chiesa di Santa Maria del Ponte “fuora le mura di questa città”, presenza attestata ancora nel 1752 e 1762, demolita verso la fine del XIX secolo.


Via Provinciale per Lecce (zona ex passaggio a livello di via Porta Lecce)

Fondata dall’ammiraglio normanno e arcipirata Margarito da Brindisi, come rilevato da una lettera a firma del pontefice Celestino III del 4 febbraio 1195, della chiesa si parla anche in un documento del 1224. Il monastero fu dei padri Premonstratensi, ai quali era affidata l’educazione dei bambini poveri della città, un raro esempio in quei tempi. La chiesa, secondo alcuni storici, doveva essere in stile romanico.
Dopo la demolizione della chiesa sono stati trasferiti nella chiesa di Santa Lucia il polittico della Madonna del Dolce Canto, restaurato nel 2009, e il Crocifisso ligneo.
Proviene da questa chiesa anche la pisside in argento dorato, databile al sec. XV, oggi conservata nella chiesa della Santissima Annunziata in Mesagne. Alla sua base del vaso sacro, utilizzato per conservare le ostie consacrate e distribuirle ai fedeli, sono attaccati due scudi con incisione: sul primo è l'immagine della Madonna a mezzo busto e il ponte, sull'altro l'arma della città costituita dalle due colonne. Pare possibile che quest'arredo liturgico sia stato donato alla chiesa brindisina dai sovrani aragonesi.
Potrebbe provenire da questa chiesa anche la colonna in granito di età romana (lunga m. 2.75 del diametro di circa 60 cm), ritrovata durante i lavori di sistemazione del Lungomare Regina Margherita nel 2012. Faceva parte del materiale di riempimento e livellamento della banchina durante i lavori eseguiti nei primi decenni del secolo scorso. Il contesto di rinvenimento sembrerebbe confermare quanto documentato nel 1886 da Ferrando Ascoli ne La storia di Brindisi scritta da un marinaio, dove riferisce che “Sulla strada della marina e di fronte al palazzo di Spiridione Cocotò giace negletta e abbandonata una colonna, la quale vuolsi appartenesse alla chiesa della Madonna del Ponte”. Attualmente la colonna si trova all'interno della Casa del Turista.

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1. Chiesa di Sanat Lucia. Polittico della Madonna del Dolce Canto
2. Chiesa di Santa Lucia. Crocifisso
3. Chiesa SS Annunziata in Mesagne. Pisside
4. Casa del Turista. Colonna in granito

Documenti correlati:
- L'arcipirata Margherito da Brindisi (biografia)
- Il restauro del polittico della Madonna del Dolce Canto conservato nella chiesa di Santa Lucia

Sant’Agata
Era sul sito dell’attuale chiesa dell’Annunziata, nel rione della Giudea.

San Leucio
La grande basilica di San Laucio fu eretta dall’arcivescovo Teodosio nel IX secolo allorché recuperò dalla chiesa di Benevento la reliquia del braccio del santo, primo vescovo della città, che fu riposta nel sepolcro (martyrium, a tricora col sarcofago nella conca frontale) presente all’interno della chiesa.
L’edificio era in contrada Cappuccini, nei pressi dell’ex ospedale “Di Summa”. Secondo Giovanni Moricino fu la prima chiesa cristiana dove il confessore e poi martire Leucio avrebbe avrebbe battezzato in una volta sola 27.000 brindisini idolatri. Ebbe funzione di cattedrale, come testimoniato da alcuni documenti di età normanna in cui è riportato il termine di passaggio della cattedra da questa all'altra chiesa costruita più vicina al porto, tra il 1089 ed il 1143. Qui gli arcivescovi eletti prendevano possesso dell’arcidiocesi di Brindisi, inoltre ogni anno, il primo giorno di maggio, qui convenivano gli arcipreti e abati della diocesi per prestare la dovuta obbedienza all’ordinario. Fu convertita nell’XI secolo in titolo abbaziale dall’arcivescovo Leonardo, prima di essere distrutta nel 1720 per utilizzare il materiale nella costruzione del palazzo del Seminario.
A pianta rettangolare, la chiesa era divisa in tre navate separate tra loro da una doppia serie di cinque pilastri, sui quali poggiavano sei archi a tutto sesto che reggevano le altrettanti volte a botte di copertura della navata centrale e le navate laterali.


Basilica di San Leucio. Rilievo

San Marco
Era situata nei pressi di Ponte grande, quindi non lontana dalla Fontana Tancredi. Si hanno notizie di questa chiesa già nel 1233 ed anche nel 1362, ma risulta già distrutta nel XVII secolo.

San Giorgio del Tempio
La chiesa di S.Giorgio de Templo, documentata in un elenco di rendite della cattedrale brindisina del 1260, doveva essere ubicata nei pressi del Bastione San Giorgio, quest’ultimo demolito nel 1863-64 durante i lavori di costruzione della stazione ferroviaria e della piazza prospiciente.

San Giovanni dei Greci
L’edificio di culto si sviluppava tra l’attuale Viale Regina Margherita e via Santa Chiara, da dove si accedeva. La chiesa faceva parte del complesso alberghiero appartenuto all’ordine monastico cavalleresco di San Giovanni Gerosolimitano, costruito prima del 1320.
Secondo Nicola Vacca la chiesa già semiabbandonata nel 1600, fu molto danneggiata dal terremoto del 1743 e fu restaurata nel 1752 dal Commendatario Costantino Ghigi come si legge tuttavia nell’epigrafe murata a destra di chi entra appena sorpassato il portone di Palazzo Bono. […] Successivamente la chiesa fu completamente abbandonata e cominciò a deperire e a crollare. Nel 1886 si vedeva ancora i ruderi dei muri perimetrali e l’altare maggiore e si notava ancora l’ingresso che era nella strada di Santa Chiara. Il Cocotò nell’edificare il palazzo si avvalse dei ruderi meglio conservati e ne ornò il cortile dove si osservano parecchie colonne di architettura medievale e gli stipiti e gli architravi di una porta ed il rosone rabescato che era la finestra della chiesa ed oggi ha acquistato la forma di un gran vaso, da cui vien fuori un albero ornamentale.
L’epigrafe citata, datata 1752, fu traslata e murata nel Portico De Cateniano in piazza Duomo, dove ancor’oggi è visibile.



Epigrafe del 1752 oggi murata nel portico dei De Cateniano (Piazza Duomo)

Nel cortile del palazzo Ina (già palazzo Bono, già Cocotò) sono ancora visibili i capitelli delle colonne a motivo foliaceo in vario stile, inoltre nei rinvenimenti presenti nel cortile della Casa del Turista vi sono i resti della parte absidale della chiesa.

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  1. Casa del Turista. Cortile. Resti dell'abside di S.Giovanni dei Greci
  2. Casa del Turista. Interno. Colonna
  3. Casa del Turista. Interno. Capitello
  4. Casa del Turista. Interno. Colonna
  5. Palazzo Bono. Cortile. Colonna
  6. Palazzo Bono. Cortile
  7. Palazzo Bono. Cortile. Cappella
  8. Ricorstruzione grafica della chiesa di San Giovanni dei Greci

-> Documento correlato: L'area archeologica della "Casa del Turista"
-> Documento correlato: Le origini della Casa del Turista

Santa Barbara
Era nei pressi dell’attuale piazzetta della zecca, tra via Tarantini e i vicoli Moricino e De Dominicis (che conducono a piazza S.Teresa), luogo conosciuto sino all’800 come del Celso Rosso. La chiesetta già nel ‘500 risulta già profanata e nel secolo successivo diroccata.

Santa Caterina
L’antica chiesa già esistente nel 1255 era sull’attuale vico Santa Caterina (traversa di via Tarantini, proprio di fronte al negozio della Valigia delle Indie). Il Vacca scrive “L’isolato rimpetto al sito dove sorgeva la chiesa di Santa Caterina aveva la caratteristica di essere tutto porticato”.
Nelle immediate vicinanze anche un’altra antica chiesa, dedicata a S.Biagio, risalente ai primi anni del XIII secolo, che però risultava già profanata prima del ‘600.


Vico Santa Caterina angolo via Tarantini

San Pietro degli Schiavoni
Era ubicata nell’omonimo quartiere del centro cittadino, un resto è identificabile nell’arco superstite visibile nella piazzetta tra il Teatro Verdi e Palazzo Granafei-Nervegna.
Qui si officiava il culto rito greco, come avveniva in altre chiese brindisine, come San Basilio, nei pressi delle colonne, S.Giovanni dei Greci e S.Maria greca di cui non si conosce l’ubicazione.


Arco della chiesa di San Pietro degli Schiavoni

Santa Chiara
Fu edificata per volere dell’arcivescovo Bernardino de Figueroa nella seconda metà del ‘500, con annesso monastero di clausura della vergini cappuccine. Dopo il trasferimento delle religiose a Santa Maria degli Angeli, dal 1622 il complesso svolse funzioni di orfanatrofio femminile. Durante il secondo conflitto mondiale fu utilizzato dalle truppe tedesche.


Monastero della chiesa di Santa Chiara

Santa Croce
Era ubicata sull’attuale Corte Leanza (prima traversa di via Marco Pacuvio), non lontano dal Tempio di San Giovanni al Sepolcro, ed è documentata sin dal 1205.


Corte Leanza

San Pelino
Eretta verso la fine del VII secolo da Ciprio, eletto vescovo dal clero e dal popolo di Brindisi come successore di Pelino. In essa furono collocate le reliquie di san Sebastio e Gorgonio, archivisti della sede episcopale di Brindisi, condannati a morte ed uccisi insieme a san Pelino, probabilmente nel 662 a Corfinio (scheda completa).
Della chiesa si hanno notizie documentarie solo nel 1233, il complesso era ubicato nell’attuale cortile di Palazzo Granafei Nervegna e risultava profanato alla fine del ‘500 e agli inizi del secolo successivo diruta. Un monastero da dedicare al santo fu voluto da monsignor Giovanni de Pedrosa e costruito tra la fine del ‘500 e i primi anni del ‘600, probabilmente accanto alla chiesa già in rovina, ma secondo Vito Guerrieri non fu mai completato.


Cortile di Palazzo Nervegna

Il sarcofago vetero-cristiano, in pietra locale, con croci in rilievo a braccia uguali e il lastrone di copertura spezzato, esposto nel cortile (atrio) del Museo Provinciale, e la lastra votiva con rappresentazione del volatile che becca il ramo di un vegetale, riferibili al tardo VII secolo e venuti alla luce nella vicina area archeologica di via Casimiro, sarebbero pertinenti a questa chiesa.



Brindisi. Museo Provinciale. Sarcofago vetero-cristiano e particolare della croce in rilievo sul lastrone
(ph. Alessia Broccio per Ufficio Beni Culturali Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni)

San Demetrio
Edificio sacro che si trova nominato in un documento pontificio del 1218 ubicato su vico Seminario, proprio alle spalle del Palazzo del Seminario, nei pressi di Palazzo Mezzacapo.
Nel ‘500 la chiesa risultava già fatiscente.


Vico Seminario e Palazzo Mezzacapo

San Giacomo Maggiore (poi di San Francesco di Paola)
Era ubicata alle spalle dell’attuale Capitaneria di Porto, nel cortile dell’ufficio postale di via San Francesco.
Qui sino al 1173 si officiava il rito greco, che per volere del vescovo Lupo si sostituì con il culto latino. Almeno dal 1250 nella cappella regia della chiesa giuravano di ben governare la città i nuovi amministratori prima del loro insediamento.
Nel 1606 cominciano a manifestarsi i primi segni di degrado. Nel 1669 e nel 1712 vi si trasferirono i frati Minimi di San Francesco che ingrandirono il convento e nel 1748-49 venne demolita e ricostruita interamente la chiesa, dedicata a San Francesco di Paola, molto più ampia e comoda rispetto alla precedente, angusta e sotterranea per cui “si calava da quattro a cinque gradini”.
Con la soppressione dei frati Minimi il complesso fu utilizzato a varie destinazioni, oggi nei locali dell’ex convento e della chiesa vi sono gli uffici della Guardia di Finanza e dell’ufficio postale. Tracce supersiti della facciata sono visibili sul terrazzo dell’edificio, mentre del cortile (ingresso Polizia postale) si può notare la forma dell’antico abside.


Chiesa di San Francesco. Acquarello del 1890 di Salvatore Quarta


Abside della Chiesa di San Francesco di Paola (già di san Giacomo)


Resti della facciata della Chiesa di San Francesco di Paola (già di san Giacomo)

Santa Maria di Altomare o della Neve
Era ubica sull'attuale via San Francesco, sul lato a sinistra, proprio di fronte all'odierno ingresso dell'ufficio postale.


Via San Francesco

Chiesa del Salvatore (poi della Pietà)
Nel 1260 sul luogo dell’attuale chiesa della Pietà vi era la chiesa dedicata al Salvatore. La denominazione attuale comincia ad essere documentata solo nel ‘700, mentre la località era conosciuta come puzzo novo sin dal ‘500.

San Leonardo (o di Mater Domini)
Era ubicata quasi sul mare, nel porto medio della città, ad est di santa Maria del Casale e di fronte all’isola di Sant’Andrea. Era conosciuta anche come Mater Domini, da cui il nome a tutta la zona.
Nel 1742 nel giardino della chiesa fu fatto sostare un elefante acquistato in Persia, giunto su una tartana da Durazzo.
Fu luogo di culto dalla colonia greca detta degli armatoloi, 180 nuclei famigliari provenienti da Parga e da Preveza, giunti a Brindisi dal novembre del 1793 al fine di ripopolare la città e coltivare le vaste aree macchiose dell'agro. La colonia fu finanziata da Ferdinando IV, ma l'esperimento di colonizzazione risultò un fallimento e dopo pochi anni molti greci ferero ritorno nella propria nazione d'origine.
In questa zona una parte dei coloni prese abitazione, "accomodarono a loro modo la chiesa, occuparono l'adiacente abitazione, e si costruirono molte casucce di tavola" (Annibale De Leo, arcivescovo di Brindisi, 1804).
Essendo la chiesa fuori città, quindi disagevole da raggiungere, alla comunità venne concesso l'uso della chiesa di san Antonio Abate (vedi sopra), nonostante avessere più volte richiesto, senza buon esito, San Giovanni dei Greci (vedi di seguito).

Sant’Andrea dell’isola
Il complesso abbaziale era sull’isola di sant’Andrea o Bara. Voluta dai Benedettini nel periodo Normanno, fu realizzata in stile romanico; qui risedettero sino al 1348 monaci benedettini. Dopo anni di abbandono venne distrutto nel 1480 per far posto alla rocca e quindi al Castello Alfonsino.


Complesso abbaziale di Sant'Andrea. Ricostruzione grafica di Antonio Mingolla

Dell'antico edificio rimangono gli imponenti capitelli esposti nel Museo Provinciale. Una parte dei resti del monastero fu riutilizzata nel XVI secolo per la costruzione della porta maggiore della Chiesa del Carmine, situata nei pressi di Porta Mesagne, quasi certamente proprio di fronte all'attuale Calvario con annesso convento. Probabilmente quel frammento di architrave in marmo decorato con foglie d’acanto spinoso che si trova all'interno del Calvario, ornava la porta di questa chiesa.
Anche il grande blocco di marmo che giace al margine di Porta Mesagne, un tempo con funzione di paracarro dell’arco stesso, probabilmente era la base per un leone stiloforo messo a guardia del portone di ingresso della chiesa di San’Andrea.

Fotogallery (ph. Gianluca Saponaro) - clicca per ingrandire
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1 - Semicapitello corinzio in marmo ottenuto con il riutilizzo di un epigrafe latina del periodo imperiale, provieniente dal monastero di S. Andrea all'isola
2 - Semicapitello corinzio in marmo ottenuto con il riutilizzo di un epigrafe latina del periodo imperiale, provieniente dal monastero di S. Andrea all'isola
3 - Semicapitello in marmo con arieti, probabilmente provieniente dal monastero di S. Andrea all'isola (XI-XII secolo)
4 - Semicapitello in marmo con volatili affrontati al ramo di palma, probabilmente provieniente dal monastero di S. Andrea all'isola (XI-XII secolo)
5 - Frammento di architrave in marmo a motivi vegetali, probabilmente provieniente dalla Chiesa del Carmine (oggi visibile presso il Calvario).
6 - Blocco in marmo nei pressi di Porta Mesagne, probabilmente la base di un leone stiloforo una volta all'ingresso della chiesa di Sant'Andrea all'isola.

Lavoro di ricerca ideato ed avviato da Mario Carlucci
Elaborazione ed integrazione testi a cura di Giovanni Membola
Coordinamento e consulenza storica del prof. Giacomo Carito
Foto di Mario Carlucci e Giovanni Membola

Bibliografia

  • Nicola Vacca. Brindisi ignorata. 1954
  • Pasquale Camassa. Guida di Brindisi. 1897
  • Ferrando Ascoli. La Storia di Brindisi. (Ristampa anastatica 1886)
  • P. Cagnes - N. Scalese. Cronaca dei Sindaci di Brindisi - 1529, 1787. (Ristampa 1978)
  • Giacomo Carito. Brindisi Nuova Guida. 1993
  • Antonio Mingolla. Anonimi e desueti paracarri nel centro storico di Brindisi. 2010 (link)
  • Giacomo Carito. Ottone di Grecia, Brindisi e il risorgimento ellenico in Rassegna Storica del Mezzogiorno n. 1. 2016

Note

  1. Il pitagio nel XVI secolo era un piccolo agglomerato di fabbricati nelle vicinanze di un edificio religioso, pubblico o privato, l’insieme di questi abitati costituiva il rione. Già dal secolo successivo la definizione pitagio (pictachio) è stata sempre meno utilizzata sino a scomparire del tutto.

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